raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

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Gilda Policastro

(3 risultati)

Salabé, Ostuni, Montieri / Tre poeti

Leggendo Il bel niente (La nave di Teseo, 2019), il felice esordio poetico di Piero Salabé, sono andato a riprendere un libro del filosofo Massimo Baldini sulla mistica medievale, alla pagina dove dice che «al mistico il linguaggio spesso si impunta, talora egli non fa altro che ripetere a singhiozzi un alfabeto, la parola è sempre una barriera che gli riesce difficile superare».  E in effetti il filo conduttore di questo libro è proprio il continuo riproporre e variare una situazione di scacco del linguaggio di fronte a un “nocciolo” o “essenza” delle cose; in primo luogo l’esperienza dell’amore, che del libro è uno dei temi principali.  Certo, per i mistici l’oggetto ineffabile è Dio, mentre per l’autore è l’esperienza amorosa o una supposta autenticità delle cose, ma forse cambia poco. Di fronte a questo “quid” a volte la parola – che pure si vorrebbe dire – si inceppa e si fa balbettìo: «che e non / che non // m’ami / mi preoccupa // che l’altro / è quel che / si sa // mentre l’altro / ora ancora // io e tu / un e una // fine fino // alla fine // chiusi / in quell’unico / bacio.» (p. 79)   Abbiamo scelto un caso estremo, ma esemplare di una situazione che...

Gilda Policastro. Sotto

Dopo vari libri di critica e di poesia e a tre anni dal romanzo Il farmaco, che ha suscitato molti consensi e qualche polemica, arriva la seconda prova narrativa di Gilda Policastro: Sotto.   Già il titolo, asciutto, è un buon indizio del mondo e del modo della narrazione. L'ambiente è quello del precariato intellettuale che si muove nei meandri, se non nelle cloache dell'università di massa, alla ricerca di un posto di lavoro: borsisti, ricercatori, ex, attuali o aspiranti; professori che gestiscono il loro micropotere locale come arbitri interessati di destini vacillanti e che per questo si credono dei; galoppini di lungo corso; studentesse disposte, all'occorrenza, con la massima disinvoltura, a concessioni in passato ritenuti infamanti, per ottenere l’obolo di un voto da vecchi bavosi e dai loro servidorame, e le rispettive famiglie disfatte o in rapida dissoluzione, tenute insieme, finché è possibile, dal sesso o da qualche interesse, e più ancora da sentimenti ambivalenti in cui però prevale l'odio, o quanto meno una forte miscela di rancore e recriminazioni, specie tra madre e figlia....

Il sabato del villaggio / Analisi di un pavimento

Macchie, cicche, lacche, bottiglie vuote. Quel pavimento è il pavimento sporco della nostra vita.   Questi versi che Franco Marcoaldi dedica all’artista Gianfranco Ferroni non sono che un elenco analitico di una serie di oggetti sparsi su un pavimento. E lo stesso si potrebbe dire del quadro dell’artista livornese da cui Marcoaldi prende spunto, se non fosse che Ferroni stesso, intitolando il quadro Analisi di un pavimento, ha predisposto lo sguardo poetico di Marcoaldi. L’indicazione dell’artista è determinante perché pone l’opera tra lo sguardo, in questo caso del poeta, e la realtà come fosse un vetro che filtra la memoria degli oggetti, da privata a pubblica.   Qualcosa di simile avviene con le bellissime fotografie di Dino Pedriali, in cui vediamo attraverso il vetro di una finestra un Pasolini sfocato che ci osserva dall’interno di una stanza. Il vetro ci impedisce di vedere il corpo nudo di Pasolini, ma al contempo rivela il corpo del poeta superando l’anatomia privata per mettere in mostra il nostro corpo di uomini e quello della società in cui viviamo. Il corpo a...