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Henry Bergson

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Una mostra a Milano / Muybridge. Fotografia in movimento

Grande appassionato di cavalli, il ricco e influente Leland Stanford chiede nel giugno del 1872 a Eadweard Muybridge di fotografare la corsa del suo celebre Occident per verificare la tesi che c’è un istante durante il galoppo in cui il cavallo ha tutte le zampe sollevate da terra: comincia così la storia della cronofotografia. Muybridge si era trasferito nel 1850 dalla natìa Gran Bretagna negli Stati Uniti, per il suo lavoro in ambito editoriale e librario, poi, dopo qualche anno passato di nuovo in Gran Bretagna, dal 1866 si era stabilito a San Francisco. Qui aveva avviato un’attività fotografica professionale, dedicandosi a soggetti vari, soprattutto paesaggistici, di cui nella mostra milanese (Muybridge Recall, a cura di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio, al Palazzo delle Stelline, fino al 1 ottobre) ci sono alcuni esempi significativi. Ambizioso ed eccentrico, accetta la sfida e la decisione segna da quel momento il tracciato della sua vita, che sarà tutta dedicata al miglioramento, alla variazione e alla diffusione della sua invenzione.   La sfida consisteva nel fatto che l’occhio umano non riesce a cogliere con certezza la posizione delle zampe e i dettagli del...

Zombi insight

Più reali che mai. Ecco come appaiono – e sono – gli zombi di Rocco Ronchi che nel suo ultimo lavoro dal titolo, quanto mai azzeccato, Zombie Outbreak (Textus, L’Aquila 2015), s’improvvisa regista di una fenomenologia degli spiriti e del Dead assoluto. Già ne parlano tutti, come se ne fossero stati contagiati, ma del resto Outbreak significa anche questo: epidemia.   Quello di Rocco Ronchi è un libro che vale un morso e un contagio, entrambi letali. Zombie Outbreak è infatti solo all’apparenza un libretto dedicato alle decreature generate da Haiti e adottate successivamente da Hollywood; è solo cioè all’apparenza un libretto agile e pop-filosofico consacrato agli eroi del cinema di genere. In realtà è un libro-esca che, mentre dà voce (l’unica peraltro possibile) a queste ‘creature’ virali che ossessionano l’immaginario contemporaneo, non solo cinematografico, annuncia al mondo che è venuto il tempo della sua fine.   95 pagine che avanzano stupidamente, senza evoluzione alcuna, perché “quando nella terra dei vivi i morti...

La crisi dell'avvenire

Alla nostra epoca è riuscito l'exploit di parlare ininterrottamente della «crisi» senza riuscire in alcun modo ad affrontare i problemi alquanto reali che nutrono questa ipertrofia di discorsi di crisi. Di fronte a un'inflazione così accecante, la cosa migliore è forse di cominciare a porre alcune tesi dall'apparenza dogmatica, che avranno perlomeno il merito di fare un po' di piazza pulita (e forse di suscitare qualche discussione). Ciò che quotidianamente indendiamo e diciamo sulla «crisi» è illusorio almeno per tre ragioni:     1° I nostri discorsi attuali di crisi implicano una struttura narrativa ingannevole, per il fatto che ci incoraggiano a credere che tutto andava bene, che siamo in un brutto momento, e che andrà meglio quando ne saremo usciti. Non andrà affatto meglio se si aspetta semplicemente che passi o se si spera di poter continuare come prima: bisogna cambiare radicalmente di direzione.     2° I nostri discorsi «sulla» crisi ci impediscono di parlare di ciò che è veramente in crisi: «la» crisi di...