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Ettore Spalletti

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26 gennaio 1940 - 11 ottobre 2019 / Ettore Spalletti: dare voce al silenzio

Con Ettore Spalletti se ne va un caro amico, uno degli ultimi grandi artisti della nostra generazione che ha visto da Piero Manzoni a Giulio Paolini, da Pascali a Lo Savio, da Merz a Fabro, da Castellani a Cattelan, un numero impressionante di giganti: sicuramente il XX Secolo è stato per l’Italia uno dei più fertili e importanti. L’Italia non finisce mai di stupire. Sempre sul punto di affondare ma all’ultima curva, alla parabolica, spunta Lei, anzi lui, il nostro stivale, cui la forma attribuisce un carattere molto particolare. Sembra che un gigante si sia divertito a plasmarne le coste per farne un pezzo di terra con la forma di uno Stivale.   Una volta Luciano Fabro ha scritto (cito a memoria): “Amo chi ama la forma dell’Italia”. Mi chiedo: e se fosse stato Dio che, nei giorni della Creazione, stufo di tanto lavoro, si è divertito a fare l’Italia cosi? In fondo se ciò che si dice è vero, per lui era un gioco da ragazzi. Un po’ come Zeus, prendi un fulmine e zot! Fatto il Gargano. Altro fulmine e zac! Le Alpi spuntano a proteggerci dai venti gelidi. E così via. Poi certamente, osservando la Terra, Dio o forse Jahvè decide di prender casa e dove va? Ma a Roma, che diamine!...

Ettore Spalletti a Montecarlo / Ombre composte

Austero, carismatico, insieme solenne e confidenziale. Così Ettore Spalletti appare nel documentario in cui la regista Alessandra Galletta ha raccolto tra il 2016 e il 2018 confidenze e pensieri dell’artista, presentato in una mostra appena inaugurata, Ombre d’azur, transparence, al Nouveau Musée National de Monaco – Villa Paloma (a cura di Cristiano Raimondi, fino al 3 novembre). Il racconto – sostenuto dalle testimonianze di critici, amici, galleristi – ha come epicentro lo studio di Spalletti a Cappelle sul Tavo, in Abruzzo, il luogo dove l’artista è nato e ha sempre vissuto. È qui, da un cinquantennio ormai, che prendono forma i risultati di una ricerca rigorosa e idiosincratica: “sculture” dai colori chiari, uniformi – azzurro, rosa, oro, bianco –, declinate in una limitata gamma di volumi di originale morfologia, da cui irradia un senso di distacco, di compostezza, di energia delicata – colonne dai profili mistilinei, tronchi di cono (“anfore”), vasi sferoidali (“coppe”), catini semicilindrici (“bacili”), piani rettangolari (“quadri”) dai bordi tagliati di sbieco o sporgenti dal muro.   Vista della mostra a Villa Paloma, Monaco Le sale di Villa Paloma a Montecarlo,...

Tavoli | Ettore Spalletti

È quasi severo il tavolo di Ettore Spalletti, nella sua pulizia, nella sua essenzialità. (Chi è più abituato all'essenzialità oggi?) Poi scopri che l'essenziale è invece ricchissimo: fogli bianchi, di diverse dimensioni, evidentemente di una certa qualità, due matite, candide, bianche, come pochi hanno avuto modo di usare, un barattolo con forbici e pennelli e, forse, colore, infine la numerazione, quella di un quadro probabilmente, che potrebbe essere proprio quello che l'artista sta per comporre.   Questo tavolo è lo specchio della sua arte, della sua vita, della severità o, meglio, del rigore che ha adottato quando ha scelto di rimanere nel suo paese in Abruzzo ad occuparsi di ciò di cui sentiva urgente occuparsi: la possibilità di raccontare quel luogo, o, meglio, di raccontarsi in quel luogo, di dare spazio al suo sguardo tramite il suo lavoro, di raccontare i colori del suo cielo e la forma delle sue montagne.   Spalletti sembra aver bisogno di così poco per fare così tanto. Poi però scopri qualcosa che destabilizza tanta certezza: tre sedie, due...