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Le Corbusier

(25 risultati)

American Shelter / Che cosa sta succedendo alle città americane?

L’America sta andando verso una nuova preistoria. Non è quella delle lotte tribali, della regressione culturale, dei Presidenti trogloditi. È qualcosa di più sottile, è una preistoria che ha a che vedere con un modo ancora inedito di abitare le metropoli, di immaginare la selva urbana, di guardare al futuro come a un passato remoto. Che cosa sta succedendo alle città americane? Non alla loro architettura, quasi sempre banale come è banale ovunque, ma alla loro potenza onirica. Che cosa ci dicono Atlanta, Dublin o Athens sulla svolta antropologica che ci attende? Da un viaggio in Georgia, un reportage sull’utopia dell’estinzione.   L’Atlantico in mezzo (premessa)   Imbarcatosi sull’Arizona la Vigilia di Natale del 1881, Oscar Wilde arrivò a New York il 2 gennaio dell’anno seguente e, per dodici mesi, girò Stati Uniti e Canada facendo conferenze, conoscendo scrittori, sparlando di poeti, giornalisti e mogli altrui. La tournée americana di Wilde, tra arguzie, frecciate e sarcasmo, è una Wunderkammer di aneddoti e citazioni che ha eccitato i biografi. Diversi libri hanno tentato di raccontarla ma raramente si è guardato a quel viaggio come a una specie di sulfurea...

Ritratto 6 / La casa di Levi

Quando nel 1985 il fotografo svizzero René Burri va a trovare Primo Levi per ritrarlo, è membro della agenzia Magnum da venticinque anni. Ha fotografato Che Guevara, Alberto Giacometti, Le Corbusier e altri personaggi della cultura e della politica internazionale. Sceglie di coglierlo in casa sua, nel suo ambiente domestico. Quello stesso anno, in febbraio, è uscita un’opera dello scrittore torinese, L’altrui mestiere. Burri possiede uno sguardo empatico con i soggetti che ritrae, perlopiù persone. Probabilmente non ha letto quel volume. L’altrui mestiere si apre con un testo dedicato all’abitazione dello scrittore: La mia casa. Vi dichiara la sua appartenenza a uno spazio preciso: “Abito da sempre (con involontarie interruzioni) nella casa in cui sono nato”. Si paragona a certi molluschi, le patelle, che dopo un breve stadio larvale, in cui si muovono liberamente, finiscono per fissarsi a uno scoglio, secernono il proprio guscio e non si muovono da lì per tutto il corso della loro vita. Un autoritratto inconsueto, che include anche la descrizione della casa, sia all’esterno che all’interno. Alcuni spazi dell’appartamento gli sollecitano ricordi famigliari: la porta d’ingesso, un...

Lo sporco, i resti, l’invisibile e il minimo / Le costellazioni del pensiero di Lucius Burckhardt

Per la collana Habitat di Quodlibet è stata recentemente pubblicata una raccolta di scritti, disegni e immagini sull’attività di Lucius Burckhardt dal titolo: Il Falso è l’Autentico – politica, paesaggio, design, architettura, pianificazione, pedagogia. Ventotto pungenti riflessioni, scritte tra il 1957 e il 1999, molte delle quali tradotte per la prima volta in italiano, restituiscono la densità del pensiero di un intellettuale unico. Gaetano Licata, nel testo di apertura della raccolta, suggerisce per Lucius Burckhardt la suggestiva definizione di Universalgelehrter (homo universalis) al pari di Plinio il Vecchio o Isaac Newton o come per il suo connazionale Conrad Gessner naturalista, teologo e bibliografo che nel 1545 scrive la “Bibliotheca Universalis”, testo all’origine del concetto di bibliografia. Lucius Burckhardt nasce in Svizzera, il 12 marzo 1925 in una delle terre-dimora delle comunità Walser, precisamente a Davos nella regione della Prettigovia nel Cantone dei Grigioni.   La sua famiglia discende dagli ambienti alto borghesi di Basilea, la stessa di Jacob Burckhardt, il più brillante storico svizzero del XIX secolo, autore nel 1860 di La civiltà del Rinascimento...

