Categorie

Elenco articoli con tag:

Erwin Panofsky

(7 risultati)

A Palazzo Reale fino al 24 giugno / Dürer e le signore rifatte

Albrecht Dürer, caricatura di una donna in una lettera indirizzata a Willibald Pirckheimer, 8 Settembre 1506. Penna e inchiostro. Norimberga, Stadtbibliothek. Brutto? No, sgraziato! Nella caricatura disegnata da Albrecht Dürer in una lettera indirizzata all’umanista Willibald Pirckheimer, il sorriso idiota e sgangherato di una donna si fa largo tra le parole con lo stesso tratto sciolto e sicuro usato per scrivere. In molti altri disegni, xilografie, incisioni a puntasecca e ad acquaforte esposte nella mostra milanese Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia in corso a Palazzo Reale (fino al 24 giugno), lo stesso tratto svolge elegantemente le grazie delle lettere oppure delinea figure e ornamenti prolungando e aggrovigliando lo svolazzo, sdoppiando il viticcio (Henri Focillon, Albrecht Dürer, Milano, 2004, p.16).    Albrecht Dürer, Grande Passione, 1496-1511. Xilografia in 11 fogli, dettaglio del foglio Seppellimento. Schweinfurt, Collezione Schӓfer. Lo fa con una pendolarità tra grazia e disgrazia, per comprendere la singolarità della quale può essere utile assistere alla proiezione del film Phantom thread – nella versione italiana Il filo nascosto – scritto...

Oggi al Goethe Institut Torino / Warburg e l’etica delle immagini

  Oggi a Torino si innaugurano i due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero propone qui una riflessione di Marco Belpoliti intorno al tema per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Aby Warburg è diventato con il passare degli anni un personaggio mitico. Nato nel 1866, e morto nel 1929, il suo nome è legato alla nascita dell’iconologia oltre che alla prestigiosa biblioteca da lui messa insieme in cambio della rinuncia all’eredità di una ricchissima famiglia di banchieri tedeschi. Disposta secondo il criterio del buon vicinato, e seguendo una sequenza originale e inconsueta, la biblioteca si è salvata in Inghilterra diventando la fonte essenziale per successivi studi. I due più famosi esponenti dell’Istituto Warburg, suoi successori, sono Ernst H. Gombrich e Erwin Panofsky. Il primo è stato per lungo tempo il più celebre...

Out of sight, out of mind

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge. For the opening piece we asked our partners, intellectuals and like-minded cultural protagonists from all over the world to answer one key question, which also happens to be the name of the column: "Why Africa?". We left the question deliberately open, inviting each of the contributors to give us their perspective on this topic from their own context. This first piece is a collection of some of the answers we received, which aims to open the conversation, pose more questions and hopefully find new answers.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here...

Lontano dagli occhi, lontano dalla mente

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?    english version   Nel 2004, in un periodo in cui mi occupavo principalmente di architettura, visitai Asmara. Sebbene quel viaggio in origine non avesse nulla a che vedere con l’assetto urbanistico della città, segnò come un punto di svolta. Per prima cosa, rimasi incantata dalla ricchezza di costruzioni in malta e mattoni: più di 400 edifici modernisti degli anni Trenta e Quaranta in vario stato di conservazione. Tale fu l’impatto...

Sassi, ombre, visioni

english version   Petit discours de la méthode 1   Se è vero che possiamo individuare il nodo più alto di una struttura interpretativa della Recherche nella frase “Marcel diventa scrittore”, come ha suggerito Gérard Genette (ma allora perché non un nodo generico ancora più alto “qualcuno fa qualcosa”, o addirittura “qualcosa accade” – riserviamo questa discussione a un altro momento), probabilmente il nodo strutturale pertinente più alto della Divina Commedia di Dante Alighieri è occupato da una frase come “Dante visita in sequenza l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso”, o, più topograficamente, “Dante scende al centro della Terra e risale verso regioni eteree”. Ai nodi inferiori troveremo queste stesse frasi arricchite da modificatori (“in compagnia di Virgilio”, “in compagnia di Beatrice”) e altre ancora che via via arricchiscono la nostra visione parziale o interpretazione dell'opera.   Erwin Panofsky aveva distinto vari livelli di interpretazione di un'immagine. Senza questa molteplicit...

Storie di immagini / Controtempi

Un uomo corre sulla terrazza dell’aeroporto di Orly; è colpito da uno sparo, si torce in uno spasmo violento, muore sotto gli occhi di un bambino. È il celebre inizio de La Jetée, il ciné-roman del 1962 di Chris Marker, composto di fotogrammi fissi su cui una voce traccia l’arco della narrazione. Ciò a cui assistiamo è un cortocircuito temporale: il bambino e l’uomo ucciso, tornato da un distante futuro per compiere il suo destino, sono lo stesso individuo. Nell’istante in cui il presente folgora l’immagine esso è già passato, è già ricordo, simultaneamente prologo ed epilogo della storia. L’uomo e il bambino sono sospesi in un paradosso tragico che stringe e proietta la sua ombra luttuosa su un’intera esistenza, futura e già trascorsa. Il passato non torna per redimere il presente, né per fornirgli un senso – sembra dire Marker – ma per obbligarlo a iniziare da capo, per impedire un’alternativa: quella immagine, quel trauma, all’infinito.   Chris Marker, La Jetée, 1962   Nella stessa modalità traumatica – l’impensabile ripetizione di un’assenza –, lo psicologo-cosmonauta Kris Kelvin reincontra in Solaris, il film del 1972 che Andrei Tarkovskij trasse dal romanzo...

Tra storia dell'arte e invenzione visiva / L’immagine inquieta: una conversazione con Georges Didi-Huberman

Ho dato inizio al progetto di mettere insieme i risultati delle mie ricerche - che hanno a che fare con l’influenza dell’Antico nella cultura europea - in un grande Atlante tipologico. Una pubblicazione di questo genere permetterebbe di fornire una solida cornice, pur sempre elastica, a tutto il mio materiale.   Aby Warburg     Negli ultimi anni della sua vita, tra il 1924 e il 1929, Aby Warburg lavora al progetto di un atlante figurativo, Mnemosyne, composto da una serie di tavole in cui si trovano accostate, senza alcun apparente nesso causale o cronologico, centinaia di riproduzioni fotografiche (opere d’arte, reperti archeologici, pagine di manoscritti, tarocchi, ritagli di giornale, etichette pubblicitarie, francobolli). Mnemosyne, “la memoria del mondo”, opera incompiuta di estremo fascino visivo, diventa così il paradigma vivente, tangibile, del pensiero estetico di Warburg, un pensiero in cui l’atlante, forma visuale e sinottica di conoscenza, si trova a essere un vero e proprio centro di irradiazione del reale, il luogo privilegiato - ambiguo e illuminante insieme - in cui riuscire a intravedere la complessità dolorosa della storia.   A quasi cento...