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Marco Ferreri

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Festival del Cinema di Venezia / Diario veneziano (parte seconda)

Superato il primo fine settimana, si può dire che la Mostra sia ormai entrata nel vivo. All'uscita dalle sale si cominciano a stilare classifiche e pronostici, mentre i giudizi sui singoli film, passata la timidezza (o forse era il torpore?) dei primi giorni, si fanno sempre più apodittici e risoluti. Ogni incertezza va progressivamente sfumando: trionfa la logica binaria dell'approvazione o del rifiuto, impossibile schierarsi diversamente. Anche la retromania che aveva caratterizzato il concorso nei primi giorni sembra essere sbollita. Gli ultimi sussulti, credo, sono arrivati da Brimstone, firmato dall’olandese Martin Koolhoven, ma americano fino al midollo nel suo ibridare il western con il melodramma gotico, con tanto di clin d’oeil a La morte corre sul fiume (il pastore psicopatico e omicida) e massicce dosi di grand guignol. Il passato, quello autentico, trova la sua giusta collocazione nella sezione Venezia Classici, dove si sono potute vedere o rivedere – debitamente restaurate – sia un'opera “maledetta” come Opfergang di Veidt Harlan (ne ha parlato, con dovizia di dettagli, Pietro Bianchi l’altroieri), sia un piccolo classico un po' trascurato come Profumo di donna,...

Aiuto, non mi funziona Yahoo! Answers

Quand’ero piccola, come ogni bambino, ero convinta che mio padre sapesse tutto. Papà, perché le foglie sono verdi? e che significa radice quadrata? ma gli eschimesi esistono? che cosa sognano gli animali? perché non si possono fabbricare più soldi per tutti? E così via.   Poi è arrivata l’adolescenza, intorno le cose continuavano a complicarsi e i perché non mi davano pace. Erano gli anni Novanta di Cioé, il famoso giornaletto che riempiva le camere di noi ragazze con poster, adesivi vari e gadget colorati, ed era proprio la posta di Cioè, in quegli anni irripetibili di curiosità, trasformazioni e turbolenze a rassicurare una generazione di piccole lettrici afflitte da dubbi atroci sul loro aspetto fisico o paralizzate dal terrore primo bacio (Ma è vero che si può rimanere incinta?: un classico).   Crescendo cambiarono anche le domande, diventando forse meno urgenti ma comunque necessarie. Ero andata a vivere da sola, molte cose le avevo capite, molte altre, più realisticamente, le avevo messe da parte. Nessuno mi avrebbe mai spiegato se c’era un ordine nell...

Cucina come pratica collettiva

L’invasione dei libri di cucina, e sulla cucina, negli scaffali delle nostre librerie si fa sempre più massiccia. Parallelamente al fiorire delle trasmissioni televisive e dei blog culinari, delle fiere sul cibo e degli eventi intorno al vino, delle degustazioni per ogni dove e del turismo mangereccio, l’editoria gastronomica impazza. Chi oggi ha un titolo sul gusto, il cibo, le diete, la buona tavola, l’enologia, il nutrizionismo e simili lo butta fuori senza pensarci due volte. Sarà per andazzo, sarà per l’apprestarsi dell’Expo milanese che vuol nutrire il pianeta, sarà per mancanza di meglio, fatto sta che il fenomeno va osservato con una certa attenzione: ora per rilevarne i risultati a dir poco discontinui (un ricettario, fra starlette golose e calciatori a regime, non si nega a nessuno), ora per coglierne l’ideologia sottesa (cibo come mezzo e mai come fine: per nutrirsi, star bene, dimagrire, fare all’amore…), ora, soprattutto, per valutare il peso e il senso complessivi di questo fenomeno che, non solo per vezzo, ci piace chiamare gastromania. La gastromania ha i suoi lati ridicoli, lo sappiamo...

Matteo Garrone. Reality

Abbiamo deciso di dedicare un piccolo speciale al nuovo film di Matteo Garrone, Reality.   A parlarcene sono Roberto Manassero, Roberto Marone e Lorenzo Rossi.         Più dell’eclatante inizio del film, che ricorda Hitchcock nella forma e Fellini nel contenuto, il vero momento simbolico di Reality arriva alla fine, quando Luciano scala l’impalcatura della scenografia del Grande Fratello e a ogni passo fa cadere a terra delle assi, come se togliesse il trucco al mondo. Il campo lungo da cui è ripresa la scena tradisce un vago moralismo nello sguardo di Garrone, ed è opposto alla vicinanza con cui fino a quel punto ha filmato i protagonisti della sua Napoli inesistente e bellissima. Ma Reality è un film contraddittorio, la sua forza e la sua debolezza stanno l’una accanto all’altra.   Reality vorrebbe essere un film pasoliniano, a contatto con l’anima popolare di quell’Italia che un tempo agonizzava nella fine del mondo contadino e ora, sempre agonizzante ma agiata, si culla nel sogno della visibilità televisiva; Garrone ama i suoi personaggi, li segue e li...

The Space Between. Gordon Matta-Clark e le Twin Towers

Una foto in bianco e nero, di piccolo formato (25,4 x 20,3 cm), stampata in venti copie, intitolata Anarchitecture: The Space Between o anche Untitled (Anarchitecture). La foto è anonima, ma non vi è alcun bisogno di didascalie: si tratta delle Twin Towers prima dell’11 settembre 2001. La foto risale al 1974 – appena un anno dopo l’inaugurazione del World Trade Center – quando viene esposta a 112 Green Street, uno spazio alternativo di SoHo, in occasione della mostra inaugurale del gruppo Anarchitecture. In opposizione alla politica autorale delle grandi opere architettoniche che ridisegnavano all’epoca l’orizzonte di Manhattan, come il World Trade Center di Minoru Yamasaki, Anarchitecture promuoveva l’anonimato della fotografia. Sappiamo pertanto che dietro all’obiettivo vi era l’animatore delle loro pratiche artistiche sperimentali e non strutturate, ovvero Gordon Matta-Clark.   Guardare oggi questa foto vuol dire leggerla attraverso l’11 settembre – impossibile resistere al richiamo dell’azione differita o dell’après-coup. Questo cortocircuito tra passato e presente rende...