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Luca Mosso

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Michelangelo Frammartino. Alberi

Una sala cinematografica abbandonata è invasa dalla vegetazione: si potrebbe pensare a un’immagine di rovina, come le sale spettrali che aprono il recente The Canyons di Paul Schrader, un deterioramento fisico che evoca la disgregazione non tanto del cinema in sé, quanto della sala come dimensione della sua esperienza. Il luogo è il vecchio cinema Manzoni, sontuosa struttura in cui sessant’anni fa si celebravano gli ultimi fasti di quello che Siegfried Kracauer chiamava il “culto della distrazione”: gli affreschi classicheggianti dell’atrio, gli ottoni appannati, il carminio sbiadito delle passatoie e del linoleum – una pompa già disseccata quando il cinema chiuse definitivamente nel 2006. Nell’immensa platea, accomodati sulle poltroncine o sprofondati nelle morbide sedute disposte in una radura davanti allo schermo, nell’oscurità avvolta da fruscii e sussurri di bosco, emergono lentamente cime di alberi oscillanti, puntate verso un cielo che si apre in un’aurora.   ph. Elisa Testori   Il cinema come tempio in rovina, disertato dagli umani e riguadagnato dalla natura?...

Un cinema da inventare

La storia di Milano 55,1, il film collettivo sull’ultima settimana di campagna elettorale a Milano che ho curato con Luca Mosso, non è solo la storia di un singolo film, una case history e un esempio di produzione dal basso, partecipata e, appunto, collettiva. Questa storia, fatta di atti di volontà, entusiasmo e coinvolgimento, suscitato certamente dal momento che tutti stavamo vivendo, contiene infatti, in trasparenza, anni di pratiche virtuose e sotterranee, e fa parte di quella storia materiale della cultura italiana che un giorno forse andrebbe scritta. È la storia di quella particolare cultura, o sottocultura se vogliamo, costituita dalle pratiche documentarie nella città di Milano.   Si parla spesso della lontananza da Roma, del modo diverso di “produrre cinema” a Milano, del fare, come dice Marina Spada, “il Cinema con le telecamerine”. Ma al di là di una retorica del miserabilismo, di una riduzione ai minimi termini del fenomeno, è indubbio che si tratta di una cultura dell’utilizzo della realtà che ha retto e orientato molto cinema “lontano da Roma”, molto cinema...