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Damiano Abeni

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Tutte le poesie / Mark Strand: un incontro

Gli incontri più belli con la poesia avvengono spesso per caso.  Quasi ogni mattina dovevo passare quarantatré minuti sulla linea rossa della “L”, Elevated Train, così chiamano la metropolitana a Chicago, perché in gran parte le vetture transitano a mezz’aria, fra casette della prima periferia, retro di magazzini e grattacieli. Era il momento in cui mi rendevo conto che il mio inglese non era quello che avrebbe dovuto essere. In genere durante i viaggi non parlavo con nessuno, ma leggevo il giornale e i cartelli pubblicitari che tappezzavano la parte alta delle carrozze. I titoli dei giornali e gli annunci pubblicitari, con i loro giochi di parole, i riferimenti impliciti, le allusioni ti buttano in mezzo alla lingua viva, che non trovi nei libri, e che, nonostante i tuoi sforzi, ti scivola fra le mani, come un giocatore di football che credi di aver placcato e invece sguscia via. Così avevo preso l’abitudine di riscrivere su un taccuino le frasi che capivo di non capire appieno, e durante la giornata chiedevo spiegazioni a qualche amico americano di cui mi fidavo, nella speranza prima o poi di sentirmi a casa mia.    Nel mese di Aprile, il mese della poesia,...

Campioni # 8. Mark Strand

Mark Strand, Clarities of the Nonexistent                      To have loved the way it happens in the empty hours of late afternoon; to lean back and conceive of a journey leaving behind no trace of itself; to look out from the house and see a figure leaning forward as if into the wind although there is no wind; to see the hats of those in town, discarded in moments of passion, scattered over the ground although one cannot see the ground. All this in the vague, yellowing light that lowers itself in the hour before dark; none of it of value except for the pleasure it gives, enlarging an instant and finally making it seem as it were true. And years later to come upon the same scene – the figure leaning into the same wind, the same hats scattered over the same round that one cannot see.   Trasparenze dell’inesistente Aver amato come accade nelle ore vuote del tardo pomeriggio; lasciarsi andare e concepire un viaggio che alle spalle non lasci traccia di se stesso; affacciarsi dalla casa e vedere una figura che si piega in avanti come per opporsi al vento anche...