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François Hollande

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La Francia a venire / Le Pen, Macron. Orizzonti di rivalsa

Adesso arriva la buccia di banana del passato, non troppo nascosto, del presidente ad interim del Front National, l’europarlamentare Jean-François Jalkh, nominato al posto di Marine Le Pen, candidata nel ballottaggio per le presidenziali francesi. Jalkh, interrogato ben diciassette anni fa da uno studiosa in merito allo sterminio degli ebrei, avrebbe messo in discussione l’evidenza dei fatti. Un atteggiamento, quest’ultimo, piuttosto diffuso nel suo partito, cassato poi dalla vulgata neolepenista in omaggio alla necessità di rivestirsi di un abito più decoroso, quindi maggiormente accettabile per gli elettori “moderati”. Tanto più dal momento che Marine Le Pen ha per davvero superato il primo turno, come era stato abbondantemente preconizzato. Il risultato della tornata elettorale per le presidenziali francesi ha senz’altro segnato un mutamento di scenario interessante. Il “centrista” Emmanuel Macron, uomo dell’imprevisto così come dell’accelerazione, esponente di quel variegato universo delle élite contro le quali il Front National si scaglia un giorno sì e l’altro pure, ha stracciato non solo le controparti dichiaratamente anemiche, a partire da un Partito socialista...

La Germania non ha mai pagato. Intervista con Thomas Piketty

Noi tedeschi possiamo essere soddisfatti del fatto che anche il governo francese riconosca la validità del dogma della politica del risparmio di Berlino?   Nient’affatto. Questo non è motivo di soddisfazione, né per la Francia né per la Germania e neppure per l’Europa. Semmai ho molto timore che i conservatori soprattutto in Germania stiano per distruggere l’Europa e l’idea di Europa e ciò a causa della loro assoluta incapacità di avere una memoria storica.   Ma noi tedeschi non abbiamo forse elaborato la storia?   Ma non per quanto riguarda la cancellazione del debito tedesco. E pensare che proprio per l’attuale Germania sarebbe importante ricordarsi di quella storia. Provi ad esaminare la storia dei debiti pubblici: l’Inghilterra, la Germania e la Francia si sono tutte già trovate nella situazione della Grecia di oggi, erano gravate da un debito addirittura maggiore. La prima lezione che si può dunque trarre dalla storia dei debiti pubblici è che oggi non ci troviamo di fronte a problemi nuovi. Ci sono sempre stati molti modi di cancellazione dei debiti e non...

Dopo l'Italia niente

L’Italia dopo L’Italia di Perry Anderson (Castelvecchi 2014) è un libro sulla recente storia politica del nostro paese, in particolare sulle vicende che hanno decretato la fine della seconda Repubblica e preparato l’avvento dell’epoca renziana. Più che su una struttura sequenziale, l’autore gioca su flashback e approfondimenti tematici che spostano l’obiettivo dalla storia dell’ultimo ventennio a un passato ormai remoto che va dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni ottanta, oppure come movimento inverso dagli anni novanta verso il nostro presente. Tale effetto di dislocazione temporale è dovuto anche al fatto che alcuni capitoli che lo compongono, pubblicati precedentemente in varie riviste internazionali, sono saggi autonomi che approfondiscono alcuni aspetti tematici come: le vicissitudini della Seconda Repubblica, la fine dell’epoca berlusconiana, il rapporto tra PCI e intellettuali, la Terza Repubblica e l’epoca renziana. Il fatto che tutto il discorso prenda luogo dalla Seconda Repubblica, ovvero da un’epoca di mezzo in cui tutto ancora può succedere, supporta la doppia...

