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Delphine de Vigan

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Delphine de Vigan. Niente si oppone alla notte

La morte della madre e la sua vita: ripartire dal suo suicidio per ripercorrerne i tratti di una vita infelice e tragica, faticosa fino all’estenuazione, ma non per questo priva di momenti di assoluta gioia e soprattutto di profonda libertà.   Delphine de Vigan ritorna su uno dei temi centrali dei suoi precedenti romanzi, su tutti Jours sans faim con cui ha esordito sotto pseudonimo raccontando la sua lotta contro l’anoressia e il complicato rapporto con la madre. Romanzo autobiografico, ma anche reportage capace d’indagare i tardi anni Settanta del riflusso e del disincanto.   Il tono dell’autrice è sempre misurato: in terza persona quando si tratta di rievocare, per altro con splendida delicatezza, l’infanzia della madre e tutto quel mondo antico composto da una famiglia piccolo-borghese, numerosa e di provincia e in prima persona quando lei stessa si ritrova co-protagonista delle pagine che descrivono implacabilmente il disagio psicologico ed esistenziale della giovane madre.   Niente si oppone alla notte (Mondadori, Milano 2012, pp. 311, € 18. Traduzione di Marco Bellini) è una storia...

Prima cosa, disinnescare la bomba

Qualche settimana fa, ben prima degli scontri che hanno insanguinato l’ambasciata americana in Libia, a Parigi è esplosa una bomba. Benché l’effetto sia stato decisamente meno cruento - un importante consulente di Gallimard, Richard Millet, ha dovuto dimettersi - la materia esplosiva è la medesima: una rozza opera d’ingegno (se così si può dire) che ha lasciato sbigottita la comunità intellettuale di Parigi e non solo, per le posizioni reazionarie e razziste che vi sono espresse.   Una bomba solitamente è composta da un contenitore, che garantisce una buona combustione all’esplosivo, e da un innesco senza il quale essa è quasi inoffensiva. In questo caso fa funzione d’innesco il titolo di un breve saggio, Éloge littéraire d’Anders Breivik (parte seconda di un pamphlet intitolato Langue fantôme) di Richard Millet, che, a partire dalla strage di Utoya, tenta di ragionare sull’Europa di oggi vista come una civiltà decadente schiacciata dalla crisi economica, specchio di un imperante multiculturalismo che ha annacquato quella che era un’identit...