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China Miéville

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Un weird ante litteram / Arthur Machen, Il grande dio Pan

Ultimamente si è usata molto, e spesso a sproposito, la parola weird. Lo si è fatto perché in Italia è stata ritirata fuori di recente per descrivere mode letterarie che viste da vicino somigliano, in realtà, all’annoso dibattito sul fantastico degli anni Ottanta; ma un’influenza non indifferente nel ritorno in auge del termine l’ha giocata anche il New Weird di autori come China Miéville e Jeff VanderMeer, col loro mix di horror, fantasy e fantascienza. È esistito però un weird prima di queste voghe – una categoria letteraria e storica più o meno precisamente definita, che copre gli ultimi decenni dell’Ottocento (specialmente nell’Inghilterra vittoriana) e i primi del Novecento, e culmina col lavoro di Howard Phillips Lovecraft. Proprio Lovecraft ne ha dato una definizione estrosa ma, a ben guardare, sorprendentemente precisa:    Il vero racconto weird ha qualcosa di più dell’omicidio segreto, delle ossa insanguinate, o di una figura in un lenzuolo che, conformemente alle regole, agita delle catene. Deve esserci una certa atmosfera di terrore ansiogeno e inspiegabile verso forze estranee e sconosciute; e deve esserci un riferimento, espresso con una serietà e un senso...

China MiévilleI, La fine di tutte le cose / Visioni

Che i generi appartenenti al campo del “non realistico” – fantascienza, horror, fantasy, e così via – stiano godendo di una generale riabilitazione è cosa nota. Così com’è altrettanto risaputo che quegli stessi generi godono oggi di straordinaria salute: sotto la generica etichetta del weird prolifera un’incredibile vitalità che a poco a poco finalmente emerge alla luce. Quello che, almeno in Italia, non è invece ancora abbastanza noto, è che questo terreno così fertile ha generato da una decina d’anni uno scrittore poderoso e importante: China Miéville, inglese, nato nel 1972. In Italia lo pubblica Fanucci, e ha già all’attivo nove romanzi su cui è molto difficile imporre una catalogazione di genere: alfiere dell’urban fantasy, sì, ma di quel new fantasy contemporaneo che da anni si propone (con successo) di riformulare radicalmente i canoni del genere irrigiditi sul modello tolkieniano; autore fantascientifico, ma dotato di una superba capacità stilistica; inventivo e visionario, eppure rigoroso militante politico trotskista e no-global; giallista e horror alla bisogna, ma dotato di vastissima strumentazione culturale e teorica; scrittore capace di scrupoloso realismo e allo...