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Giovanni Spadolini

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Gli arabi, Israele e il terrorismo

Nella situazione di tensione che si è creata nel Mediterraneo, come percepisci tu il problema dei rapporti tra i paesi della sponda nord del Mediterraneo e i paesi della sponda sud, tra paesi come l’Italia e paesi di cultura islamica come la Libia, ma anche come l’Egitto, come la Tunisia, come l’Algeria e che cosa ti sembra che si debba fare, pensare, scrivere, per evitare che si creino tensioni senza uscita come quelle che qualche volta si sono create? Non c’è anche una mancanza di conoscenza da parte nostra?   La conoscenza è certamente una buona cosa e la conoscenza che noi abbiamo del mondo arabo è scarsa, obiettivamente. Ma direi che è scarsa in parte per colpa nostra e in parte anche per colpa loro, perché veramente da secoli, dal mondo arabo e dall’Islam più un generale, è uscito pochissimo di buono. Sono utenti della civiltà tecnologica a cui non hanno contribuito, sono utenti del marxismo senza averlo rinnovato, insomma stanno in qualche modo ai margini della civiltà occidentale e di quella comunista. La mia impressione è piuttosto negativa, non mi fiderei di...

Trent'anni e non sentirli

Mi sono imbattuto l’altra sera in questa bellissima intervista a Spadolini. Ci sono tre cose che, oggi, sono una lezione. La prima è che a dialogare con lui, un presidente del Consiglio, non c’erano i giornalisti: c’erano Alberto Moravia, Goffredo Parise, Giuseppe Patroni Griffi, e Paolo Villaggio (sì, proprio lui: Fantozzi). Non che gli intellettuali siano meglio dei giornalisti (assolutamente), ma serve per capirci sul livello di connessione, e di osmosi, che c’era un tempo fra la cultura e i problemi del paese. La cultura e la politica non erano cose lontane che si guardavano da lontano, erano una cosa sola, l’una causa ed effetto dell’altra.   La seconda è una cosa bella, proprio bella (a prescindere dalle morali salutiste): è che quelli lì fumavano, di continuo. Come fosse una tavola intorno alla quale avere anche un grado di pace, senza finzione. Chi non capisce il perché, non lo capirà mai.   La terza è invece più sostanziale: Spadolini risponde a domande ancora oggi senza risposta. Come se nel frattempo non fossero passati decenni, soldi e azioni. Parla...

Striscia la Notizia risponde a Doppiozero

Pubblichiamo di seguito la risposta di Striscia la Notizia all'articolo di Gianfranco Marrone Neotelevisione (leggi l'articolo).     Contro il Drive in si è mossa da mesi una vera e propria macchina del fango. Chi in mala fede, chi acriticamente, chi semplicemente non ricordando, confonde o accomuna il programma culto degli anni ’80 con Colpo Grosso. Drive in, trasmissione libera e libertaria, una parodia dell’Italia degli esagerati anni ’80, della Milano da bere, del riflusso, dell’edonismo reaganiano, era un programma comico e satirico. Le ragazze “fast food” erano iperboli: figure retoriche viventi, caricature al pari del paninaro, del bocconiano, del dott. Vermilione, della top model, della professoressa, della moglie dell’onorevole Coccovace. Essendo parodie è evidente che prendessero spunto da altro, infatti le “tette” erano altrove. La Rai trasmetteva quelle nude di Rosa Fumetto ne Il Cappello sulle 23, quelle di Ilona Staller in C’era due volte, quelle di Barbara d’Urso in Stryx e quelle che facevano da tormentone in Due di tutto. Canale 5 rispondeva con altre...