Il tuo due per mille a doppiozero

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Claudio Piersanti

(8 risultati)

Ricordo di un poeta / Scarabicchi, la miniera della interiorità

È difficile scrivere di un amico fraterno che scompare; e per questo è per me difficile parlare ora di Francesco Scarabicchi, che si è spento pochi giorni fa, dopo aver affrontato con straordinario coraggio una lunga e atroce malattia, durata anni. Forse sarebbe meglio tacere, affidandosi soltanto a due versi del suo amatissimo Antonio Machado, in una delle Galeries che Francesco aveva tradotto splendidamente: «Oggi soltanto lacrime / per piangere. Non c’è che piangere, silenzio!» (le traduzioni da Machado erano apparse dapprima, con il titolo Il seminatore di stelle, per le edizioni Sestante, di Ripatransone; poi, insieme a quelle da Garcia Lorca, nel volume Non domandarmi nulla, edito da Marcos y Marcos nel 2015).      Ma Francesco aveva una concezione sacra, quasi omerica dell’amicizia, che occupava i vertici del suo mondo; e per tentare di rimanere fedele a quell’amicizia, dirò che la prima parola che mi viene in mente, pensando a lui, è: intensità. L’intensità, tanto dei rapporti umani quanto della ricerca espressiva, era la caratteristica immediatamente ravvisabile in Francesco, nello sguardo, nella parola, nei modi, e naturalmente nella scrittura. Non c’era...

Un matrimonio felice / Claudio Piersanti, Quel maledetto Vronskij

Giovanni è un tipografo di mezza età che dopo il licenziamento dalla grande azienda in cui lavorava, ha aperto una piccola attività in proprio per poter continuare il lavoro che costituisce la passione della sua vita. È un uomo mansueto, tanto gentile da avvertirlo come una debolezza, sposato con Giulia, una donna intelligente e ancora molto bella, che non ha mai capito come avesse potuto scegliere e amare intensamente proprio lui. La coppia vive in grande armonia e tranquillità in una villetta suburbana, con un piccolo giardino che lei cura amorevolmente, finché un giorno “il male [entra] nella loro casa”. Giulia si ammala gravemente e la malattia, anche se viene apparentemente superata, lascia dei segni nel loro rapporto che però entrambi, delicatamente, cercano di nascondere all’altro. Fino a che un giorno Giulia sparisce senza motivo né spiegazioni, dopo che la notte prima avevano fatto l’amore con grande tenerezza. Allora per quell’uomo in fondo semplice che è Giovanni (ammesso che un essere umano possa essere semplice), comincia un periodo di disorientamento totale, che lui cerca di controllare perseverando nella sua routine. Un giorno, per occupare il tempo e tener vivo il...

Cinquant’anni di Piazza Fontana / L’oblio e la falsificazione della storia

In un suo recente libro Enrico Deaglio, di cui si è occupato su queste pagine Claudio Piersanti, racconta la storia della bomba di Piazza Fontana (sul medesimo argomento si veda la ristampa dell'importante libro di Giorgio Boatti). Lo si può definire un nuovo suo promemoria, un capitolo della cronaca italiana che ci riporta al suo Patria (il Saggiatore) E ancora una volta riesce a trasmettere i sentimenti della meraviglia e dell’indignazione; sa tenere in bilico i lettori sulla soglia fra la cronaca e la storia intrecciandone i tempi. Quella che si incontra qui è la patria matrigna che uccide i suoi cittadini, li diffama dopo morti, premia le canaglie naziste con l’impunità cancellando non solo le tracce dei delitti ma perfino la memoria. Da testimone e da ricercatore, Deaglio racconta i fatti, segue i fili di trame segrete, scopre cose nuove e ci manda un vigoroso contributo inteso a riprendere possesso della memoria del nostro passato, a colmare le lacune della conoscenza dei fatti, a chiederci perché. Quello che lo pervade è però un sentimento come di uno spaesamento doloroso, di una perplessa e adirata incomprensione. Quello a cui si rivolge è un paese che sembra vivere in una...

Claudio Piersanti, “La forza di gravità” / La ghigliottina e l’arte della fuga

Claudio Piersanti si autodefinisce «un vecchio orso solitario», ma a conoscerlo e parlarci insieme non si può evitare di esserne affascinati. È un narratore di razza, sia che racconti dei gruppi anarchici che frequentava in gioventù, sia che riveli le misteriose alchimie che legano ricercatori e topi di laboratorio. Sornione, con una parola in più o in meno può farti ridere a crepapelle, oppure lasciarti sconcertato e inorridito: il più delle volte, tutt’e tre le cose insieme. Sembra che possieda un repertorio inesauribile di storie, aneddoti, personaggi. Tantissimi, per un orso solitario. «È il vantaggio di aver sessantaquattro anni invece di trenta: se hai vissuto più a lungo, hai più cose da raccontare».   Anche per questo è stata una piacevole sorpresa, per me, ritrovare quel tono nel suo ultimo romanzo, La forza di gravità (Feltrinelli 2018, pp. 297, euro 18,00), apparso in libreria all’inizio dell’estate senza troppo clamore. Dario Posatore, professore di filosofia in pensione, dà lezioni di vita e di pensiero scientifico a Serena, diciottenne desiderosa di accedere, dopo la maturità ottenuta da privatista, alla facoltà di medicina. «Quando un uomo ha avuto l’esistenza...

