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Jhumpa Lahiri

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Jhumpa Lahiri / L’interprete dei malanni

Mi rendo conto soltanto adesso, mentre mi accingo a scrivere per il ventesimo compleanno di questo libro eccellente, che mi è già capitato di festeggiare senza accorgermene i suoi primi dieci anni di vita. L’ho fatto quando, nell’autunno del 2009, lo comprai per un euro a Roma, pescandolo nel disordine polveroso dei libri usati, e lo lessi subito, in un pomeriggio e una lunga piacevole serata. Non c’è modo migliore, secondo me, per rendere omaggio a un libro.   Dell’autrice allora non sapevo niente, mi sedusse il volume, che portava tutti i segni di un uso intenso: copertina smanacciata, righe sottolineate con punti esclamativi a lato. Ma decisivo fu il titolo. Sapevo di aver comprato un libro di racconti e i racconti, si sa, non nascono necessariamente per stare insieme, ciascuno potrebbe avere una vita solitaria e autosufficiente. Costringerli in un volume a volte può sembrare persino un abuso, se qualcosa non segnala che la convivenza ha ottime ragioni. Mi sembrò subito che Interpreter of Maladies lanciasse quel segnale anche nella felice traduzione italiana di Claudia Tarolo, del tutto aderente all’originale grazie alle radici greco-latine di interpreter e di maladie. Un...

Est/Ovest: la guerra delle lingue

Voglio qui dimostrare la mia tesi: che sia in atto sul continente asiatico una battaglia strisciante, un braccio di ferro tra la lingua inglese e la lingua cinese (e di conserva le più deboli lingue locali come l’indonesiano, e le lingue indiane) che si svelerà presto. Ma devo prenderla alla larga. Prima una citazione: Xiaolu Guo, Jhumpa Lahiri e Jonathan Franzen a colloquio al Jaipur Literature Festival. Denuncia Xiaolu Guo: la letteratura angloamericana è sopravvalutata. È solo un problema di capacità di diffusione grazie al medium linguistico che si è imposto come globale. Un bell’articolo sul Guardian riporta la ricchezza di quel dibattito. Io credo che questa battaglia tra le lingue non sia che il riflesso di uno scontro (non ancora una guerra) a bassa intensità che si sta preparando nella contrapposizione tra il/i nuovo/i gigante/i asitico/i, Cina in testa a tutti ovviamente, e l’Occidente. Per ora, si parla di softpower. Ne ho già scritto su questo blog: gli Istituti Confucio pompano prodotti culturali cinesi in linea con le direttive del Partito, siano essi cinema o narrativa. E il governo apre i...