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Mario Perrotta

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La città sospesa di VolterraTeatro

Sospendere. Svuotare. Destrutturare. Questi gli scopi dell’ultimo spettacolo di Armando Punzo con i suoi detenuti attori nel carcere di Volterra, un appuntamento che si rinnova ormai tutte le estati dal 1989 nell’ambito del festival VolterraTeatro, che quest’anno si intitola, in tema, La città sospesa. Sospendere tutto, il canone occidentale, la città produttiva, l’immaginazione abituale, la reclusione nel carcere del mondo per come lo conosciamo, il concetto stesso di realtà. Su questi temi Punzo lavora da anni con la sua Compagnia della Fortezza. Ha lanciato l’immagine dei “Teatri dell’impossibile”, del salto dalla riproduzione di una realtà fissata in ruoli, gerarchie, posizioni, storie, alla proiezione (utopica? necessaria?) verso un anti-mondo, per nuovi paesaggi tutti da inventare. Contro una “realtà” dominata dall’ideologia e dai rapporti di potere cristallizzati, dove chi è povero, emarginato, “criminale” è condannato a rimanere perpetuamente nella sua condizione e la brava gente può truffare i denari e le anime e conserverà sempre la...

Bassa continua: Ligabue torna sul Po

È iniziato con un racconto dolorante squarciato da bagliori comici e da momenti di disegno espressionista il viaggio nella vita e nelle opere di Antonio Ligabue, il matto, il “naif, il visionario, intrapreso da Mario Perrotta, autore, attore, narratore solista e inventore di spettacoli di gruppo. Perrotta era reduce dal successo di spettacoli come Italiani cincàli, La turnata, Odissea, appassionate ricognizioni personali nella memoria dell’Italia delle migrazioni. Aveva tentato, con buoni esiti, un affondo in lavori più collettivi, osservando cosa è diventato oggi l’individuo nella società, riscrivendo per la scena classici come Il misantropo di Molière, I cavalieri di Aristofane, spostando Bouvard e Pécuchet nell’epoca 2.0. Poi venne Antonio Ligabue. Prima, nel 2013, Un bès, viaggio nell’uomo con pittura dal vivo, in scena. Un racconto solista. Quindi, nel 2014, Pitùr, le opere urlanti o dolci dell’artista riviste attraverso le sue ossessioni, in un “ballo” con altri sette attori. Ora con Bassa continua. Toni sul Po il progetto si chiude là dove è iniziato...

Bouvard e Pécuchet 2.0

Sono due clown beckettiani con calzoni troppo corti, visi troppo pallidi e occhiaie troppo pronunciate, grandi pance di chi sta sempre incollato a una sedia i Bouvard e Pécuchet di Mario Perrotta, premio speciale Ubu 2011 per la Trilogia dell’individuo sociale, chiusa da questo spettacolo ispirato dal romanzo incompiuto di Flaubert. Sono, quei due, la nostra umanità in un Atto finale senza fine, una ricerca di senso senza intelligenza, inchiodati a una tastiera per computer che pende dal petto, in dialogo con i loro doppi virtuali e altri fantasmi del mondo proiettati alle loro spalle su uno schermo, onnivori, bulimici di informazione, di domande che non riescono a avere risposta. Quelle loro pance, anzi, somigliano a quella del divoratore Ubu re, mangiatore di uomini, distruttore di se stesso.     Si sono ritirati dal mondo non per confezionare marmellate o per studiare sui libri geografia, astronomia, mitologia, storia antica, medievale, moderna o contemporanea, in un sapere che rimanda continuamente a altro sapere, spalancando l’abisso dell’ignoranza e dell’impotenza. Questa volta le loro domande inani sull’umanit...