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Massimiliano Bray

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Buio su Roma

Roma, 19 marzo 2014. Sveglia, colazione, computer acceso. Rapida e sonnolenta controllata al sito di “Repubblica”, occhiata ai social. Angelo Mai: “CI STANNO SGOMBERANDO! ACCORRETE SUBITO!”. Cosa?! Condivido. Capisco dai numerosissimi post che è partito un tam-tam che continuerà per tutto il giorno. La mia testa si annuvola di pensieri, mi domando cosa sarà mai successo. Inizialmente le notizie sono poche e poco chiare, si chiede di accorrere a sostenere quello che non è solo un centro sociale, ma un polo importante di aggregazione e di produzione di cultura indipendente della città. Un punto di riferimento per la scena musicale e per la creazione teatrale nazionale e internazionale, ma anche un luogo che ha saputo intrecciare rapporti profondi con il tessuto urbano in cui è inserito. È un posto felice l’Angelo Mai Altrove Occupato, frequentatissimo. È un luogo della città aperto alla cittadinanza, fulcro di linguaggi nuovi non solo artistici, ma anche sociali e politici.   Nel corso della giornata la situazione si fa più chiara: non solo all’alba c’è...

Dieci anni di Buone Pratiche

Crisi cronica, assenza di risorse, istituzioni sorde e impossibilità di ricambio generazionale: il teatro italiano degli ultimi dieci anni potrebbe essere riassunto così. Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, con Le Buone Pratiche del Teatro, hanno provato a raccontare (e a far raccontare) un’altra storia. Era il 2004: il sito ateatro.it lancia una convocazione a tutte le realtà del teatro per un confronto orizzontale e una condivisione di formule innovative per l’auto-organizzazione. “Sappiamo – scrivevano allora i promotori dell’iniziativa – che in questa progressiva desertificazione esistono esperienze e pratiche di un teatro vivo e diverso”.   Da allora l’appuntamento (organizzato in modo indipendente e senza budget) si è trasformato spontaneamente negli Stati Generali del teatro italiano e oggi, a un decennio dall’inizio dell’avventura, diventa anche un libro. Le Buone Pratiche del Teatro (FrancoAngeli 2014, pp. 260) è inevitabilmente l’occasione per un bilancio: “Nelle pagine di questo libro”, spiega Ponte di Pino, “c’è la storia di un...

La deducibilità dei libri

Il 30 maggio scorso, l’Aie (Associazione Italiana Editori) ha rivolto un appello al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e ai ministri per i Beni Culturali e ambientali, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in cui chiedeva di poter sottrarre nella dichiarazione dei redditi il 50% della spesa per l’acquisto di libri. Nel testo faceva presente la “catastrofe libraria” degli ultimi anni (più del 20% di lettori in meno) e la crisi che subivano tutte le attività legate al libro. Per convincere i suoi interlocutori faceva appello all’interesse dello Stato per la ‘salute mentale’ dei cittadini e al risvolto economico che un incremento della lettura non potrebbe non avere. È interessante che non si facesse parola dell’argomento che dovrebbe per primo affacciarsi: l’importanza che riveste la cultura per un paese e la centralità del libro come suo strumento. Forse all’Aie questo argomento è sembrato troppo ovvio perché valesse la pena di ricordarlo.   Eppure, al di là delle ragioni economiche e dell’importanza della...