Scontri di civiltà

Era il crepuscolo. L’auto era grande, ma allo stadio finale. Troppo vicina al muro: come fanno gatti randagi o colombi, quando in città cercano un angolo per morire. Lungo la parte posteriore l’uomo aveva steso uno straccio e ci si coricava sopra. Ho fatto gli ultimi metri verso casa. Prima di entrare, mi sono voltato verso quei due relitti. C’era qualcosa di incomprensibile: perché non si metteva sulla schiena, perché non scivolava sotto la macchina, perché in mano non aveva una chiave inglese? Su un palmo di vento mi hanno raggiunto le aspirate forti del Corano. Allah, il soffio divino. Salito in casa, ho aperto la finestra; sono rimasto a contemplare quel fossile spirituale che respirava su un marciapiede di Milano, finché si è incamminato con la coperta sotto il braccio. Con una carta geografica, ho traguardato i tetti nella direzione del suo inchino: l’auto non era sua, gli era solo servita da riparo per volgersi perfettamente alla Mecca. Non ci si inginocchia davanti a una automobile, solo davanti a Dio. Chi dice che l’Islam è troppo orgoglioso e assolutista per adattarsi al nostro mondo dovrebbe...

Hollande in stile gangsta

Si chiama Pierre-Yves Bocquet, ha 40 anni, ed è uno degli uomini in giacca e cravatta che ogni mattina attraversano la rue du Faubourg Saint-Honoré per arrivare puntuali in ufficio. E non in un ufficio qualunque, ma all’Eliseo, nel cuore dell’ottavo arrondissement di Parigi. C’è però una parte della Francia che lo conosce, anzi lo legge, sotto il nome di Pierre Evil, critico musicale gagliardo, di quelli che non la mandano a dire, appassionato e cultore di gangsta-rap. Da circa due settimane, tuttavia, Evil, la metà oscura, è stato messo in cantina, in favore di Bocquet, l’alto funzionario, nuovo paroliere di François Hollande, la cui missione sarà quella di impiegare il suo estro letterario al servizio dello stato e scrivere i discorsi, le prefazioni e gli interventi del primo uomo di Francia. Anche se, hanno precisato gli uomini del presidente, non si tratterà di redigerli dall’inizio alla fine ma solo di “preparare”, una sorveglianza speciale alla sintassi e allo stile, insomma, perché “Hollande ama scrivere da solo i suoi discorsi”.   Cos...

Francia: un’angoscia comune

Le reazioni al voto delle municipali francesi avvenute domenica scorsa non si sono fatte attendere. Sostanzialmente le opinioni a confronto sono due: da una parte chi ritiene che quello di domenica scorsa sia un voto di protesta, e dunque un’uscita temporanea dalla casa madre; dall’altra chi ritiene, invece, che esso rappresenti l’ultima, per ora, tappa di un processo di lenta trasformazione e dunque abbia, o almeno alluda a, un aspetto più profondo. Personalmente sono più vicino ai secondi.   Certo si può dire che oggi il campo degli euroscettici è in crescita, e di sicuro una delle ragioni del successo del Front National (d’ora in poi FN) va ricercata sotto questo aspetto. Ma poi quel risultato ha un riscontro anche con la storia della Francia in età contemporanea, con la memoria di una Provincia che ha sempre guardato da lontano e spesso con rancore a Parigi (intendendo con queste due figure da una parte l’immagine della Francia autentica e nella seconda quella di una realtà in cui il dato essenziale era la presenza degli stranieri, dei “non francesi”). È la Francia del popolo...

Claudio Magris. Segreti e no

“Solo politica, sulla vita privata non rispondo”: così François Hollande ha dichiarato durante la prima conferenza stampa dopo le foto pubblicate da Closer in cui veniva indicato come amante dell’attrice Julie Gayat. Un appello alla vita privata, quando una volta si sarebbe detto che il privato è pubblico e quindi politico. Ed è proprio in questa dichiarazione che si misura la mediocrità di un leader che non è tale, perché pretende di separare la propria immagine agli occhi dei francesi: la distinzione tra vita privata e vita pubblica è propria delle star, non di un presidente che si voleva normale e che finisce suo malgrado con  l'evidenziare più ancora di Sarkozy la propria diversità di status che è prima di tutto diversità di classe.     Nelle pruriginose foto di Closer non c’è lo svelamento di un segreto, piuttosto quello di un ruolo che François Hollande non sembra mai stato in grado d’interpretare dal giorno della sua elezione. Come  ricorda Claudio Magris nel suo ultimo breve saggio, Segreti e no, il ruolo di un leader...

