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Jean-Luc Nancy

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La polis in danza di Virgilio Sieni

La città e il corpo. Virgilio Sieni disegna con la sua prima Biennale Danza una polis utopica, dove si ritrovi spazio per l’ascolto, per la relazione, per i tempi lunghi della conoscenza, per la bellezza che nasce dall’incontro e dallo scontro, dalla solitudine e dal rapporto con gli altri, in un’idea nuova di cittadinanza opposta alla fretta furiosa del consumo. “Abitare il mondo” l’ha chiamata, mescolando coreografi di fama internazionale e allievi danzatori, bambine delle scuole di ballo, mamme e figli di diverse età, interpreti giovani e affermati, persone anziane e abitanti di luoghi speciali del Paese marchiati da qualche superfetazione del reale, come le donne del rione che vive e muore sotto l’Ilva, protagoniste del bellissimo Visitazione Taranto. La danza per Sieni è maestria, scavo, perfino virtuosismo, ma anche ricerca di bellezza nei gesti quotidiani, liberazione delle potenzialità espressive della gente comune. È cammino, attraverso il movimento, verso una coscienza individuale e sociale più sensibile.   Madri e figlie   “College” si chiamava questa...

La Germania ad uso del Louvre

Collaudo   Nel corso degli anni ho collaudato e affinato un protocollo per visitare le mostre d’arte. Quando entro nella prima sala conosco a malapena il titolo dell’esposizione. Ne ho sentito parlare da un amico o alla radio, ho intravisto un’affiche sulla metro o il catalogo nella vetrina di una libreria, ho ricevuto una newsletter, in alcuni casi persino un invito per inaugurazioni spesso disattese. Certo, anche quando mi pare d’inciampare nella mostra sono immerso in un orizzonte di attese, tuttavia m’illudo che questo non interferisca troppo con la visita, che resti un brusio di fondo. Né faccio alcunché per foraggiare queste attese: ignoro i prestampati in distribuzione all’ingresso, il pannello introduttivo e quelli sulle singole sezioni. Girovago per le sale guidato dalla sola curiositas. Una forma, un colore, un suono, un movimento captano la mia percezione o la mia memoria; le gambe e il corpo vengono attratti dalla fonte potenziale di godimento. Pari a quella di una zanzara magnetizzata dal neon viola è la mia incoscienza. Raramente annoto qualcosa sul taccuino. Del resto cosa c’è da...

The Reverse Grand Tour

Être singulier pluriel. Così Jean-Luc Nancy intitolava nel 1996 la sua riflessione sul rapporto tra le identità dei singoli e il sistema di relazioni che le eccede, sull’“essere singolare plurale” appunto. Secondo il filosofo, ognuno, all’interno di un regime di differenze e condivisione, può realizzare il proprio essere solo all’interno di una comune cornice di coesistenza, di una comunità.   Secondo quest’ottica, ogni differente singolarità è dunque indissociabile dalle altre, e su questa linea, assumendo l’arte come processo d’analisi e conoscenza reciproca, Valerio Rocco Orlando indaga e racconta storie diverse, estratte da contesti comuni e quotidiani, ricomponendole come i tasselli di un mosaico all’interno di un’immagine d’insieme, declinata nelle diverse forme del video, dell’intervista, della composizione fotografica, della scultura luminosa, del gesto, ed elegge a suoi protagonisti individui, nella parte di loro stessi, scelti dalle cerchie d’amici, da luoghi generici o connotati, come scuole e accademie, esemplificativi di identit...

Rosalind Krauss. Under Blue Cup

Quello che sto per scrivere non suonerà come un’indiscrezione, perlomeno tenendo conto di quello che i lettori più affezionati di Rosalind E. Krauss – la più brillante storica e critica d’arte contemporanea americana, con un nutrito seguito anche in Italia – si raccontano a mezza bocca da dieci anni. Ma soprattutto non suonerà come un’indiscrezione per una ragione più sostanziale, che è l’oggetto principale dell’ultimissimo libro di Krauss. Procediamo per ordine: fine 1999 a Manhattan, in uno dei migliaia di taxi che sciamano a zig zag sfidando la griglia urbanistica della città, Rosalind Krauss vive un’esperienza quasi letale: la rottura di un aneurisma. Raggiunto l’Ospedale di New York a bordo dello stesso taxi viene ricoverata d’urgenza e si salva per un pelo. L’emorragia cerebrale ha pertanto delle conseguenze devastanti sulla sua memoria. Il XX secolo si chiude per Krauss con un vero e proprio azzeramento, un reset dei suoi ricordi.   In tanti consideravamo The Optical Unconscious (tr. it. L'inconscio ottico, Bruno Mondadori 2008) – uno dei...