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Freak Antoni

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Avevo poco più di vent’anni, l’età immortale / 1977. Retour à la normale

Non ricordo più dov’ero, ma mi sembra di ricordare una grande strada, via Ugo Bassi forse, dove sporgeva una cabina telefonica rossa sul marciapiede più ampio che annunciava la piazza. C’era fumo di lacrimogeni da tutte le parti, pezzi di bottiglia anneriti dalle fiamme, relitti di candelotti lacrimogeni, scie di vetrine rotte. Però ricordo esattamente che quando chiamai mia madre ero perfettamente consapevole che in televisione si stava parlando di quel che era successo a Bologna. “Tutto bene mamma” le dissi, e ammisi che sì, anch’io avevo sentito dei disordini ma i giornalisti esageravano come sempre. In effetti c’era stato un morto, ammisi malvolentieri. Poi con i guanti e il passamontagna ben infilati in tasca saltai sul primo bus e me ne andai a casa. Qualcuno dirà: se sapevi che tua madre era così preoccupata perché non l’hai chiamata prima? Posso rispondere serenamente che non mi era stato possibile, visto che nell’assemblea generale seguita all’uccisione di Francesco Lo Russo qualcuno mi aveva proposto come responsabile del servizio d’ordine per la manifestazione del pomeriggio e insieme a quindici, ventimila persone avevo fatto a botte con la città intera.   Quella...

Freak Antoni: una questione di vocali

Questo pezzo verrà letto dall'autore in occasione dell'incontro Gli altri Ottanta organizzato da Agenzia X all'interno di InEdito 2014 a Macao, domani, sabato 24 alle 21.00. All'incontro che prende spunto dal libro di Livia Satriano, Gli altri Ottanta (Agenzia X, 2104), interverranno, con performance musicali e letture: Federico Fiumani, gianCarlo Onorato, Johnny Grieco, MisS xoX, Carlo Casale e Steve dal Col (Frigidaire Tango), Ivan Carozzi, Ariele Frizzante, Massimo Giacon, Roberto Manfredi, Marco Philopat, Oderso Rubini, Livia Satriano     Conosco pochissimo Freak Antoni. Tantomeno gli Skiantos. Lo conosco quasi per sentito dire. Lo intuisco come chiunque abbia letto una storia di Andrea Pazienza o di Filippo Scozzari o qualche cronaca della Bologna del Dams o dell'arrivo dei carri armati in via Zamboni l'11 marzo '77. Non m'interessa il rock demenziale. Mi ha sempre insospettito. Però il 12 febbraio scorso, quando su internet ho letto la notizia della morte, sono stato male. Molto più di quanto avrei pensato. Ho cominciato a rivedermi le sue interviste, specie quelle recenti. L'ho guardato in faccia. E mi...

Freak Antoni applaudite per inerzia

Se potessi parlare cinque minuti con Freak gli spiegherei tutto e lui mi capirebbe. “Perdonami Freak” gli direi, “ma non ce la farò a venire al tuo funerale.” Lui potrebbe rispondermi qualcosa come: “Neanch’io ci vado volentieri…”. Freak era uomo discreto e sensibile, uno che non ti chiedeva mai spiegazioni per non sembrarti invadente, ma stavolta ci tengo che sappia il motivo. “Non ci crederai ma vado a un altro funerale.” E allora lui riderebbe senz’altro, e a un certo punto forse mi chiederebbe: “Ma cosa ci sta succedendo, Claudio?”.   Che si potrebbe dire? Dobbiamo umiliarci con le metafore? Piazze, strade, sentieri, sentieri interrotti… Alla fine credo che ci accorderemmo facilmente: “Non diciamo niente” direbbe lui, o forse lo direi io. L’unica è raccontarsi una storia. Una storia che va avanti e indietro nel tempo.   Trentacinque (trentasei? trentotto?) anni fa. Una traversa di via Saffi, Bologna. Abitavo in una piccola casa all’ultimo piano, un sottotetto simile allo Spielberg come temperature. Tipica casa da fuori sede. Avevo assistito...

Speciale Gianni Celati | Camminare con Celati

Per parlare di Gianni Celati devo cominciare dal camminare. Dentro e fuori le storie, storie che camminano. E camminare e raccontare. Insomma cominciare prima e un po’ lontani dalla scrittura, in una visione del mondo in movimento che precede, per chi guarda il mondo muovendosi, qualunque storia. Ci vediamo adesso forse una volta l’anno qui in Inghilterra, e neppure tutti gli anni. Ci mettiamo a camminare lungo il Regent’s Canal, verso est, dove Londra diventa un immenso svincolo stradale tra capannoni industriali, chiuse dismesse, vegetazioni acquatiche, e parliamo di tutto, a ruota libera.     Io so bene quali sono le mie difficoltà con Gianni: vorrei riassumere la mia vita, i miei progressi ma anche  ammettere che non c’è mai nessun progresso, che sono lo stesso di quando ero un suo studente. Questa è una traccia del periodo in cui Gianni era il mio professore, ma sarebbe forse più giusto dire maestro.   All’idea di scrivere e fare della letteratura un mestiere sono arrivato al Dams attraverso Gianni e, come chiunque di fronte a un mondo sconosciuto, ho cercato di capire attraverso lui...