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Il padre

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28 giugno 1914 / Miljenko Jergović, L’attentato di Sarajevo

Cesare Lombroso non lo avrebbe degnato di uno sguardo. Perché Gavrilo Princip, il ragazzo che ammazzò l’Arciduca Franz Ferdinand e sua moglie Sophie a colpi di Browning M 1910 calibro 7,65 la domenica del 28 giugno 1914 a Sarajevo, non aveva i connotati dell’“uomo delinquente” delineato dell’antropologo veronese nel 1876. Niente fronte sporgente né orecchie grandi, asimmetrie nel volto o braccia troppo lunghe. Anzi, nelle foto appare come un giovane con la barbetta da hipster ante litteram, gli occhiali da intellettuale, lo sguardo intenso. Amava scrivere poesie e nei quattro anni trascorsi nella terribile prigione di Terezin, dove morirà di tubercolosi prima del suo ventiquattresimo compleanno, confessò che a mancargli più di tutto erano i libri.      Eppure, ancora oggi, sulle spalle del ragazzo bosniaco di Obljaj pesa una colpa terribile. Quella di avere acceso la miccia dell’“inutile strage”, come Papa Benedetto XV definì la Prima guerra mondiale, che lasciò sui campi di battaglia più di 10 milioni di morti e oltre 20 milioni di feriti. L’Austria-Ungheria e gli Imperi Centrali, infatti, considerarono l’attentato di un gruppo di ragazzi affiliati alla Mlada Bosna...

Cuba: una famiglia esplode nel paese imploso / Carlos Manuel Álvarez, Cadere

“Non cerchi di aggrapparti a niente, ti abbandoni alla corrente, come un corpo rotto, fino a che ti impigli in un giunco o qualche mulinello ti trascina o ti assesti su una secca, e poi l’ultima cosa che pensi è che è andata, ora ti addormenti, e che quello, che ora ti addormenti, è l’ultimo pensiero che fai, e che poi nella tua testa non ci sarà nient’altro, e poi, in effetti, non c’è nient’altro.” Una nuova generazione di scrittori attraversa e rinnova la letteratura sudamericana. Poeti, specialisti del cuento o del romanzo, hanno tutti tra i trenta e i quarant’anni, o poco più, conoscono la storia imponente e sofferta dei loro paesi d’origine, così come quella dei loro padri letterari e la rispettano, ma vogliono dimostrare che si può scrivere in maniera diversa. Scrittori come il colombiano Juan Cárdenas, l’uruguaiana Vera Giaconi, l’argentino Federico Falco, la messicana Brenda Navarro e la cilena Nona Fernández (di queste ultime due abbiamo parlato proprio su Doppiozero qui e qui), l’elenco potrebbe proseguire ancora  a lungo, mi limito ad aggiungere Carlos Manuel Álvarez, cubano, nato nel 1989, autore di Cadere (Sur 2020, traduzione di Violetta Colonnelli), un piccolo...