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Jean Mohr

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Lo sguardo delle nuvole / Ricordare Jean Mohr

“Cara Maria, nel caso tu non l’abbia ancora saputo, Jean è mancato serenamente ieri mattina”.  A darmi questa notizia il 4 novembre è Yves Berger, figlio di John, che del fotografo svizzero Jean Mohr (1925-2018) è stato compagno di strada e di avventure, collaboratore e ‘complice’ a partire dal 1962, quando si incontrarono per la prima volta a Ginevra. Risale a quell’anno l’avvio di un sodalizio professionale che nel tempo si è trasformato anche in una formidabile amicizia. Ne sono nati una serie di libri la cui importanza politica, sociale, artistica e letteraria resta non solo attuale, ma tuttora anticipatrice: A Fortunate Man: The Story of a Country Doctor (1967), inedito in Italia, A Seventh Man (1975) [Il settimo uomo, Contrasto, 2017], Another Way of Telling. A Possible Theory of Photography (1982), da noi ancora inedito.    “Lo spirito di collaborazione è raro tra un fotografo e uno scrittore”, scriveva nel febbraio del 2015 Mohr sulle pagine di The Telegraph, in occasione di una nuova ristampa di A Fortunate Man, libro su cui si sono formati i migliori medici di base inglesi. Jean e John lo avevano costruito insieme puntando su quella che potrebbe sembrare...

Questa sera a Libri Come, Roma / John Berger, Il settimo uomo

Nel 1974 John Berger e Jean Mohr terminano di scrivere un libro dedicato all’emigrazione in Europa. Raccontano con parole e immagini gli undici milioni di persone che dai paesi marginali del Continente (Spagna, Portogallo, Italia, Grecia) si sono spostate per lavorare nei paesi più ricchi. Provengono anche da Turchia e Nord Africa. I due autori descrivono principalmente la migrazione maschile, lasciando sullo sfondo quella femminile, ed escludono la Gran Bretagna che per via del Commonwealth riceve lavoratori stranieri da tutto il mondo. Il settimo uomo (Contrasto, pp. 347, € 24,90) tradotto da Maria Nadotti, preziosa curatrice dei libri di Berger, è un volume inconsueto e unico, che dovrebbe stare nelle biblioteche di tutte le scuole italiane, sfogliato e letto in ogni classe, commentato ad alta voce dagli insegnanti. Sono certo che se don Milani l’avesse avuto tra le mani, l’avrebbe elevato a libro di testo della sua scuola di Barbiana. Si tratta infatti di un racconto – qualunque cosa scriva, Berger è sempre un narratore – e insieme di un libro scientifico, con dati e tabelle, di un libro di psicologia e insieme di antropologia, di un album d’immagini e insieme di un libro di...

Torna in libreria uno dei libri più attuali del grande scrittore recentemente scomparso / Il settimo uomo

Dalla riedizione inglese del 2010 sono passati sette anni e le cronache quotidiane si sono riempite di immagini “migratorie” sempre più feroci. Lampedusa, Leros, Sangatte, nomi ormai indissolubilmente legati al brutale, regolamentato caos contemporaneo. Ecco perché ho desiderato che Il settimo uomo vedesse nuovamente la luce in un’edizione italiana, simbolicamente accompagnata dalle parole di Pietro Bartolo, medico di Lampedusa.   Questo libro, scritto quarantatré anni fa, oggi è forse più significativo di quanto non fosse allora. In qualche modo si è rivelato profetico. In che senso? Che cosa lo ha reso tale? Non sono in grado di rispondere seriamente a chi mi domanda che cosa sia cambiato da allora a oggi, non ho sufficienti informazioni sulla situazione economica attuale. Quel che posso dire è che, nella scrittura d’immaginazione, la profezia è una strana cosa, non ciò che si intende normalmente.      Prendiamo il titolo che abbiamo dato al libro, per esempio: Il settimo uomo. Lo dobbiamo al poeta ungherese Attila József (1905-1937), autore di una poesia intitolata “Il settimo”, in cui egli esprime la sua forte inquietudine per il destino del suo paese. Chi...

John Berger. Autunno londinese

Come Jamie Andrews [1] e Tom Overton [2] hanno raccontato nei loro contributi al volume 32 di “Riga” (Riga 32, John Berger, a cura di Maria Nadotti, Marcos y Marcos, Milano 2012), nel 2009 John Berger ha deciso di donare alla British Library il proprio archivio letterario. Come in varie altre occasioni, il suo è stato un gesto generosamente controcorrente visto che sono ormai molte le istituzioni europee e soprattutto nordamericane che si contendono i manoscritti, gli epistolari, gli appunti, i diari, gli schizzi, gli schemi, gli abbozzi, le fotografie e l’infinita serie di materiali che un autore di fama mondiale produce nel corso di una vita.   Talora si arriva a vere e proprie aste.   Il desiderio di Berger, che continua a considerarsi un marxista e a credere nell’amicizia e nei rapporti disinteressati, era di avere il meno possibile a che fare con “le forze del mercato”. Ciò che gli stava a cuore era mettere in buone mani, in mani capaci di creare le condizioni per future condivisioni, il proprio lavoro di anni ma anche il frutto di numerose e poliedriche collaborazioni con scrittori, artisti, fotografi...