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Leos Carax

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Paul Schrader. The Canyons

In Holy Motors, la bellissima riflessione meta-cinematografica dell’anno scorso di Leos Carax, vi è una sequenza particolarmente significativa che ci può aiutare a pensare lo statuto contemporaneo del cinema. Il protagonista Monsieur Oscar, il vecchio uomo cinematografico tutto fare che viene dalla storia del cinema e dal Novecento, si ritrova faccia a faccia con un misterioso “boss delle telecamere digitali”. “Sei stanco! Molti non ti credono più quando ti vedono sullo schermo” dice quest’ultimo; a cui Monsieur Oscar risponde: “Mi mancano le macchine da presa; un tempo pesavano più di noi, poi sono diventate più piccole delle nostre teste, ora non le vedi nemmeno più”.   In effetti oggi, nel tempo della massificazione delle telecamere digitali e dell’esposizione di massa del proprio Io nei social network, l’occhio delle “pesanti” macchine da presa del cinema sta sempre più scomparendo. Non perché non vengano più fatti dei film, quanto perché non esiste più un luogo separato dal resto che è demandato unicamente all...

I film dell’anno di doppiozero

Dicembre, si sa, è il mese delle classifiche: i migliori dischi, i migliori libri, i gol più belli, il Pallone d’oro, i personaggio dell’anno. E ovviamente anche i film della stagione, che poi in realtà non si mai quali siano, se quelli usciti nelle sale, se quelli visti ai festival, se quelli recuperati su internet, se quelli che film veri e propri non sono, come le serie tv, ma che ormai hanno spettatori, ammiratori e imitatori più dei film stessi. Presi ovviamente dalla serietà del gioco, abbiamo deciso di raccogliere le nostre preferenze e di stilare una lista il più possibile esaustiva di quello che il 2012 ha detto al cinema: nelle sale, nei festival, magari anche in tv, con la speranza di presentare una serie ovviamente parziale, ovviamente contestabile, di consigli per la visione. Ecco i primi otto.     Holy Motors, di Leos Carax   Il film dell’anno, fosse anche per il clamore suscitato a Cannes, tra le urla al capolavoro e il fastidio per il talento esibizionista di Carax. Racconto di un giorno nella vita di un personaggio pirandelliano che è uno nessuno e centomila, Holy...

Cannes 65 – Al festival in Limousine

“Dove vanno a dormire le Limousine?” Si chiede Eric Packer, il giovane protagonista di Cosmopolis di David Cronenberg. La riposta gliela dà, in qualche modo, Leos Carax mostrando nel suo Holy Motors un nutrito gruppo di Limo che si prepara a “coricarsi” in un’autorimessa della periferia parigina, discutendo (letteralmente!) sulla natura e sul carattere dei propri conducenti. Questo di Cannes – sessantacinquesima edizione – è stato, per certi versi, un festival in Limousine. E non soltanto perché le lussuose autovetture sono protagoniste nei due film sopraccitati – tra i più controversi del Concorso – e nemmeno perché il celebre Boulevard de la Croisette ne è percorso in lungo e in largo e in continuazione, ma anche perché la Limousine, emblema del lusso, dell’eccentricità e dell’esibizione di più pacchiana natura, è sembrata assumere, nell’ambito festivaliero, i contorni di una metafora (anche cinematografica) molto ben adattabile ai nostri tempi. Divenendo, da un lato, il simulacro magniloquente, superfluo e ingombrante di un mondo...