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Dino Risi

(8 risultati)

San Lorenzo / La gondola meccanica

  Quale oggetto è legato a una città (e una sola città) come la gondola a Venezia? Senonché, avete letto “gondola” e non avete pensato all’imbarcazione. Avete pensato ad attori famosi (come Gary Cooper nel 1955), ad altre celebrità (seguite da paparazzi in motoscafo), a palle di vetro con la città lagunare, ad Alberto Sordi e Nino Manfredi in un film di Dino Risi (Venezia, la luna e tu, 1958), a James Bond-Roger Moore con la sua gondola a motore in Moonraker (1979). Ma vi verranno soprattutto in mente coppie di innamorati in luna di miele, oppure la canzone di Aznavour (“Com'è triste Venezia se nella barca c'è / soltanto un gondoliere che guarda verso te...”).     Questo stereotipo delle gondole “romantiche” in una Venezia per turisti era già ben saldo più di un secolo fa, tanto da spingere i Futuristi a una proposta semplice, distruggerle: “Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini...” (Contro Venezia passatista, 1912).  Le gondole di Venezia e il chiaro di luna – sì, proprio quello detestato dai Futuristi – stanno assieme in un passo di Goethe, nel suo diario di viaggio in Italia; ma qui, a dispetto di Marinetti e amici, non c’è nessun languore,...

Circolo dei lettori Torino / Giovanni Arpino

Giovanni Arpino è stato uno scrittore totale, che ha osservato e narrato un pezzo di società italiana, dal Dopoguerra agli Anni Ottanta. A novant’anni dalla nascita e trenta dalla morte, è giusto (e necessario) ricordarlo.   Giovanni Arpino sembra aver perso contatto con il gruppo di testa degli scrittori del secondo Novecento, quello più illuminato dall'attenzione di pubblico e critica, per ingrossare la fitta schiera finita nell'ombra. Eppure la sua più che trentennale carriera è stata piuttosto in evidenza. Aveva cominciato bene, come esordiente venticinquenne, con Sei stato felice, Giovanni (1952), compreso nei neonati «Gettoni» di Einaudi, o meglio di Vittorini, sicuro sigillo, a partire dal 1951, di una consistente giovane promessa, come hanno dimostrato in effetti Fenoglio e Testori, Lucentini, Lalla Romano e Rigoni Stern per fare qualche nome. Nemmeno ad Arpino i successi sono del resto mancati, sanciti anzi dai premi più prestigiosi: lo Strega del 1964 per L'ombra delle colline, senz'altro tra le sue opere maggiori, il Campiello nel 1980 per Il fratello italiano; da ricordare anche il film Profumo di donna, uscito nelle sale nel 1974 con la regia di Dino Risi,...

Dino Risi, 1916-2016 / Il segno di Risi

Negli anni in cui il cinema italiano era forse il più grande di tutti, il favore della critica andava a chi racchiudeva un mondo in un’inquadratura immediatamente riconoscibile (Antonioni, Fellini, Visconti). Poi c’era chi il mondo lo deformava (Germi), chi lo costruiva mescolando realtà e melodramma (Rosi), e infine una serie di ottimi professionisti che raccontavano il cambiamento del costume del paese nella forma della commedia (Comencini, Monicelli e molti altri).  Tra questi ultimi Dino Risi, di cui oggi si celebrano i cento anni dalla nascita. Si era attorno al 1960 e in tutti era presente la lezione del neorealismo (Rossellini, De Sica e Zavattini). Valeva anche per Dino Risi: «Il neorealismo è stato per me fondamentale [...] Non è un genere il neorealismo, è un modo di vedere la realtà». Tornare a vedere la realtà, l’Italia che rinasceva dalle macerie, era l’urgenza maggiore per un giovane che si era avvicinato al cinema già prima della guerra ed era stato istintivamente antifascista. È noto l’aneddoto in cui il regista Mario Soldati si fece avvolgere in un tappeto per sorprendere gli amori tra Alida Valli, protagonista di Piccolo mondo antico (1940), e il giovane...

Vacanza in città

In estate tutti in vacanza. Anche i collaboratori di Doppiozero e di Odeon. Non così, però, Doppiozero o la stessa Odeon, che nel mese d'agosto non perderà la puntualità delle uscite settimanali grazie a una serie di video di argomento, ovviamente, cinematografico e vacanziero. L'abbiamo chiamato l'Intervallo di Doppiozero, quattro video che richiamano alla memoria il mai dimenticato Intervallo della Rai d'un tempo e riuniscono immagini e luoghi di celebri film ambientati in località vacanziere e agostane.  Dopo vacanza al mare, vacanza in montagna, vacanza al lago e in campagna, non potevamo non chiudere con le vacanze più atipiche, vuote, desolata, a volte bellissime: quelle in città. E agosto in città fa subito pensare a Caro diario, a Il sorpasso, a Pranzo di ferragosto. Per non contare Vacanze romane, e Fa' la cosa giusta e Summer of Sam e...   L'intervallo finisce qui, dalla prossima settimana Odeon ritorna e si ricomincia.        

