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Federico Aldrovandi

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Io e mio figlio Federico Aldrovandi

Nonostante l’aria condizionata, fa ancora molto caldo qui dentro, nell’aula del tribunale. E non riesco a pensare a niente. Sono passati due anni dalla prima udienza del processo, è il 6 luglio 2009. Il giudice Caruso è in camera di consiglio da cinque ore. Sono quasi le sette di sera, dovrebbe uscire da un momento all’altro. In tutti questi anni non sono stata in grado di leggere dietro quella sua espressione immobile, che ha sempre mantenuto in aula. Non sono riuscita a cogliere un’emozione, una smorfia, un trasalimento anche piccolissimo che mi permettesse di intuire i suoi pensieri. Nulla.   Sta uscendo con un foglio tra le mani. La sentenza. Colpevoli. 
Enzo Pontani, Luca Pollastri, Paolo Forlani e Monica Segatto sono condannati a una pena di tre anni e sei mesi di reclusione per eccesso colposo in omicidio colposo. Sono colpevoli.
   Piango rido, rido piango. Stefano e Lino sono qui, accanto a me che rido e piango. Piange e ride anche Lino, abbraccio Stefano. Piangono anche i nostri avvocati, mi cercano i giornalisti, si avvicinano per avere una dichiarazione.  
«È giusto.» Riesco a dire solo questo...

Caso Federico Aldrovandi: condotte post-factum

L'uomo fa molto più di ciò che può o deve sopportare. E così finisce col credere di poter sopportare qualunque cosa. E questo è il terribile. Che possa sopportare qualunque cosa, qualunque cosa. William Faulkner, Luce d’Agosto Le parole del diritto hanno un peso, e necessitano che quel peso sia fatto valere negli spazi politici, nelle azioni degli individui, siano essi singoli cittadini o pubblici ufficiali, soprattutto se si tratta di questi ultimi, che, nell’esercizio delle loro funzioni, sono i corpi, le braccia, le mani dello Stato. 29 aprile 2014, Rimini, Congresso del SAP, il sindacato autonomo di polizia. Sono presenti tre dei quattro agenti reintegrati in servizio dopo il processo Aldrovandi. Dopo aver parlato delle vittime di mafia, del terrorismo, si tocca anche la loro vicenda, e parte un lungo applauso di cinque minuti, l’applauso di “solidarietà umana”, di conforto, di sostegno. Un applauso cameratesco, poiché s’indossa la stessa divisa. Il portavoce Massimo Montebove ha così commentato: “Il SAP ha sempre sostenuto i colleghi. Abbiamo chiesto un mese fa un...

I lupi artificiali

Dimmi, dei morti non darsi pensiero sarebbe virtù? Presso che genti tal fede germoglia? Fra quelle riscuotere onore io non vorrei, né, se bene posseggo, godermelo in pace, se l'ali agli acuti lamenti troncare dovessi, frodarne l'onore ai parenti. Ché, se il defunto, null'altro che polvere, giace, e i rei non conoscon le pene del loro assassinio, pudore o pietà fra gli uomini più non sarà. Elettra, Sofocle “Tortura” deriva dal latino torquere, ossia torcere, stortare, ma anche, estensivo, storcere il collo, contrarre la bocca, strabuzzare gli occhi. “Sevizia”, parola così onomatopeica, deriva invece da saevus: feroce, crudele, impetuoso, violento. “Vessazione” da vexo, vexare, è agitare, scuotere, sconvolgere. “Umiliazione”, all'opposto, trova il suo etimo in humus, avvicinare al suolo, al territorio, estensivamente, allo Stato.   Chiunque di buonsenso, (salvo che possieda velleità sadiche), si trova concorde nel deprecare queste pratiche. Le lesioni gravi condotte con crudeltà, così come l’omicidio, sono quelle pochissime azioni...

Marco Mancassola. Non saremo confusi per sempre

Non saremo confusi per sempre (Einaudi, pp. 140, € 16) è il ritornello sussurrato dai fantasmi protagonisti del libro di Marco Mancassola, che lega fra loro cinque drammatiche storie di cronaca diventate cinque misteri dolorosi: Un principe azzurro, Dirk Hamer, ucciso da un colpo sparato da Vittorio Emanuele di Savoia, Un bambino al centro della terra, Alfredo Rampi, morto in un pozzo artesiano, Una bella addormentata, Eluana Englaro, “in fuga” dal proprio letto di ospedale dopo aver passato diciassette anni in stato vegetativo, Un cavaliere bianco, Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido dalla mafia e Un ragazzo fantasma, Federico Aldrovandi, ucciso a bastonate da quattro poliziotti. Cinque viaggi senza ritorno nel regno dei morti e cinque variazioni sullo stesso tema: una fine senza senso, dove la finzione letteraria sgretola la cronaca e le restituisce un volto diverso. Non saremo confusi per sempre è un  libro che fa venire voglia di fuggire e di restare: a ogni pagina  un abisso più buio ma anche  un respiro più profondo che apre a visioni inattese: il centro della terra per Alfredino, il mare...