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Ecce Homo

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Palermo, Milano / Antonello da Messina

Sono gli occhi di Antonello, meglio ancora lo sguardo o forse più esattamente l’espressione, a ipnotizzare l’osservatore, cui sembra di essere osservato, a volte scrutato, altre adocchiato oppure disdegnato o anche interrogato. La sensazione si avverte anche visitando la mostra su Antonello da Messina che dopo il 10 febbraio da Palazzo Abatellis a Palermo si trasferirà fino al 2 giugno a Palazzo Reale a Milano. Sono occhi ovali molto grandi, che rimpiccioliscono solo in presenza di un accenno di sorriso, una smorfia di dolore come nelle Crocifissioni e un contegno altero per l’abbassarsi delle palpebre. Occhi che diventano davvero lo specchio dell’anima rivelando il segreto di un artista psicanalitico che dotò il genere del ritratto di uno strumento definitivo per penetrare la coscienza umana: l’espressione degli occhi appunto. Per di più Antonello fu tra i primi a valersi di una tecnica che diciamo oggi   cinematografica, l’inquadratura in soggettiva, dove la persona ripresa o ritratta guarda il suo interlocutore come se gli stesse parlando. Lo sguardo diventa allora signum individuationis, il momento di contatto tra chi è raffigurato e chi se lo figura, con in mezzo il...

Da quel momento fui wagneriano / Nietzsche e il Tristano

Wagner rappresenta una parentesi relativamente breve nella vita di Nietzsche, pochi anni (1869 – 1872) che si possono circoscrivere al periodo in cui, dalla vicina Basilea, frequenta assiduamente Tribschen, la villa sul lago di Lucerna dove Wagner si rifugia insieme a Cosima (figlia di Franz Liszt) dopo lo scandalo scoppiato a Monaco di Baviera per la loro relazione clandestina. Anni in cui un giovane Nietzsche è anzitutto fiero di sentirsi intimo amico del musicista tedesco più celebrato d'Europa che lo ospita a casa sua, lo capisce e lo apprezza (così scriverà molti anni dopo in una lettera Franz Overbeck: “Wagner è stato l'unico, o per lo meno il primo, ad avere la percezione di ciò che si agitava dentro di me.”). Anni in cui subisce fortemente la personalità e il fascino di Cosima, quell'Arianna a cui indirizzerà l'unico “ti amo!” che ebbe mai l’ardire di scrivere a una donna.   È curioso notare come dalla lettura dell'epistolario le grandi opere di Wagner restino quasi sempre sullo sfondo. Opere per le quali in alcuni casi esprime apertamente i propri dubbi: “in Walkiria, a grandi bellezze e virtutes fanno da contrappeso altrettante grandi bruttezze e difetti”. Oppure,...