Scotano / L’albero della nebbia

«Hai mai visto il Carso in autunno, quando gli scotani sembrano prendere fuoco?», mi chiede Nicola, il giovane amico appassionato di piante e fiori. L’immagine innesca in entrambi un cortocircuito analogico: sarà mica stato uno scotano (Cotinus coggygria) il cespuglio di Mosè, che ardeva senza mai consumarsi?  In vero, l’angelo di Dio appare in un «roveto ardente» («et videbat quod rubus arderet et non conbureretur», Ex, 3, 2): ma, forse, tra la flora del monte Oreb è rubricato anche il nostro arbusto caducifoglio delle Anacardiaceae. Le sue radici tenaci son fatte per abbarbicarsi all’aspro delle rocce, insinuarsi in suoli magri e calcarei, anche in quelli desertici e subdesertici, dal bacino del Mediterraneo fino all’Asia centrale. Tant’è che un humus troppo ricco e irriguo ne favorisce lo sviluppo vegetativo inibendone la colorazione autunnale, uno dei pregi estetici che l’ha eletto a specie ornamentale di parchi e giardini.      Ma non fantastichiamo troppo. Lasciamo al passo biblico l’aura del miracolo che gli è propria.  Cespuglio dal portamento variabile – dal globoso all’espanso a seconda dell’esposizione e della qualità del terreno – il Cotinus...

Intervista a Lorenzo Mattotti

Abbiamo incontrato Lorenzo Mattotti in Italia, di passaggio da Parigi dove abita ormai da diversi anni. Illustratore tra i più noti al mondo, esordisce a metà degli anni Settanta come autore di fumetti. All’inizio del anni Ottanta fonda con Carpinteri, Jori e Igort il gruppo Valvoline, che reinventa il linguaggio del fumetto italiano.   Raggiunge la popolarità nel 2000, quando è chiamato a illustrare la locandina per il Festival di Cannes, ma già da parecchi anni collabora con Le Monde e The New Yorker. Tra gli ultimi lavori, la collaborazione con Lou Reed attorno a The Raven e le tavole dedicate al padre e alla madre all’interno del volume a cura di Yves Haddad, Père & Mère (Editions de la Martinière), che raccoglie i lavori di diversi artisti.                                                            ...

Il sabato del villaggio / Autunno

A dieci anni dall’11 settembre, la memoria si mischia alla nostalgia, l’America e il mondo intero sono cambiati e sembra più difficile distinguere la realtà da ciò che è per sempre scomparso tra le macerie delle Twin Towers. Attorno a quello che furono le due torri e la loro assenza riflettono Marco Belpoliti e Riccardo Venturi. E qui in Italia, periferia di un impero in crisi, l’undici settembre ha il sapore del primo giorno di autunno che porta con sè il ritorno in città e a scuola, una scuola malconcia e in difficoltà: Enrico Manera ne parla con Giuseppe Caliceti. Mentre per Camminare Claudio Piersanti ci regala un racconto sul disagio del camminare in città. L’undici settembre potrebbe essere definito anche come la sparizione di qualcosa e la comparsa d’altro e forse non sappiamo ancora di preciso cosa è sparito e cosa è apparso. Elio Grazioli riflette con l’aiuto di Walter Benjamin attorno all’accresciuto interesse per la fotografia così come Gianfranco Marrone analizza il bisogno di un «nuovo realismo» in filosofia e il pericolo che...

Fermo / Paesi e città

Ricordo perfettamente il giorno in cui vidi L’inquilino del terzo piano di Polanski. Ero minorenne all’epoca, e uscendo dal cinema avevo ancora addosso un tremendo senso di paura nel corpo. Protagonista il grande Roman, regista e attore, nella fattispecie l’imbranatissimo impiegato Trelkovsky, che parlava con una erre moscia imbarazzante, ansiogeno come pochi. Il film è davvero il parossismo di quello che può essere il rapporto tra vicini di casa. Claustrofobico nell’insieme, misterioso non poco per le sue simbologie, racconta la storia di un uomo che cerca casa e cade in un delirio irreversibile, con gli affittuari e i coinquilini che in crescendo lo stremano psicologicamente e poi lo spingono al suicidio. Per fortuna non ho mai avuto vicini di questa fatta, però mio padre Mario, suo malgrado, ha conseguito un record di quelli davvero straordinari al giorno d’oggi. Ereditò dal nonno qui a Fermo un terreno di famiglia, lì edificò la casa dove abitiamo dal 1961: una volta intorno c’era una periferia e oltre la nostra dimora solo la campagna e lontanissimi, bellissimi e irraggiungibili, i Monti...