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Derek Jarman

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La seconda rinascita a Dungeness / Il giardino di Jarman

È difficile raccontare quanto Derek Jarman amasse Dungeness, la più grande distesa di ciottoli d’Europa e unico deserto d’Inghilterra. Ogni tentativo diventerebbe una pallida approssimazione, perché l’amore per questa terra desolata e per Prospect Cottage possono essere compresi solo attraverso la sua opera. Un’opera totale che include diari (Modern Nature, Smiling in Slow Motion), saggi (Chroma), film (The Garden) e un giardino.    Decisi di fermarmi là; dopo tutto era proprio la sua desolazione ad avermi fatto innamorare di Prospect Cottage. [Tutte le traduzioni sono dell’autrice]   Derek si trasferisce a Dungeness nel 1986, l’anno della diagnosi dell’AIDS. Ci arriva in uno stato di “terminalità”, quando di fronte a lui non si prospettavano che la morte, lo smantellamento su larga scala delle politiche sociali iniziato da Margaret Thatcher e il disastro ecologico di Chernobyl.  Secondo quanto racconta nei diari, sarebbe stato una mattina in occasione di una spedizione a caccia di campanule, dopo un fish and chips al pub locale, guidando lungo la strada che costeggia la centrale nucleare che Tilda Swinton avrebbe gridato “quello è in vendita, fermiamoci!”,...

Mostre, personaggi, fotografie dai margini / Lettera da Londra

London calling cantavano, nel cuore del punk, i Clash. Londra perde rapidamente il suo statuto di capitale dell’impero economico d’occidente, mentre le grandi finanziarie, temendo il boomerang di Brexit, stanno cominciando a far fagotto, e a scegliere altre ambientazioni per la loro recita. I barboni dormono per strada su materassi improvvisati vicino alle stazioni della metro. Su un marciapiede sconnesso che porta al Barbican Centre, sorride il volto inquieto del bel Travis Alabanza, che interpreta Jordan nella recente versione, dal cast decisamente queer, di Jubilee, in cui Chris Goode rivisita il capolavoro furente di Derek Jarman, a quarantuno anni dalla sua uscita.    Proprio al centro polivalente va in scena una mostra notevolissima Another kind of life. Photography of the Margins. Quattordici fotografi e artisti seguono persone o gruppi che non si conformano, che sfuggono all’imposizione delle regole sociali, che scappano verso la mèta di una impossibile felicità, o dedicano tutte le loro energie a una rappresentazione di sé come un altro. Spiccano gli scatti crudeli in bianco e nero di Walter Pfeiffer che scavano il corpo in mutazione di Carlo Joh, che si...