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Dal trailer al film / Cara, vecchia New York

È uscito l'ultimo film di Woody Allen. Leggenda vuole che ormai il nostro ne sforni uno bello e uno no. Va da sé che sia importante mantenere attentamente il conto di quale sia l'ultimo e di quale sia stato il precedente. Ma la prolificità è elevata, e il compito è arduo. Basta distrarsi un attimo e l'alternanza non torna più: il precedente La ruota delle meraviglie è stato un buon film, più drammatico che divertente, che ha alimentato la nostalgia del Woody Allen âge d'or.    Timothée Chalamet, Elle Fanning e Woody Allen sul set del film. Ebbene, Un giorno di pioggia a New York. Film bloccato all'uscita per un po' a causa di polemiche collegate al #metoo. Qualcuno ne approfitta per rifare i calcoli, e per capire se il ritardo involontario, rallentando il ritmo, possa aver influito in un modo o nell'altro positivamente sulla qualità. Ciò nonostante, se il principio dell'intermittenza vale, a occhio questo dovrebbe essere il turno del meno riuscito. E il trailer sembra darne triste conferma, troppo lungo, e troppo chiaro: non preannuncia niente di buono. L'unica nota positiva, colta per lo più dagli appassionati di dettagli biografici, è – se escludiamo Basta che...

Le streghe di Guadagnino / “Suspiria”: un film parallelo

In una delle pagine iniziali del suo illuminante testo su Pinocchio, Giorgio Manganelli descrive il libro come una sorta di mappa, un territorio infinito ed infinitamente estendibile. In accordo al suo progetto di lavorare sugli indizi del testo, dice poi: “ogni parola è stata scritta in un certo punto per nascondere altre, innumerevoli parole”. Poco più avanti, se possibile, è ancora più esplicito: “Non possiamo supporre che un testo sia un tuorlo che può produrre innumerevoli autori, e che anzi io stesso sia uno degli innumerevoli autori del testo?”.  Questa lieve deviazione in uno spazio extra-cinematografico può forse essere impiegata produttivamente per cercare di venire a capo del groviglio di sollecitazioni a cui la visione del Suspiria di Luca Guadagnino sottopone lo spettatore. Vedere questo film come un remake dell’originale di Argento sembra essere infatti non solo sbagliato ma, soprattutto, poco utile. Conviene forse cercare di capire secondo quali traiettorie e operando quali spostamenti Guadagnino abbia operato all’interno dell’immaginario argentiano.   L’accademia di danza del film (ph. Mikael Olsson/Amazon Studios). Il primo, più esplicito perché...

Una recensione dialettica / A proposito de “La forma dell'acqua”

Premessa sulle lacrime   La critica cinematografica (Carocci, 2007) è un agile volumetto nel quale il bravo Alberto Pezzotta traccia, senz'ombra alcuna di pedanteria o presunzione, alcune regole di fondo per chi voglia intraprendere una professione che già François Truffaut definiva «ingrata e poco nota». Verso la fine del libro, affrontando la questione dell'argomentazione, della sua coerenza e verificabilità, Pezzotta scrive che «argomentazioni non sufficientemente provate sono quelle di chi fonda il giudizio su fattori extracinematografici […] Molti ricordano il resoconto di Irene Bignardi che, incinta, esce turbata dalla sala dove proiettano Brood, la covata malefica di Cronenberg»: il tutto, conclude Pezzotta, per giustificare il proprio giudizio negativo sul film.   Chiedo scusa per questo sproloquio/digressione sul metodo. È solo che, per la prima volta dopo molti anni, mi sono ritrovato a commuovermi davanti a un film. Non parlo dell'emozione fortissima che provo ogni volta che rivedo un film che amo, né di quel senso di viscerale, spontanea esaltazione che mi prende, talvolta, davanti a un film appena uscito (sempre più raramente, oltretutto: l'ultima volta è...