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Francesco Alberoni

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La Rete e le idee / La piazza e la torre

Per secoli – e forse per millenni – la lotta per il potere ha visto contrapporsi le reti alle gerarchie, i movimenti alle istituzioni, la dimensione orizzontale a quella verticale, e in prospettiva la democrazia ai regimi autoritari. Insomma, la storia ha vissuto della dialettica tra La piazza e la torre, come suggerisce Niall Ferguson nel suo ambizioso saggio (traduzione di Aldo Piccato e Gabriella Tonoli, Mondadori, Milano, 2018), con il titolo ispirato dalla struttura urbanistica di Piazza del Campo a Siena. Ma anche dalla contrapposizione tra la Trump Tower e le architetture orizzontali della nuova sede di Facebook a Menlo Park.   Oggi è arrivata la Rete e lo scenario è radicalmente cambiato "la tecnologia ha dato un gigantesco potere alle reti, a scapito delle tradizionali strutture di potere gerarchiche, e le conseguenze di questo mutamento saranno determinate dalle strutture, gli aspetti emergenti e le interazioni tra queste reti" (p. 437). Per uno storico di ampi orizzonti come Ferguson, conservatore liberale nonché autore di affreschi storici di grande respiro dedicati tra l'altro alla storia delle banche dei Rotschild, alla carriera di Warburg, alla biografia di...

Renzi, il divo

  Un’anticipazione dal volume di Vanni Codeluppi Mi metto in vetrina. Selfie, Facebook, Apple, Hello Kitty, Renzi e altre “vetrinizzazioni”, in uscita presso l’editore Mimesis.     Francesco Alberoni ha operato diversi decenni fa nel volume L’élite senza potere una precisa distinzione tra l’«élite senza potere» e l’«élite dotata di potere», cioè tra i divi e i politici. A suo avviso, la società consente ai primi di trasgredire la morale corrente, purché ciò avvenga all’interno dello spazio privato. Non permette però questi comportamenti ai politici a causa del fatto che ad essi è affidata la responsabilità della gestione effettiva del potere. Pertanto, se i politici sono in grado di avere un potere, i divi non possono, perché ciò potrebbe rappresentare un pericolo per il sistema democratico. Nei circa cinquant’anni trascorsi da quando Alberoni sviluppava queste riflessioni, sia i divi che i politici hanno visto però profondamente mutare la loro condizione. La televisione prima e il Web poi li...

Divismo

Il divismo può essere probabilmente rintracciato in tutte civiltà umane. Nelle società contemporanee però svolge un ruolo particolarmente importante, perché in tali società il modello delle star del mondo dello spettacolo è diventato fondamentale per i comportamenti individuali. Non è un caso d’altronde che il gossip dilaghi sugli schermi televisivi così come sulle prime pagine dei siti Internet. Quel modello prestigioso cioè che l’industria cinematografica hollywoodiana ha formalizzato durante la sua epoca d’oro è oggi uno dei più importanti punti di riferimento sociali.   L’avvento della televisione e di un sistema delle comunicazioni sempre più pervasivo ha però progressivamente «mondanizzato» i divi. Questi una volta erano essenze intangibili, soggetti lontani che vivevano in una condizione considerata superiore a quella umana e quasi divina. O meglio, come ha sostenuto negli anni Sessanta Edgar Morin nel libro I divi, erano vissuti come «esseri ibridi», allo stesso tempo umani e divini, reali e immaginari.   Esseri...

Il socialismo sessuale di Craxi

Pubblichiamo un estratto dal nuovo libro di Luca Scarlini, Il sesso al potere (Guanda) da oggi nelle librerie.     Bettino Craxi, l’uomo della Milano da bere, il decisionista a ogni costo, quello che aveva trasformato il PSI in una macchina di consenso e potere economico, aveva un noto debole per le signore. Francesco Alberoni in uno dei suoi inevitabili comunicati pro-Bettino era stato chiaro: «Oggi c’è un solo leader che cerca di apparire superiore al suo partito: Craxi. Molti lo giudicano antipatico, molti spregiudicato. Non importa. Il suo modo di agire dà una impressione di sicurezza, di forza. Per questo ha possibilità che nessun altro ha».   Quasi la profezia di un nuovo Duce del futuro. Nel sistema macho di potere del PSI craxiano, la rappresentazione delle belle dame era una parte rilevante. Questo non vale tanto per la consorte, Anna Maria Moncini, amore di giovinezza e di una vita, che a dire il vero non ha troppo commentato le imprese amatorie del marito nel corso degli anni e che compare ogni tanto sui media soprattutto per dichiarare categoricamente che il corpo del consorte non sarà mai...