Un tipo da museo / Joe Colombo e il design del futuro prossimo

Se per un colpo di fortuna vi ci imbatteste, in qualche mercatino, o magari in un’asta di design, non lasciatevela sfuggire, sebbene sia raro trovarla nella sua vecchia edizione: la 4867, meglio nota come Sedia Universale o Universal Chair, è un pezzo cult. Presente nei più prestigiosi musei del mondo, dal MoMA di NY, al Design Museum di Londra, a quello della Triennale di Milano, al Vitra di Weil am Rhein, tra il 2005 e il 2009 è stata anche al centro della grande retrospettiva, dal titolo Inventing the Future, dedicata al suo autore, Joe Colombo (1930-1971). Partita da Milano, la rassegna ha itinerato per l'Europa, facendo tappa dapprima a Weil am Rhein, poi a Parigi, a Manchester, quindi a Graz e infine a Lipsia. Sebbene questa sedia fosse stata progettata nel 1965, è entrata in produzione soltanto due anni dopo; in seguito interrotta, la produzione è finalmente ripresa nel 2013. Leggera, ergonomica, impilabile e facilmente impugnabile, è indubbiamente anche piuttosto comoda, ma ciò che la rende speciale è il record che detiene, quello cioè di essere la prima sedia in plastica (ABS) realizzata industrialmente ad iniezione utilizzando un unico stampo.   Joe Colombo...

Un libro su architetture e abitare / Luca Molinari. Le case che siamo

“Abito da sempre (con involontarie interruzioni) nella casa in cui sono nato”. Così inizia un articolo pubblicato in una rivista di architettura nei primi anni Ottanta da Primo Levi in La mia casa e racconta com’è fatta la sua abitazione torinese, stanza dopo stanza. Lo scrittore si paragona a una patella che, dopo aver nuotato liberamente allo stato larvale, si fissa a uno scoglio e secerne il guscio, e non si muove più da lì nel corso della sua vita. Al contrario Jean Genet, il commediografo e scrittore francese, ha abitato gran parte della sua esistenza in stanze d’albergo, dove è anche morto nell’aprile del 1986; vita raminga di un “senza radici”, che ha come propria abitazione solo la parola e la scrittura. Due atteggiamenti opposti, e forse anche complementari, che corrispondono a due delle varie immagini di casa che lo studioso di architettura, docente universitario, saggista e critico, Luca Molinari racconta nel suo Le case che siamo (Nottetempo, pp. 94, € 10). La casa come identità stanziale e la casa “senza radici”.   La prima è l’abitazione come habitus, quale è stata concepita negli ultimi due secoli, fondata sulla solidità e l’utilità, casa di mattoni, come...

Una mostra a Todi esplora la produzione dell'artista / Francesco Lo Savio: un artista italiano?

Pochi artisti ci parlano di quel passaggio cruciale dell’arte italiana tra anni Cinquanta e Sessanta del secolo passato più di Francesco Lo Savio, e non solo perché in quegli anni sono contenuti tutta la sua ricerca e la sua parabola umana, conclusasi tragicamente col suicidio a soli ventotto anni, nel 1963. Precisamente a quel tempo appartiene infatti anche la tensione a unire le ragioni della forma a quelle della società, rinnovando in questo, a distanza, gli ideali modernisti che erano stati di Malevič, di Mondrian, del Bauhaus.   Francesco Lo Savio mentre lavora ai Metalli   Così come per i suoi maestri elettivi, anche per Lo Savio saldare armonie geometriche e motivi di ispirazione umanistica e sociale significava disegnare un’utopia di rigenerazione del mondo storico, una prospettiva di emancipazione collettiva, forse inimmaginabile nella nostra epoca, e percorsa con tale rigore e passione da rendere importante il parlarne ancora oggi.   Dopo gli studi al liceo artistico, a Roma, e un breve passaggio alla facoltà di architettura, fin dal 1958 Lo Savio affianca a quella di pittore l’attività di designer. È questo un periodo in cui in Italia, mentre germogliano...

