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Kate Moss

(6 risultati)

Cinquanta sfumature di intimo

San Valentino. Lego. Lingerie. Basic Bitch. BDSM. Non è un mal riuscito tentativo di haiku, ma è una sintesi dei temi dominanti dell'agenda mediatica che intervengono sotto forma di concrete opere di manipolazione dell'immagine finalizzate al dover-essere di un corpo in una cultura, o meglio alle sue molteplici sfumature. È indubbio che le pratiche significativamente rilevanti per una data cultura plasmano i tratti stilistici del sistema moda e le forme del corpo per costruire una data struttura valoriale e ciò emerge in modo preponderante nella comunicazione della lingerie, ovvero la trasposizione visiva e patinata di ciò che è nascosto o “sotto”. Nelle campagne pubblicitarie dei maggiori brand di intimo a distribuzione mondiale si rilevano dei motivi invarianti rispetto al setting o alle pose, e i singoli capi sono accomunati da texture e formanti plastici che asservono alla modellizzazione “corretta” del corpo di moda. Indubbiamente ogni brand si rivolge a un target e a uno “stile di vita”, sia per valori critici dovuti in prima istanza al prezzo che per valori utopici dovuti al “chi si...

Tra Marlon Brando e Johnny Depp

Paul McCartney scende le scale con passo non del tutto certo, per andare ad accomodarsi al pianoforte. Il video è quello di Queenie Eye dal suo ultimo lavoro New. Lo studio di registrazione è quello storico, il numero due di Abbey Road. Macca non corre ormai più il rischio di citarsi addosso, anzi ha fatto dell’autocitazione una forma non banale di metafinzione creativa. Un gioco iniziato anni fa con la leggenda della sua morte che lo stesso McCartney ha brillantemente alimentato (probabilmente anche per scaramanzia) inserendo nei propri lavori divertenti indizi. E questa volta indossa almeno un paio di sandali. Primo custode di se stesso, Paul McCartney gioca brillantemente su più piani: da un lato mostra uno dei luoghi simbolo della propria mitologia, dall’altro una chioma castana improbabile per un settantenne (già cinquantenne ingrigito), allo stesso tempo ospita un gruppo di amici che casualmente stanno tutti nella stanza. Tra di loro Jeremy Irons, Meryl Streep, Gary Barlow, Tom Ford, Lily Collins e Jude Law, probabilmente quelli che ce l’hanno fatta da soli parafrasando Queenie Eye.   Farcela da soli forse...

Gli anni 90 di Davide Sorrenti

Davide Sorrenti è un bellissimo ragazzo di sedici anni illuminato da una luce gialla e con una lunga cicatrice sulla pancia, una cicatrice di cui si è sempre vantato, come un eroe di guerra. È così che il fratello Mario Sorrenti lo racconta e lo fotografa, per un'intera notte, il giorno del Ringraziamento del 1992, e raccoglie tutta la serie di scatti nel libro The Machine. “La macchina” non è altro che l'apparecchio che, ogni notte, durante il sonno, filtra e purifica il sangue di Davide Sorrenti, malato di talassemia da quando ha tre anni e di cui muore a vent'anni, anche grazie all'eroina, incompatibile con il suo stato di salute.   Davide Sorrenti. Ph. Mario Sorrenti   Se si comprende Davide Sorrenti, la fotografia di moda degli ultimi 25 anni assume un carattere inedito. Ogni aspetto glam e ogni luce messa al posto giusto per rendere, di decade in decade, più perfetta, più aggressiva, più soft, più plastica, più sexy una fotografia, passano in secondo piano rispetto a questa storia fatta di cultura, osservazione della realtà, famiglia e amicizia.  ...

Sono solo parole?

In principio venne il corvo. E da un corvo, si sa, non può venire niente di buono. Siracusa, 465 avanti Cristo, cade la tirannia del sanguinario Trasibulo. Gli abitanti della polis sperimentano libertà cui non erano abituati. Una primavera siracusana, diciamo, due millenni e mezzo prima di quelle arabe. Le controversie non vengono più risolte dal sovrano ma attraverso discussioni pubbliche. A questo punto fa il suo ingresso in scena Corace (Corax, corvo, appunto). Insegna l'arte di elaborare discorsi persuasivi. Regola base: il sembrare vero conta più dell'essere vero. Per prevalere nelle controversie ci vogliono quelli come lui. Nasce così la retorica. Mali corvi malum ovum. Da un cattivo corvo, un cattivo uovo. Si potrebbe pensare leggendo alcuni titoli: «Basta retorica della crescita», «Criminalità: i dati smentiscono la retorica», «Non è più tempo di retorica». Per come ne parliamo oggi, la retorica sembra una gran brutta cosa.   L'uovo di Corace viene associato a falsità, inganno, parole vuote. «Fare retorica» è poi una delle peggiori...

Corinne Day, mai triste

La fotografia di moda è un racconto della società, e chi riesce ad interrompere questo racconto per ricominciare da zero, lascia un segno. Corinne Day è stata la fotografa che ha fatto uscire la moda dagli anni '80 per entrare nel decennio del grunge, dell'heroin chic, della nuova estetica, di Bill Clinton che parla di glamorification dell'anoressia, dei set poveri e veri che sostituiscono le luci dello studio.   Per tutti, Corinne Day è la fotografa che ha scoperto Kate Moss, portandola a 17 anni in copertina di “The Face” con un copricapo indiano e l'aspetto che nulla aveva a che fare con le modelle del decennio che si era appena chiuso.     Cresciuta a Londra, in un flat di Soho che è stato il suo studio ed è lo sfondo di gran parte dei suoi servizi, Corinne Day si è sempre considerata una fotografa documentarista con un'attenzione particolare alla società che trova un'espressione nella moda e nello stile. Anche per questo il rapporto con Kate Moss si è interrotto pochi anni dopo i primi servizi per “The Face” e per “Vogue Uk...

Il sabato del villaggio / Kate Moss dal vero

La galerie de L’instant di rue Poitou a Parigi ha da poco inaugurato una mostra dedicata a Kate Moss. Ci vado in un giorno feriale intorno all’ora di pranzo. La mostra presenta foto di vari autori, da Mary McCartney a Paolo Roversi, da Bert Stern a Bettina Rheims. Alcune appese, alcune appoggiate alle cassettiere, altre senza cornice, racchiuse in grandi albi da sfogliare, proprio come album di famiglia.   Mi aggiro nella piccola galleria osservando con gli occhi, ora di Corinne Day ora di Marc Hispard, sempre lo stesso soggetto, la stessa donna. Fino a quando dietro le pose appoggiate al pavimento intravedo una fotografia con ritratti Romy Schneider e Alain Delon: sono abbracciati, giovani, entrambi sorridenti in uno scatto in bianco e nero. Scosto qualche “Kate Moss” e afferro la foto con Romy Schneider per osservarla meglio, ma a mia volta mi sento osservato. Come uno sguardo sulle spalle. Un poco infastidito rimetto a posto la fotografia e voltandomi mi ritrovo in un racconto di Cees Nooteboom come ci descrive Elio Grazioli.   Assuefatto forse alla sua immagine stento a riconoscere di fronte a me non l’ennesima fotografia ma il...