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Il Signore degli anelli

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Aperture e chiusure / Incontrarsi per la strada

Nel giugno dello scorso anno, insieme a noi tutti, reduci dal primo lockdown, è uscito un libro la cui lettura ci avrebbe fatto bene non solo perché utile nella contingenza, ma anche perché suggestivo per la nostra vita indipendentemente dalle ragioni di questo o quel virus. Camminare può cambiarci la vita è stato scritto da Shane O’Mara, un neuroscienziato, direttore del Trinity College Institut of Neuroscience di Dublino. Vi si racconta perché camminare sia una attività che fa bene al cervello e al corpo e perché possa far bene alle città, all’ambiente, alle nostre relazioni. Un’attività a basso costo ma, chi ama camminare lo sa, di grande e molteplice valore. In queste ultime settimane la progressiva “riapertura” delle nostre città sembra favorire la rimozione della fatica fatta in questo anno e l’attenzione verso le conseguenze economiche, psichiche e relazionali che ha avuto su di noi non solo la pandemia, ma soprattutto la sua gestione. Piano piano, andando avanti, sembra si voglia tornare alla precedente situazione di “anormalità”, segnata da stili di vita (e professionali) che di solito ignorano le ovvietà scientifiche che, applicate, coniugherebbero al meglio benessere,...

Nicolas Bouvier / La polvere del mondo

L’usage du monde, ripubblicato da Feltrinelli con il bel titolo La polvere del mondo (pp. 425, € 20 è la cronaca di un viaggio in una Fiat Topolino dai Balcani al Pakistan fatto da due amici: Nichola Bouvier, che scrive, e Thierry Vernet, che invece dipinge. Sono affiatati e il libro non diventa un romanzo sulla loro amicizia, resta aperto al mondo che incontrano. Quindi poca psicologia e tanta storia, antropologia, curiosità, divertimento. Questa è la prima regola per chi fa un viaggio: o soli, o con qualcuno che sia compagno di esplorazioni e non costringa a un ripiegamento su se stessi, anche se per i migliori motivi del mondo. Cominciamo dal titolo e qui c’è una questione piuttosto interessante per i traduttori. La soluzione adottata a me piace e non è intuitiva. Perché tradurre usage con polvere? Nei settanta anni che sono trascorsi dal viaggio di Bouvier viaggiare è diventato un utilizzo del mondo nel senso corrivo, spesso dannoso per le comunità che si incontrano. L’industria cinematografica amplifica questa percezione come se tutti i luoghi del mondo, dall’Antartico a Venezia al Vietnam, fossero diventati i fondalini delle azioni di personaggi assai simili tra loro:...

Che senso ha tutto l’effimero umano affannarsi? / Giorgio Fontana, Prima di noi

«Grande libro, grande male» («μέγα βιβλίον μέγα κακόν», méga biblíon, méga kakón): così suona uno dei più celebri motti della poesia alessandrina. Ma anche senza scomodare Callimaco, io d’istinto diffido dei libri lunghi. Credo che le ragioni siano due. La prima è che in questo modo io probabilmente cerco di giustificare la mia pigrizia (anche fisica: ho un’atavica indolente predilezione per gli oggetti librari maneggevoli). La seconda è che in un testo di grande mole avverto innanzi tutto un atto di presunzione, la richiesta di un’esorbitante apertura di credito. Se infatti chi pubblica è convinto di avere qualcosa di abbastanza importante da dire ai lettori, egli presume che il tempo che il lettore gli dedicherà sarà adeguatamente compensato: ma quanto più lungo è il testo, tanto maggiore è il tempo che occorrerà per leggerlo, e altro è un libro di due o trecento pagine, altro è un tomo di ottocento o mille. Proponendo un’opera di quelle dimensioni – così io mi figuro –  è come se il romanziere si mettesse sullo stesso piano dell’autore di Guerra e pace o di Menzogna e sortilegio. O del Signore degli anelli, anche: non è questione di valore estetico assoluto, ma di capacità...