Una conversazione con Tatti Sanguineti / Io, Sonego e gli altri

Non avevo mai parlato con Tatti Sanguineti prima di questo pomeriggio. Al telefono, dove subito ci siamo dati del tu, abbiamo fissato l'intervista per la sera, intorno alle nove, perché, mi ha spiegato lui, «preferisco lavorare di notte, nella penombra, quando nessuno ti scoccia con le telefonate e ti puoi dedicare con tranquillità alle cose da fare». L'oggetto dell'intervista è Il cervello di Alberto Sordi. Rodolfo Sonego e il suo cinema (Adelphi 2015), versione riveduta e parecchio accresciuta de Il cinema secondo Sonego, edito nel 2000 dalla Cineteca di Bologna.   Durante la nostra chiacchierata, mi accorgo che Tatti non utilizza mai il termine “riscrivere”, ma sempre parole come “ricostruire” o “rifare”. Evidentemente, per lui questo libro è qualcosa di più e di diverso da un libro di cinema, e non soltanto per le dimensioni (poco meno di seicento pagine): man mano che ci si inoltra nella lettura, si ha sempre più l'impressione di avere a che fare con un folto romanzo di avventure, una cavalcata a rotta di collo attraverso cinquant'anni di cinema italiano. Il protagonista è un personaggio tutto sommato poco noto al grande pubblico: Rodolfo Sonego (1921-2000), ex...

Copricapi e corone

Pubblichiamo un estratto dall'ultimo libro di Claudio Franzoni, Da capo a piedi (Guanda) da pochi giorni in libreria.       Copricapi e corone «Forse qualche lettore è stato colpito da una fotografia di Papa Paolo VI con in testa una corona di penne Sioux circondato da un gruppetto di ‘Pellerossa’ in costumi tradizionali: un quadretto folcloristico estremamente imbarazzante quanto più l'atmosfera appariva familiare e bonaria».     Con queste parole Pier Paolo Pasolini commentava sul «Corriere» una foto apparsa sui giornali dieci giorni prima, in occasione di un’udienza di nativi americani a Castel Gandolfo. Il papa è in piedi, al centro della foto, in tonaca bianca e sorride; sul capo ha un vistoso copricapo di penne multicolori; sorridono accanto a lui anche un giovane e una ragazza in costumi tipici, mentre alcuni prelati si intravvedono alle loro spalle. Da un lato la fotografia imbarazzava Pasolini – su di essa ««il tacere è bello» (ma non per ipocrisia, bensì per rispetto umano)» –, dall’altro l’...

Milano nello sguardo del cinema

La conversazione qui pubblicata è estratta dal libro Una scelta per Milano. Scali Ferroviari e trasformazione della città (Quodlibet), a cura di Laura Montedoro: un corposo studio corale dedicato ai sette scali ferroviari milanesi dismessi che rappresentano un’occasione eccezionale e irripetibile di trasformazione urbana e di messa a punto di un’idea di città.   Il volume raccoglie pertanto numerosi contributi secondo uno schema tripartito: una prima parte contiene i saggi d’indirizzo volti a delineare strumenti e obiettivi del progetto urbano contemporaneo. La seconda parte presenta le esplorazioni progettuali per il riordino degli scali e una raccolta di casi studio. La terza, infine, propone una sorta di verifica a più voci delle ipotesi sviluppate nelle prime due, interrogando sia architetti e urbanisti, come Emilio Battisti, Pierluigi Nicolin e Luigi Mazza, sia personalità extradisciplinari di assoluto rilievo, come Ermanno Olmi, partendo dall’assunto che per capire una città sono necessari molti punti di vista, compreso quello del cinema, spesso trascurati dal mondo accademico ma forse gli unici in...

Fantasma d’amore

L’Italia è un paese di vecchi. E non da oggi. Sono anni che il paese invecchia avvitandosi in patetiche abitudini elevate a tradizioni. Già negli anni Ottanta i sintomi di quella che sarebbe diventata una nazione ad alto tasso geriatrico erano evidenti. E allora come è possibile che gli anni Ottanta vengano ricordati nella retorica nazionale come un periodo di ringiovanimento, tentata modernizzazione, e sostanziale mutazione dei vecchi stili di vita? Molto è stato illusione, un gioco di prestigio. Una tossica scorribanda punk nella nebbia, come ha mostrato Federico Fellini ne La città delle donne del 1986. Una seduzione indotta, per certi aspetti, da una classe dirigente di vecchi, o di chi era ormai sul punto di diventarlo. Una generazione che nulla aveva capito del decennio precedente, quello dei Settanta (definito non a caso «grigio» e «di piombo»), si apprestava all’orgia liberatoria che, in particolare in Italia, riguarderà esclusivamente denaro e potere.     Il cinema italiano, arte popolare per eccellenza, subisce in questo decennio un colpo fatale: nelle mani di pochi autori sempre...