Dopo l'Impero latino

D'accordo, l'iniziativa di Sarkozy varata nel 2008 sotto il nome di Unione per il Mediterraneo si è risolta – è il caso di dirlo – in un buco nell'acqua, e forse qualcuno non se ne dispiacerà. Difficile in effetti evitare il sospetto che il presidente francese coltivasse ambizioni di leadership sull'area; troppo pretendere che la sensibilità post-coloniale (forse l'unico vero fattore ideologico in comune tra i paesi interessati) accettasse senza diffidenza questa prospettiva. Eccessiva era forse anche l'ambizione del progetto, che mirava a coinvolgere tutti gli Stati membri dell’Unione europea, l’Albania, l’Algeria, la Bosnia-Erzegovina, la Croazia, l’Egitto, la Giordania, Israele, la Libia (come osservatore), il Libano, il Marocco, la Mauritania, Monaco, il Montenegro, l’Autorità Nazionale Palestinese, la Siria, la Tunisia, la Turchia: paesi legati tra di loro da interessi regionali di diversa natura, oppure da nessun interesse. Inutile aggiungere che dal 2008 a oggi il paesaggio geo-politico del Mediterraneo è radicalmente mutato. In particolare, con l'avanzata dell...

Dall’Unité d’Habitation al Market Hall

Link è la parola chiave del nuovo millennio: una sorta di bypass per rompere il limite di stretta definizione degli eventi prefigurandone forme di socializzazione in progress. Essere collegati per entrare in contatto con il resto del mondo, per sentirsi uniti nella condivisione degli innumerevoli servizi oggi offerti dalla Rete. Al confronto, la città (spazio di condivisione per eccellenza) perde terreno (i disservizi sono all’ordine del giorno) e continua ad essere luogo cult per il perpetuarsi di forme di segregazione, di esclusione, che scoraggiano e rendono impotenti.   Se ora si esamina la storia della principale protagonista della città, ossia la residenza collettiva (in particolare quella destinata alle classi meno abbienti che corona le periferie urbane), è facile accorgersi di come, in Italia soprattutto, sia sempre rimasta in ombra rispetto al tema della integrazione funzionale a qualsiasi livello (tralasciando le funzioni extra di cui ora tratterò), e negli anni della ricostruzione post-bellica è persino diventata un caso di cronaca: interi quartieri dormitorio sono nati alla periferia della città: uomini e...

Necessità dei ponti

Che cos’è un ponte (o meglio, un Ponte, con l’iniziale maiuscola)? Il libro di Alberto Giorgio Cassani, Figure del Ponte. Simbolo e architettura (Pendragon 2014) fornisce risposte articolate ed esaurienti a questa domanda. Non tanto in direzione di un’illustrazione dei suoi aspetti tecnico-costruttivi, quanto piuttosto in quella di una piena immersione nei suoi significativi simbolico-figurativi. Il titolo del libro, da questo punto di vista, rende perfettamente l’idea dell’approccio adottato e dei contenuti trattati.   Il Ponte è analizzato da Cassani sotto molti punti di vista diversi: il Ponte che unisce, il Ponte che divide, il Ponte sospeso, il Ponte abitato, il Ponte isolato, il Ponte che crolla, il Ponte che si muove: tanti “stati fenomenologici” differenti, corrispondenti ad altrettante figure, appunto. Ogni “stato”, o condizione, del Ponte è accompagnato da un’adeguata collocazione all’interno della sfera mitologica, simbolica o letteraria, e da un altrettanto esauriente corredo di esemplificazioni architettoniche, vuoi semplicemente immaginate nei disegni e nei progetti degli...

