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Storia d'Italia attraverso i sentimenti (2) / Manicomio. "In noi la follia esiste ed è presente"

Attorno alla metà degli anni sessanta, nel pozzo nero della desolazione manicomiale, soffia, leggero, un sentimento d’attesa. È un respiro sommesso, un sibilo appena percepibile, ma diventerà presto una corrente impetuosa. L’Italia riprende fiato dopo la corsa forsennata del decennio del “miracolo economico”. Questo “paese oscuro a se stesso” finalmente si guarda, o prova a farlo. La società italiana, scrive Guido Piovene a conclusione del suo Viaggio in Italia poco oltre la metà degli anni cinquanta, è “la più mobile, la più fluida, la più distruttrice d’Europa; assomiglia a quelle acque che corrono rapidamente senza però riuscire a smuovere una coltre spessa e dura di foglie impastate di limo che le copre e le fa apparire immobili”.  Chi ha il coraggio di ribaltare quel manto di melma, troverà che l’organismo vigoroso della nuova modernità italiana nasconde piaghe purulente.    Fra il 1965 e il 1966, Angelo Del Boca, che diventerà poi un impietoso analista dell’Italia coloniale e del mito degli “italiani brava gente”, compie un viaggio in cinque ospedali psichiatrici fra Torino e Roma. Quello che trova è un corpo in avanzata putrefazione. Manicomi come lager è il...

Legge del 13 maggio 1978 / Basaglia e il suo tempo

Franco Basaglia muore a Venezia nel 1980, dove era nato 56 anni prima. Quarant’anni fa esatti, il 13 maggio 1978, due anni prima della sua scomparsa, viene approvata la legge di chiusura delle istituzioni manicomiali, nota come legge Basaglia, benché nel testo, e nelle sue applicazioni successive, non risponda del tutto alle sue idee e ai suoi progetti. Sul piano storico, la legge Basaglia si colloca dopo una serie di provvedimenti che liberano lo psichiatra dalla posizione di “agente di custodia” e lo rendono, sulla carta, “terapeuta”. Si passa, a livello del testo, da una dimensione di contenzione a una dimensione di cura. Nello stesso tempo, a partire dai primi anni Sessanta, nasce l’idea che la cura della “malattia mentale” sia da ridiscutere e che sia da ridiscutere persino l’idea di “malattia mentale”.   Basaglia non è solo al mondo, è l’avanguardia di uno Zeitgeist. Lo psichiatra Thomas Szasz (1920-2012), nel 1961, scrive Il mito della malattia mentale. Szasz lavora a quel tempo in una città dello stato di New York che porta un nome singolare, dal sapore antico: Siracusa. È un ebreo ungherese, immigrato negli Stati Uniti nel 1938, scampato allo sterminio. Erving...