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Claude Debussy

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La corrispondenza di una vita / Camille Claudel e Auguste Rodin: parole come pietre

“Monsieur Rodin, ho appena iniziato un appunto per M. Gauchez, impantanandomi totalmente, come può vedere, e mi pare senza alcun dubbio il più stupido del mondo. Voglia usarmi la cortesia di correggerlo e di aggiungervi una bella tiritera sul movimento e sulla ricerca della natura, ecc. mi è stato impossibile trarmi d’impaccio. Mi rimandi l’appunto corretto al più presto, altrimenti M. Gauchez mi sgriderà di nuovo, lei lo sa.”   Questa sembrerebbe la prima lettera inviata da Camille Claudel ad Auguste Rodin, o almeno la prima a noi pervenuta, risale al maggio o giugno del 1886. Claudel e Rodin si sono incontrati cinque anni prima quando lei aveva 17 anni e lui 45: lei piena di passione per la scultura da poco trasferita a Parigi con la famiglia, lui ormai riconosciuto come scultore ma ancora a un passo dalla grande notorietà. Camille a 11 anni già mette le sue sculture di terracotta nel forno di casa, manifesta un temperamento entusiasta verso la natura e lo studio, così tanto che di fronte a una madre piuttosto severa riesce a farsi sostenere dal padre nel suo desiderio e impegno verso l’arte, con l’aiuto del fratello, Paul Claudel, anch’esso desideroso di lasciare la casa...

Tra migrazioni e origini / Munari a Prenzlauer Berg

Pare che Claude Debussy, al suo maestro di composizione «che inorridiva ascoltandolo al piano nella ricerca di nuove armonie irrisolte» e gli chiedeva perciò cosa andasse cercando e secondo quali regole, rispondesse semplicemente: «Mon plaisir». L’aneddoto è riportato in un libriccino dai toni divulgativi dedicato non al più rigoroso e risoluto fra gli esponenti dell’impressionismo musicale, ma al suo più tormentato amico normanno, Eric Satie, che lo incontrò intorno al 1890 in un cabaret minore di Montmartre, subito prima che entrambi si dessero alla frequentazione più o meno assidua del Le Chat noir con i maggiori esponenti della bohème di fine secolo.    Satie: appunti e nostalgie, con testi di Gian Nicola Vessia e illustrazioni di Federico Maggioni, è uno dei quattro volumi apparsi finora in una collana senza nome, riconoscibile soltanto dalla veste grafica – piccolo formato, bianco e nero, copertina in cartoncino opaco –, edita da RAUM Italic, un marchio italo-berlinese con sede nel quartiere nord-orientale di Prenzlauer Berg. La sede coincide con un bookshop votato alla grafica e al design, come s’intuisce fin dall’insegna appesa al civico 29 della Schliemannstraße...

Fichés

Ha fatto in tempo Ando Gilardi a visitare Fichés. Photographie et identification du Second Empire aux années soixante, la mostra agli Archives Nationales di Parigi chiusa a fine gennaio di quest’anno? E in caso positivo, cosa ne ha pensato, lui che in Wanted! (Bruno Mondadori 2003) ha ripercorso la storia della fotografia segnaletica, mostrando come questa corra parallela alla storia della fotografia tout court e giunga ininterrotta fino ai giorni nostri? La visita di Fichés mi ha lasciato con tante domande aperte, di più, mi ha scosso e persino emozionato. Quel giorno di gennaio mi è mancato un compagno di visita come Gilardi, un privilegio che avrebbe dato un’altra coloritura alle impressioni che seguono.   Entro agli Archives Nationales con le idee molto chiare su cosa aspettarmi dall’esposizione Fichés: come recita il sottotitolo, tratta di Photographie et identification du Second Empire aux années soixante. Fichés, ovvero schedati, ripercorre la creazione, la diffusione e la definitiva affermazione della fotografia segnaletica, giudiziaria e criminale. In questo modo mostra la saldatura...