Out of sight, out of mind

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge. For the opening piece we asked our partners, intellectuals and like-minded cultural protagonists from all over the world to answer one key question, which also happens to be the name of the column: "Why Africa?". We left the question deliberately open, inviting each of the contributors to give us their perspective on this topic from their own context. This first piece is a collection of some of the answers we received, which aims to open the conversation, pose more questions and hopefully find new answers.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here...

Lontano dagli occhi, lontano dalla mente

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?    english version   Nel 2004, in un periodo in cui mi occupavo principalmente di architettura, visitai Asmara. Sebbene quel viaggio in origine non avesse nulla a che vedere con l’assetto urbanistico della città, segnò come un punto di svolta. Per prima cosa, rimasi incantata dalla ricchezza di costruzioni in malta e mattoni: più di 400 edifici modernisti degli anni Trenta e Quaranta in vario stato di conservazione. Tale fu l’impatto...

Architettura condivisa

Ho letto l’open_book di Carlo Ratti (con Matthew Claudel) Architettura Open Source con una domanda sempre più assillante: ma se fossi ammalata e dovessi farmi operare, vorrei al capezzale del mio letto operatorio un chirurgo di riconosciuto curriculum o una pletora di consiglieri globali dalle più variegate esperienze pronti a intervenire sui miei malanni?   Il chirurgo indubbiamente; tuttavia sarebbe anacronistico trascurare la possibilità che tra gli anonimi consiglieri ci possano essere altrettanti chirurghi in grado di contribuire alla risoluzione del problema. La rete è un luogo straordinario, ma non trasforma me in un chirurgo né qualcuno in un architetto se non ha studiato per diventare tale. Questo è il primo equivoco che il libro dovrebbe sciogliere: per essere architetti (nella sua più ampia accezione) serve aver studiato in una scuola apposita, aver conseguito una laurea e, per professarne il mestiere, anche aver superato un esame di Stato. Occuparsi di architettura invece è una questione che deve coinvolgere tutti e il distacco di un popolo dalla sua cultura architettonica è una perdita...

Carlo Ratti. Architettura Open Source

L'ingegnere e architetto italiano Carlo Ratti (1971), formatosi presso il MIT di Boston US dove oggi insegna e è direttore del MIT Senseable City Lab (2004), propone un testo dedicato al concetto di open source applicato alla disciplina architettonica, Architettura Open Source (Einaudi, 2014).   A seguito dell'occasione offerta dalla rivista di architettura Domus di scrivere un editoriale sull'open source in architettura – rivista guidata nel 2011 da Joseph Grima – l'autore riprende i temi e la forma di quella prima stesura per ampliarli e affidarli a un medium più tradizionale e duraturo. Per la scrittura Ratti abbraccia la tecnica "aperta" di invitare alcuni critici a contribuire liberamente ai contenuti del testo, via posta tradizionale, Google Documents, email o videoconferenza. Figurano pertanto tra i co-autori o co-curatori anche Matthew Claudel, Ethel Baraona Pohl, Assaf Biderman, Michele Bonino, Ricky Burdett, Pierre-Alain Croset, Keller Easterling, Giuliano da Empoli, Joseph Grima, John Habraken, Alex Haw, Hans Ulrich Obrist, Alastair Parvin, Antoine Picon, Tamar Shafrir. Il libro presenta una critica molto aspra...

Zingonia. Utopia e realtà

Quando nel 1964 Renzo Zingone, imprenditore romano, proprietario della Banca Generale di Credito, e in precedenza – tra l’altro – di miniere d’oro e di rame in Venezuela, decide di fondare una nuova città in provincia di Bergamo, in un territorio agricolo tra i comuni di Verdellino, Verdello, Boltiere, Ciserano e Osio Sotto, ha già alle spalle la realizzazione del Quartiere Zingone, ubicato a Trezzano sul Naviglio, alle porte di Milano. Come nel caso precedente, la scelta del nome della nuova città – Zingonia – rivela la volontà di attenersi rigorosamente all’indicazione del padre Gennaro, che in una lettera del 1930 ai figli Corrado e Renzo aveva raccomandato loro la «sempre maggior valorizzazione del nostro nome».      Zingonia, missile   E come nel caso precedente si avvale, dal punto di vista progettuale, della collaborazione dell’architetto Franco Negri, nato nel 1923 e laureatosi al Politecnico di Milano nel 1956. Pietra angolare di entrambi gli interventi sono i capannoni industriali prefabbricati prodotti dalla Zingone Strutture che, nell’idea del suo...