Il tocco della folla

Un tempo le mamme alzavano i figli perché il Papa, o il leader politico, potesse toccarlo, quasi possedesse il tocco magico che un tempo s’attribuiva ai reali di Francia. Tutto avveniva in piazza, nel corso di una cerimonia, di un’inaugurazione o di un raduno. Da Mussolini a Stalin il bimbo in braccio, o il tocco della folla, erano d’obbligo e segnano il XX secolo, l’età della massa, come ha detto Elias Canetti, per cui la sua forza appare superiore alla somma delle singole parti, gli individui, che alla fin fine contano davvero poco. Il XXI secolo è probabilmente cominciato quando Andy Warhol ha detto o scritto – dove non si sa con certezza – che ciascuno poteva aspirare a quindici minuti di celebrità: l’età degli individui. Tutto è cominciato con la televisione, dove bastava apparire per “essere”.   I leader politici sono stati veloci a capirlo, e poiché a loro non bastano quei quindici minuti, ma aspirano a tempi ben più lunghi, hanno cominciato a studiare strategie differenti per apparire dopo il tramonto dei capi taumaturghi. Il nuovo maestro nel campo...

Edwy Plenel: contro il Front National

Edwy Plenel, classe 1952, giornalista politico francese, un passato alla testa della redazione di Le Monde, oggi direttore di Mediapart, testata indipendente e impegnata on-line, spiega perché l’avanzata del Front National è il risultato di una crisi democratica della politica francese. E perché oggi la Francia è in attesa di un nuovo Secolo dei Lumi.     Come spiega il fenomeno Front National?   Il Front National nasce come gruppuscolo ideologico, erede della tradizione dell’estrema destra francese, dal collaborazionismo alle guerre coloniali, annoverato tra i vincitori della storia solo per un’astuzia del generale De Gaulle. Tale famiglia intellettuale esisterà per sempre e si manifesta attraverso un essenzialismo della nazione e dell’identità e una teorizzazione dell’ineguaglianza.   Ora, questo gruppuscolo d’intellettuali è al cuore della vita pubblica da 30 anni. Dal 1983, anno delle prime vittorie locali, cui è seguita una prima avanzata con Jean-Marie Le Pen alle europee del 1984, fino alle presidenze di Mitterand, Chirac e Sarkozy. Non si tratta...

La Germania ad uso del Louvre

Collaudo   Nel corso degli anni ho collaudato e affinato un protocollo per visitare le mostre d’arte. Quando entro nella prima sala conosco a malapena il titolo dell’esposizione. Ne ho sentito parlare da un amico o alla radio, ho intravisto un’affiche sulla metro o il catalogo nella vetrina di una libreria, ho ricevuto una newsletter, in alcuni casi persino un invito per inaugurazioni spesso disattese. Certo, anche quando mi pare d’inciampare nella mostra sono immerso in un orizzonte di attese, tuttavia m’illudo che questo non interferisca troppo con la visita, che resti un brusio di fondo. Né faccio alcunché per foraggiare queste attese: ignoro i prestampati in distribuzione all’ingresso, il pannello introduttivo e quelli sulle singole sezioni. Girovago per le sale guidato dalla sola curiositas. Una forma, un colore, un suono, un movimento captano la mia percezione o la mia memoria; le gambe e il corpo vengono attratti dalla fonte potenziale di godimento. Pari a quella di una zanzara magnetizzata dal neon viola è la mia incoscienza. Raramente annoto qualcosa sul taccuino. Del resto cosa c’è da...

