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Dorian Gray

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Anamorfosi / Ornamento, Juan Cardenas

Anamorfosi è “l’arte di rendere quasi irriconoscibile un’immagine attraverso una distorsione calcolata della prospettiva”.  Nonostante la moglie del protagonista affermi che bisogna “rinunciare all’interpretazione”, la parola chiave del romanzo di Juan Cárdenas, seminata tra le pagine a più riprese, suggerisce il contrario.  Ornamento – questo il titolo del primo libro pubblicato in Italia da SUR di un autore colombiano innegabilmente interessante – è esso stesso un’anamorfosi. Si tratta, leggendolo, di cogliere gli indizi per scoprire la prospettiva (o le prospettive) giuste. Si tratta, lasciandosi portare dalla strana e scomposta trama, di mantenere un leggero distacco per poter cogliere il dietro le quinte delle parole, o per dirla con Manganelli, l’ombra delle parole, pur correndo il rischio che, “come succede con l’anamorfosi, una volta rese comprensibili, le parole dicano molto meno di quello che suggeriscono nel loro stato deforme. L’aspetto rilevante dell’anamorfosi è la distorsione stessa, non la forma occulta”.   Cárdenas costruisce un mondo distorto eppure di poco lontano dal nostro, più vicino a una qualche piega del reale che al fantastico o alla...

Il mondo è degli evergreen

E se dicessimo che ha 55 anni, ma ne dimostra 85? Finito il trattamento, ne dimostrerebbe dunque esattamente 50 meno di quelli che ha. Via quei rugoni che neanche Dustin Hoffman in Piccolo grande uomo, giù la maschera degli anni, su quella di un’aurea, tenace giovinezza! Ad ospitare questo bizzarro annuncio sul proprio sito è nientemeno che il quotidiano britannico The Guardian. Chi volesse verificare di persona – e non vada troppo per il sottile con le traduzioni automatiche ivi misteriosamente ammanniteci – può leggere l’articoletto che accompagna questo allettante e al contempo perturbante ritratto di Dorian Gray al contrario. Basta cliccare qui. Se si abbocca, si può addirittura acquistare on line la magica maschera d’oro che cancella il tempo: promozione speciale fino al 27.02.2014, ahinoi proprio mentre scrivo. Perché occuparsene, direte voi. In fondo le pagine dei giornali nostrani sono piene di imperativi e promesse analoghi. Il mondo, dovremmo ormai saperlo, è degli evergreen – non dei giovani, attenzione, ma di chi ha i mezzi e la voglia di sembrare eternamente giovane. Il grande tabù...

Il ghetto e la crisi

Il ghetto e la crisi sono la stessa cosa, una sul piano spaziale, l’altra temporale. Non sto riferendomi al ghetto nazista, bensì al ghetto tradizionale. Quello era luogo di transito verso lo sterminio, questo mantenimento di una distanza nella contiguità. Louis Wirth (1897-1952) svelò il segreto del ghetto attraverso una ricerca terminata con la pubblicazione del libro omonimo, del1928. Il razzista della sua epoca ha bisogno della sopravvivenza dei neri per denigrarli, sono parte costitutiva della sua esistenza borghese.   Perché ci sia un ghetto, sostiene Wirth, non basta che ci sia un mondo borghese che emargina un gruppo razziale, etnico, culturale, è necessario un fenomeno d’identificazione collettiva interna al ghetto, una dinamica di assoggettamento e soggettivazione. Il ghetto si compone di due parti. La parte interna marca una comunità specifica, la testimonianza di una differenza. La parte esterna è reclusione, emarginazione.   La clinica studia dall’interno le relazioni tra la parte interna e quella esterna. La costituzione di uno spazio continuo dal centro al confine, che marca una...