Fin qui. Il buco di Parigi

Toccare la fine di Parigi   Per chi vive in una grande città è difficile immaginarne i confini, il fatto che finisca da qualche parte. Le periferie hanno eroso ogni marcatura dell’agglomerato urbano, una distesa senza soluzione di continuità. Per questo non si danno strade che esauriscono la città. Così almeno credevo fino ad alcuni anni fa quando, gironzolando indolente un sabato mattina, ebbi l’impressione di toccare con un dito la fine di Parigi. Come se al di là di quella strada il tessuto urbano si sfaldasse e Parigi non fosse più Parigi ma un’entità che non saprei nominare.       Zone urbane sensibili   Per molti parigini è difficile credere che ci sia qualcosa – che qualcosa sia – al di fuori delle mura della città. Si fa un gran parlare del progetto Grand Paris, della città eco-sostenibile allargata al di là della Petite couronne e pienamente dispiegata nel 2030. Ma fuori dalle mura dell’urbe non resta altro che Parigi senza Parigi. La Parigi centralista e giacobina, con la sua estensione immutata sin dal 1860, non...

Peter Eisenman. Inside Out

Come lavora l’architettura? I saggi di Peter Eisenman raccolti in Inside Out (Quodlibet, 2014 - Traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini) offrono una potente risposta a questa domanda, elaborata nel corso di venticinque anni di attività come progettista e teorico dell’architettura. Gli scritti spaziano dalle riflessioni sul fare architettonico in senso ampio, all’illustrazione dei propri progetti, all’analisi delle opere di Alison e Peter Smithson, Philip Johnson, Le Corbusier, Aldo Rossi, Mies van der Rohe, Paul Rudolph e James Stirling, fra gli altri. Non mancano i riferimenti ad altri teorici dell’architettura, come Colin Rowe e Manfredo Tafuri e a filosofi, come Jacques Derrida, ma sono l’originalità e la profondità della proposta di Eisenmann a caratterizzare l’intero volume.     Come sottolinea Roberto Damiani nella nota a chiusura del volume, Eisenman, insieme a Christian Norberg Schulz, Robert Venturi, Aldo Rossi e Rem Khoolhaas è uno degli architetti che, dopo Le Corbusier, si sono affidati alla scrittura come strumento per pensare l’architettura. Eisenman illustra cos...

Le Corbusier e Adriano Olivetti

A un primo sguardo, i punti di contatto tra Adriano Olivetti e Le Corbusier sono parecchi: l'idea che la tecnica è al servizio dell'uomo, l'attenzione verso il mondo nuovo che arriva dagli Stati Uniti, in particolare per l'organizzazione del lavoro di stampo taylorista, la necessità di teorizzare i propri progetti di società e poi dargli corso (Le Corbusier attraverso il CIAM, Olivetti con il Movimento Comunità), un fondo di spiritualità, l'aver compreso che il XX secolo vede l'irrompere delle masse nella storia e quindi come sia necessario riaggregarle in nuove morfologie sociali. Se si aggiunge che Le Corbusier, come Picasso, Einstein, Toscanini, Bertrand Russell, Chaplin e qualcun altro, è un "personaggio Novecento", una personalità che, attraverso l'amplificazione dei nuovi media (giornali, radio, televisione, cinegiornali), è riuscita a travalicare il proprio specifico disciplinare, è quasi inevitabile che il cammino dei due si dovesse incrociare. L'incontro o, forse meglio, il mancato incontro, è il tema del libro Le Corbusier e Olivetti. La Usine Verte e il...

