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Luis Sepúlveda

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1949 - 2020 / Il passo d’addio di Luis Sepúlveda

“Io difendo il ritmo umano: il tempo preciso, né più né meno, che serve per fare le cose per bene. Per pensare, per riflettere, per non dimenticare chi siamo”. Non era più un mondo per lui, neppure se fosse sopravvissuto al coronavirus: Luis Sepúlveda, scrittore, viaggiatore, ambientalista, ribelle per giusta causa, uomo perennemente in fuga, è morto ieri a Oviedo, in Spagna. Era nato a Ovalle in Cile, nel 1949. Le figure di riferimento dell’infanzia e dell’adolescenza sono il nonno paterno, Gerardo, e uno zio, entrambi anarchici libertari e gran lettori. Luis cresce sfogliando libri che ne segnano per sempre idee e sentimenti: Herman Melville, Joseph Conrad, Miguel de Cervantes, e anche Emilio Salgari.   Salvador Allende, 11 settembre 1973 Come tanti altri ragazzi degli anni Sessanta si appassiona alla politica, alla speranza di cambiare il mondo, alla scrittura di racconti, al teatro. Progressista e libertario per carattere e cultura, non si lascia incantare dalle ideologie, finendo più volte per farsi espellere dalle formazioni politiche cui aderisce. Di idee socialiste, diviene membro della guardia personale di Salvador Allende. Arrestato subito dopo il golpe,...

Un ricordo e una storia / L'omissis di Alessandro Leogrande

Ci sono la vita e la morte, e non c’è nient’altro. Questa è l’unica verità, ma è una verità inutile, è impossibile aggrapparsi a lei perché non è vera: ci sono l’amore e l’odio, l’amicizia e i fallimenti, la contentezza e la disperazione, scrivere e cadere, sfiorarsi e perdersi o il contrario di tutto questo. Siamo niente più che una parola in un aforisma di Gesualdo Bufalino: “Biografia: nacque, omissis, morì”; ecco, per raccontare l’omissis di Alessandro Leogrande non basteranno mille scrittori e cento vite. Dal giorno dopo la sua morte parenti, colleghi, amici hanno cominciato a parlare di lui, di quel modo preciso, gentile, forte e integro che aveva di stare al mondo. Alessandro Leogrande era un intellettuale, lui l’avrebbe messo tra virgolette, come Sciascia, per schermirsi, ma noi possiamo fare a meno dell’ironia: il suo nome discende da Gaetano Salvemini, Alexander Langer, Carlo Levi. Loro riempivano le giornate di Alessandro, che intanto si dava da fare per buttare giù le frontiere e i naufragi, il caporalato e l’ignoranza, la malafede e le ingiustizie.   Alessandro Leogrande aveva quarant’anni, li aveva compiuti a maggio al Salone del libro di Torino dove era...

Étonnants Voyageurs

Ci sono due modi di vivere un festival: o ti dai al meticoloso inseguimento del programma o ti affidi al caso. Incerto sulla strategia, opto per una terza soluzione: l’esterno. Sotto un sole allegro e insolito, la città vecchia è circondata dal mare e dalle barche: un trimarano da regata, cattivo ed elegantissimo, troneggia lungo la banchina di fianco al salone del libro; più avanti, una piccola flotta di catamarani vira di fronte alla scuola di vela dove giovanissimi francesi multicolore apprendono i rudimenti delle loro future esplorazioni (del resto è proprio qua in Bretagna che Richelieu nel 1625 allestì i cantieri che avrebbero rimediato al ritardo in cui versava all’epoca la Francia nella conquista dei mari). Tra brezze e riflessi mi abbandono alla deriva del caso. Finisco nella sala in cui c’è Paolo Rumiz. Il festival gli dedica spazi ampli e prestigiosi, racconta la sua navigazione lungo il Po a bordo di un catboat in legno: “per viaggiare bisogna essere pronti a lasciarsi dietro tutto ciò che conosciamo e accogliere quello che il caso ci metterà sotto gli occhi”. Ha ragione. Bevo un...