Frankenstorm: l'uragano Sandy e le sue foto fasulle

Il rapporto tra giornalismo e social network non è sempre stato dei migliori. Se da una parte il primo non sempre capisce ed è capace di integrare la cultura digitale nelle sue pratiche (è di questi giorni l'errore clamoroso di Rosanna Santonocito ai comandi dell'account @24job su twitter), dall'altra parte i secondi sono stati spesso veicoli virali di notizie fasulle e bufale di vario genere, dalle mille e più morti di Fidel Castro ai tagli di Hollande.   Ultima in ordine di tempo a inserirsi all'interno di questo dibattito è la proliferazione di foto fasulle dell'uragano Sandy, di cui si sono occupati molti giornali americani negli ultimi giorni. Su "The Atlantic", Alexis Madrigal si è dedicato a verificare quali, tra le fotografie più virali dell'uragano postate sui social network, fossero reali, quali fasulle e su quali permanessero dei dubbi dovuti all'impossibilità di controllare le fonti.   Sul blog di "Storyful", invece, Fiona McCann suggerisce tre semplici mosse per procedere in proprio al riconoscimento di fotografie reali o fasulle. In questa linea...

Guardare lontano

Nel giro di pochi giorni “Il Giornale” e “La Padania” hanno pubblicato in prima pagina due foto che mostrano esponenti della politica europea impegnati nello stesso gesto: schermare gli occhi avvicinando il palmo della mano a squadra sulla fronte. Sul “Giornale” (18 giugno) compare Ségolène Royal in questo atteggiamento, mentre la didascalia recita: “Ségolène Royal, ex compagna di François Hollande, dopo il voto legislativo di ieri ha perso il seggio parlamentare”.     Tre giorni prima (15 giugno), “La Padania” aveva scelto una foto di Umberto Bossi con il medesimo atteggiamento, inquadrato di profilo, con la scritta “El gh’à vist lontan” (Ha visto lontano). Come spiega l’articolo principale, “c’è arrivato anche il Financial Times, Bossi 20 anni fa”; si parla della necessità di una Europa “miscela di Stati senza debiti e di Regioni”, idea che il partito leghista avrebbe sposato da anni, in una politica proiettata “là dove la storia gli ha sempre dato ragione”.  ...

Parigi. Il confronto ritrovato

Gli italiani, che hanno visto in tanti La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, lo sanno bene: la Francia con il suo passato coloniale ha un grosso problema. Io sono senza dubbio un francese che ha un atteggiamento negativo, ma trovo che questo problema, questi oblii, sono molto più interessanti per capire il nostro presente di tutto ciò che vogliono imporci in quanto memoria ufficiale, attraverso le commemorazioni, per esempio.   Gli italiani, come i francesi, sanno pure che ormai non è più necessario essere un uomo o una donna culturalmente preparati per accedere alle più alte cariche dello stato. Pertanto siamo inclini a un entusiasmo un po’ esagerato, quando per caso il “cambiamento” porta al governo a Roma un vero “professore di economia” o alla presidenza a Parigi uno che è uscito dalla prestigiosa quanto impervia Scuola Nazionale di Amministrazione, appassionato di storia.   In Francia, il primo governo di François Hollande è stato d’altronde messo sotto segno classico, lui pure un po’ maltrattato, della grande meritocrazia francese: molti suoi membri, a...

Parigi. Sarkozy nel blu dipinto di blu

L’uso dei media aggressivo e spregiudicato accomuna di certo Sarkozy a Berlusconi, la resa decisamente no. Se Berlusconi si è garantito una lunga permanenza al potere grazie anche al controllo di giornali e televisioni, Sarkozy è stato subito messo sotto pressione dall’informazione, nonostante i suoi evidenti tentativi di assoggettarla. Ha peccato di presunzione e probabilmente d’ingenuità: il sistema berlusconiano è valido sotto molti aspetti, ma non è facilmente esportabile. Il presidente francese che si era posto come l’uomo della rupture, del cambiamento radicale della Francia, è stato costretto ad una continua ed incessante serie di giravolte. Il suo mandato, inizialmente aperto a sinistra con l’inclusione nel governo e nelle commissioni di importanti esponenti socialisti, si è poi fortemente radicato a destra, nel disperato tentativo di recuperare un consenso da sempre in calo.   Sarkozy non va sottovalutato; è un leader scaltro e fortemente carismatico che ha attraversato la propria carriera politica senza mai temere le cadute. A sconfiggerlo non sarà un’inchiesta...