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Il bambino d’oro

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Quando navighiamo le parole / Chandra Livia Candiani. Infanzia e poesia

Il mio angelo è un po’ teppistello fa gli scherzi brucia le ali degli altri angeli gioca alla Wii non sta mai fermo il mio angelo è molto rabbioso io e il mio angelo siamo uguali. Zoubayr, 9 anni   Le edizioni Dante e Descartes, in questo periodo sulla cresta dell’onda per Averno, della neonata Nobel Louise Glück, hanno recentemente pubblicato un mini scritto di Chandra Livia Candiani, L’angelo teppistello. Mini perché il libro fa parte della collana Storie in trentaduesimo. “All’insegna del piccolo formato per conto dei librai in fondo alla città” recita il colophon. Piccolo formato significa proprio piccolo: 4x5 cm, per un totale di 80 pagine. Che i librai stiano in fondo alla città (di Napoli) non è, credo, ininfluente, per una scrittrice che in un precedente libro sulla poesia e i bambini, Ma dove sono le parole (Effigie 2015), ha scritto che il luogo dove li incontra e a essi fa incontrare la poesia è “quella periferia dell'essere dove si sbaglia sempre, si è fuori luogo, si vacilla fortemente e si vive senza rete”.  L’angelo teppistello, si legge nel frontespizio, è apparso nel 2015 in “Rivista di psicologia analitica” (n. 40, vol. 92). Ottima l’idea di...

«Zan zafaràn momón» / Il lato oscuro di Nane Oca

Come già «Cisbicchio» e altre espressioni che vengono dal Pavano Antico di Giuliano Scabia, anche «Zan zafaràn momón» entrerà nel gergo domestico dei molti fan di Nane Oca e, ne siamo certi, farà concorrenza ad Abracadabra. Quando la lingua di un libro si fa anche lingua parlata dai suoi lettori è un segno di vitalità, cioè di grandezza. La formula magica che consente a Nane di spostarsi con rapidità supersonica e di togliersi d’impaccio di fronte ai casi rischiosi dell’ultimo viaggio iniziatico, risuona di frequente nel quarto romanzo della saga, dal titolo Il lato oscuro di Nane Oca, giunta (ahinoi!) al suo epilogo. Il lettore infatti non troverà in fine di volume le appendici consuete che confortavano sul possibile seguito delle storie. Tant’è che il Canzoniere ricamato di notte da Rosalinda per il suo Puliero, in gentile risposta al Fioreto delle Foreste sorelle, questa volta è collocato al mezzo del libro. D’altronde, come dice Maria la Bella in coda alle vicende, suo figlio Giovanni è «diventato grande». Tuttavia, il lettore speranzoso potrebbe pur sempre appigliarsi alla battuta di Celeste lo sposo quando, nella pagina finale, dà il via all’improvvisato trio musicale «anche...