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La guerra dei meme

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L'arte senza arte / L’estetica dei meme

Nella scena di apertura dell’episodio IX della terza stagione di X Files (andata in onda per la prima volta in America nel 1995), l’agente Fox Mulder – alias David Duchovny – sempre all’inseguimento di una verità fuggevole e indecidibile, è alle prese con un nastro rubato contenete la “vera” autopsia di un alieno: plausibilità che viene dedotta dal carattere amatoriale del video e dalla conseguente assenza di dettagli perché, si sa, l’esattezza e il dettaglio appartengono alla finzione e, laddove l’eccesso di definizione reca con sé sempre lo spettro di un’adulterazione, l’imperfezione indica l’appartenenza delle cose alla genuinità del mondo sulblunare.    È questo uno dei temi che ricorrono e corrono nel testo di Valentina Tanni, Memestetica. Il settembre eterno dell’arte – pubblicato da «Nero» (2020) –, volto a indagare il rapporto tra arte e l’uso delle nuove tecnologie, dove i cosiddetti meme ai quali allude il titolo, sembrano costituire uno degli esiti più fecondi e sintomatici di questo processo grazie alla «relazione profonda che […] intrattengono con le esperienze artistiche». Sul tema sono da citare il saggio di Alessandro Lolli, La guerra dei meme, del 2017 e...

A. Lolli, "La guerra dei meme" / L'insostenibile ironia dei meme

La situazione  ̶  affermava qualcuno  ̶  è grave, ma non seria. È una frase che mi risuona in testa di continuo, ma quasi distrattamente, per fasi, pause e intermittenze. Un esempio: il presidente degli Stati Uniti ha gestito il teso rapporto con la Corea del Nord con un tweet ridicolmente minaccioso, nel quale affermava di avere un pulsante – un pulsante per il lancio di una testata nucleare – più grosso del rivale. Ci siamo abituati; su questo brandello di realtà, sono poi stati fatti migliaia di meme e si è passato ad altro. Donald Draws.   Non solo. KFC, la multinazionale di fast-food, ha colto il trend parodiando la tensione nucleare in una campagna di instant marketing con la quale vendere il proprio pollo fritto; nei panni di Kim-Jong-Un, Ronald McDonald. In Cina, intanto, si prepara il sistema di valutazione degli esseri umani, attraverso il quale assegnare loro un punteggio, proprio come visto in Black Mirror. È ironico. C’è questa patina acida di allucinazione collettiva sulle cose; i fatti sono gravi, ma nient’affatto seri. In un editoriale di fine anno in cui è accettabile usare toni più definitivi di quanto non si farebbe in un...