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Martin Amis

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Katherine Rundell / Perché leggere libri per ragazzi anche da vecchi

Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio è un magnifico pamphlet appena uscito per Rizzoli, della scrittrice inglese Katherine Rundell, classe 1987, scrittrice fin dagli esordi letteralmente seppellita sotto una grandinata di prestigiosissimi premi. Leggendo questo breve saggio, preciso, acuminato e rapido come una freccia, si capisce anche perché. Il libro si rivolge a un potenziale interlocutore, uno fra i molti possibili che, a noi che lavoriamo nell’ambito della letteratura per ragazzi, è già capitato mille volte di incontrare nella persona di un semplice conoscente, ma anche di un lettore forte, di un giornalista o di un rispettato intellettuale. Lo scopo è quello di spiegargli per quale ragione leggere (bei) libri per ragazzi costituisca uno straordinario tonico per l’intelligenza e la vita, non tanto per i ragazzi che, naturalmente, non hanno vergogna a leggere libri per ragazzi, quanto per gli adulti, afflitti da vistose lacune, forme di sorprendente ignoranza, imbarazzanti forme di snobismo, ridicole pose di indifferenza, nonché calcificati e rozzi pregiudizi.    Giustappunto, Rundell, per spazzare il campo da vaghezze e ipocrisie...

Il saggio come specchio di sé stessi / Jonathan Franzen e Martin Amis

Per un narratore, diversamente che per un critico, scrivere un saggio vuol dire esporsi direttamente, senza i filtri che la scrittura di un romanzo impone. Tutto, in un saggio, può essere rilevante, tutto può interessare l’io, che una volta tanto non deve preoccuparsi troppo di dare senso e coerenza alla vita di un personaggio immaginario. Ciò vale soprattutto per gli scrittori capaci di rappresentare caratteri diversi e ulteriori rispetto alla proiezione del sé, dominante e a volta ingombrante nella letteratura contemporanea.  Naturalmente, bisogna intendersi sul significato da dare alla parola ‘saggio’ o essay: è un genere che non corrisponde a un’interpretazione critica oggettivamente documentata (ci sono scrittori e poeti che sono anche ottimi critici in questo senso per così dire tecnico, ma è un’altra cosa). Il saggio è una forma di espressione libera, senza rigidi vincoli tematici o codici stilistici. Esempi efficaci di questo tipo di scrittura sono offerti dai due volumi recenti di Jonathan Franzen, La fine della fine della terra (‘The End of the End of the Earth’, 2018) e di Martin Amis, L’attrito del tempo. Bellow, Nabokov, Hitchens, Travolta, Trump. Saggi e...

The End of the Tour

In Italia non è ancora arrivato, e per il momento non è ancora prevista una sua uscita. Qualche settimana fa la Festa del cinema di Roma l’ha presentato in anteprima europea, e in quell’occasione abbiamo avuto modo di vedere The End of the Tour, il film dedicato all’incontro e alle conversazioni fra David Foster Wallace e David Lipsky e ispirato al libro del 2010 Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta (in originale, Although of Course You End Up Becoming Yourself: A Road Trip With David Foster Wallace), che lo stesso Lipsky ha tratto da un’intervista registrata per la rivista «Rolling Stone» nel 1996 e poi mai pubblicata.   A dispetto della produzione indie che non si discosta troppo dalla medietà stilistica del genere; al di là dell’operazione virata a una nostalgia e una malinconia figlie non tanto della vera personalità di David Foster Wallace, quanto, a posteriori, del suo tragico destino, The End of the Tour è un film sull’anima travagliata e divisa di due scrittori americani, o forse in generale di ogni scrittore e artista; un film sulla guerra sempre persa,...

Coraggio intellettuali, ancora uno sforzo!