Sdraiati sulla linea

“Quel che non è possibile fare a letto non è degno di essere fatto”. La frase è di Groucho Marx. Ma cosa si può fare a letto? Tutto, si potrebbe rispondere: mangiare, dormire, fare l’amore, nascere, morire, riposarsi, leggere, studiare, conversare… la lista non finisce più. In effetti, la grande distinzione è tra verticale e orizzontale. E, mentre la lode dell’uomo verticale, che ha abbandonato l’animalità del quadrupede e si è elevato sulle zampe posteriori per esser eretto, lascia ora il posto all’uomo-donna orizzontale, o almeno “inclinato”, come scrive Adriana Cavarero nel volume Inclinazioni. Critica della rettitudine (Cortina editore), il problema dello stare sdraiati ritorna con forza. Lo sollecita la lettura di un piccolo libro di Bernd Brunner, studioso eclettico d’origine tedesca: L’arte di stare sdraiati. Manuale di vita orizzontale (Cortina editore). Del resto, la parola “sdraiati” figura anche nella copertina di un romanzo di successo di Michele Serra (Feltrinelli), che ha ripreso una formula in circolazione da qualche anno in Francia...

Giancarlo De Carlo

«L’utopie c’est la réalité de demain». L’affermazione di Le Corbusier è ben chiara a Giancarlo De Carlo quando, nel ’72, viene invitato a relazionare circa “il futuro dell’architettura” al Royal Australian Institute of Architects. Quella conferenza diverrà, per l’architetto genovese, lo spunto per approfondire una sua personale visione dell’architettura che si fonda sulla necessità di tradurre costantemente il progetto in processo, in opera aperta capace di accogliere la forza biografica e narrativa prima che teorica.   Con una precisa urgenza rispetto alle piccole e grandi miserie in cui versa buona parte del paesaggio costruito italiano e ad una certa apatia critica che sta attanagliando le facoltà di architettura, Quodlibet ripubblica l’intervento di De Carlo in questa conferenza arricchendola con due saggi dello stesso autore, il primo sul Piano per il centro di Rimini e l’altro sul famoso progetto del villaggio Matteotti di Terni. Ne risulta un agile pamphlet  - L'architettura della partecipazione - spunto da cui ripartire col dibattito...

Biennale: screen test

Palazzo degli schermi   Con il finissage alle porte, ne approfitto per sottoporre la 55a biennale di Venezia a uno screen test, alla ricerca ovvero dei modi in cui lo schermo è utilizzato nelle opere esposte. Considero lo schermo nel campo allargato di quelle pratiche artistiche che sfuggono alle storie cloisonné della pittura, del cinema, del video, dell’arte digitale. Tra le tante figure schermiche presenti, mi soffermerò solo su tre: il Movie Drome di Stan VanDerBeek, con una breve digressione sullo zero di Stefanos Tsivopoulos; l’interfaccia di Camille Henrot; l’“effetto Potëmkin” o il fare schermo di Jesper Just. Ognuna di queste traduce visualmente, a suo modo, un aspetto del palazzo enciclopedico. Un’operazione riuscita quando – che sia o meno questione di schermi – resta viva un’indecisione, una tensione tra due polarità difficilmente conciliabili quali l’impulso enciclopedico e l’impulso entropico.     Un paio di omissioni mi stanno a cuore, a partire dai film in 16mm di João Maria Gusmão e Pedro Paiva, esposti a poca distanza...