Pasolini era un puritano. Il suo riferimento principale non era la società letteraria o intellettuale, i ricchi e i potenti, bensì i poveri, gli oppressi. La sua morte violenta, la notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, segna la fine di questo tipo d’intellettuale. I poveri, gli emarginati, come ha scritto Zygmunt Bauman in Il declino degli intellettuali (1987), hanno perso la loro attrattiva in un mondo dominato dalla figura del consumatore. Oggi i poveri si fanno la guerra tra di loro, danno fuoco ai ghetti, danneggiano se stessi con la droga e l’alcool, sono poco attraenti come gli stessi “consumatori in difficoltà” (Bauman). Nessun scrittore, o pensatore, possiede il coraggio della disperazione che animava Pasolini.   L’altro giorno su un giornale italiano campeggiavano le foto di Martin Amis e Ian McEwan. Parlavano di se stessi e della propria vita: due borghesi, forse due piccoli borghesi, ma anche due bravissimi scrittori, che sono intervenuti sull’attualità con scritti saggistici e romanzi. Ma dove era la speranza nelle loro parole? Nessuna loro frase conteneva qualcosa del genere. Del resto, la loro...

L'invasione degli Space Invaders

Cosa legge una fotografa di professione, una che insegue in giro per il mondo architetture, oggetti, spazi, persone, quando legge un libro illustrato? Cosa vede con il suo obiettivo davanti agli occhi, quando guarda un libro del genere? La nuova rubrica di Giovanna Silva inaugura un nuovo modo di recensire i libri, leggendo e guardando, non solo parole ma anche immagini, immagini che sono parole: leggere, guardare, scattare.   Il libro recensito è L'invasione degli Space Invaders di Martin Amis pubblicato da ISBN edizioni Doppiozero ne ha parlato anche qui

Martin Amis. L'invasione degli Space Invaders

Arrivato in Italia dopo un'attesa lunga trent'anni, il libro di Martin Amis è più di una semplice guida per vecchi glorie da MoMA. Un po' trattato sociologico, un po' manifesto generazionale, L'invasione degli Space Invaders offre l'opportunità di rivivere un pezzo di cultura videoludica per molti versi ancora attuale. "Improvvisamente sembra che il nostro pianeta sia caduto nelle grinfie degli alieni. Nei pub, nei bar, [...] nelle gelaterie, nelle sale d'attesa dei dentisti [...] si può assistere allo spettacolo sfavillante di mille incontri ravvicinati. [...] L'invasione degli ultra corpi, La notte dei morti viventi, Destinazione...Terra! non sono film, ma storie di tutti i giorni" (p.14), così Amis descrive la proliferazione di chiassosi cabinet e losche sale giochi.   Anno 1982. Gli sparatutto spaziali sono all'apice del successo, anche se Space Invaders (1979) è già retrogaming per inguaribili nostalgici (p.75). L'industria sforna nuovi cabinet più potenti, più performanti, più belli, ricchi di effetti visivi e sonori e rimescola gli...

La guerra non è finita

C’è un’opera di Alberto Garutti che funziona così: le lampadine, nell’installazione, si accendono ogni volta che nasce un bimbo o una bimba in un ospedale della città in cui l’opera è installata, collegati attraverso la rete, che rimbalza e avverte ogni buona novella. Non ricordo altri dettagli, né voglio verificarli, ma so che quell’opera dovrebbe chiamarsi Alarms and Surprises, perché dall’altro lato dell’esperienza, sulla faccia deserta del pianeta, bisognerebbe far saltare una lampadina ogni volta che una persona sana, potenziale, si toglie la vita. Lasciate perdere il forno in cui ha posato il capo Sylvia Plath. Lasciate perdere l’ambizione letteraria e la struttura mitologica. Lasciate perdere persino Le vergini suicide, il romanzo di Jeffrey Eugenides nel quale si racconta la storia terribile e neoclassica di cinque sorelle che in una cittadina americana si tolgono la vita una dopo l’altra – perché il suicidio, come le gravidanze (nel film Diciassette ragazze, tratto da una storia vera, un gruppo di liceali francesi rimangono incinte ‘per moda’, per...