Il futuro è il «visual journalist»

I giornali saranno salvati da Otto Neurath. Noto soprattutto come filosofo della scienza, tra i fondatori del Circolo di Vienna, estensore (insieme a Hahn e Carnap) del manifesto dell'empirismo logico, Neurath fu anche sociologo, agitatore politico e artefice di un tentativo di costruzione di un linguaggio universale. Programma fondato filosoficamente nei suoi scritti degli anni Trenta sugli enunciati protocollari, sviluppato con la direzione della International Encyclopedia of Unified Science e l'ideazione di un sistema detto Isotype, un metodo per la visualizzazione delle statistiche basato sui pittogrammi disegnati dal grafico Gerd Arntz. Che cosa c'entra con quotidiani e magazine? C'entra.   Anche perché Neurath cercò di diffondere Isotype attraverso alcune riviste. Come Fernunterricht, pubblicata all'inizio degli anni Trenta, il nome della testata sta per «apprendimento a distanza». Una pubblicazione dedicata a tutti coloro che volessero acquisire nuova conoscenza. Se non tutti avessero avuto tempo e energia per raccogliere in modo sistematico le informazioni necessarie, ci avrebbe pensato Fernunterricht a colmare le...

Niemeyer oltre Niemeyer

Oscar Niemeyer è morto mercoledì 5 dicembre a Rio de Janeiro. Tra pochi giorni avrebbe compiuto 105 anni. Era infatti nato, sempre a Rio de Janeiro, il 15 dicembre del 1907. Raramente l’età – e in modo particolare la tarda età – costituisce una prova veridica del valore di una persona, a meno che non si voglia dar retta agli antichi testi taoisti che considerano il prolungarsi della vita fino a un’età veneranda una dimostrazione indefettibile di saggezza, oppure alla Bibbia che vi scorge un segno della benedizione divina. Nel caso di Niemeyer, tuttavia, l’estrema longevità biologica ha corrisposto come in pochi altri casi al perdurare in tutta la sua pienezza della vita attiva. Ciò lo ha portato a essere testimone non soltanto della vicenda dell’architettura moderna di una buona parte del XX secolo e oltre, ma anche del proprio ruolo e del proprio contributo in tale vicenda. In questo senso, i progetti e le opere da lui realizzati negli ultimi dieci anni – raggiunta ormai un’indiscussa celebrità mondiale e oltrepassata di gran lunga la consueta età lavorativa...

Fenomenologia del postumano

“Sono femminista, credo che il soggetto sia in continua compenetrazione con altro, i cosiddetti soggetti sono anche oggetti”, ha recentemente dichiarato la curatrice di dOCUMENTA (13) Carolyn Christov-Bakargiev in un’intervista rilasciata alla Süddeutsche Zeitung. “Non il calciatore è il soggetto –il pallone decide la direzione in cui vola. La filosofia occidentale mi interessa solo fino a un certo punto. Non so se sono un soggetto”. Definisce il pomodoro il “prodotto culturale” della pianta di pomodoro, e si propone di indagare il potenziale politico della fragola. Seduce e provoca l’opinione pubblica, promuovendo un’eccentricità dell’umano. Ma Christov-Bakargiev non è l’unica nota curatrice a schierarsi: ne sono emerse svariate, di posizioni postumaniste, in questa prima metà del 2012. Influenzate da nozioni dell’etnografia francese, innestate sulla scia di pubblicazioni recenti di Bruno Latour o Philippe Descola, relativizzano l’antropocentrismo occidentale in favore di un’ibridazione con l’alterità non-umana e sottraggono terreno alle...

Deyan Sudjic. Architettura e potere

Si fronteggiano a breve distanza, meno di un chilometro in linea d’aria. Il primo ha la forma di due grandi parentesi contrapposte nella parte convessa, una più alta e una più bassa; il secondo è invece una sorta di nastro di vetro che si srotola partendo da una cuspide posta più in alto. Si tratta delle nuove torri milanesi. In quella edificata su progetto di Henry Cobb ha sede la Regione Lombardia, nell’altra, opera di Cesar Pelli, si trasferirà tra poco UniCredit, la più grande banca italiana.   La torre di Henry Cobb, Milano.                                                          La torre di Cesar Pelli, Milano.   Come ha notato Silvia Micheli in un testo dell’atlante di architettura contemporanea MMX Architettura Zona Critica (a cura di M. Biraghi, G. Lo Ricco, S. Micheli, Zandonai, pp. 297, € 26), le nuove architetture evidenziano i due poteri della capitale morale: il...