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Massimo Bucciantini

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Addio Lugano bella / Storie di ribelli, anarchici e lombrosiani

Utopia. Pensiero utopistico. Sogno. Isola-che-non-c’è. In quanti libri si tratteggia e si cerca di dare un corpo concreto a questo antico ideale umano, in forma di favola o di saggio. Pensiero utopistico quasi per antonomasia è sicuramente l’anarchismo, nelle sue mille sfumature. Credo sia sbagliato, non solo perché ormai giunti al XXI secolo nessuno vede all’orizzonte società di uguali, ma perché altre utopie si sono camuffate ma storicamente sono restate tali. Il comunismo, per esempio. Che non solo non si è mai realizzato se non in grottesche deformazioni tiranniche, ma si è addirittura, vestendosi con gli abiti spregiudicati dell’idealismo tedesco, autodefinito scientifico. Come dire: il comunismo non è soltanto un ideale romantico o un sublime pensiero ma è una scienza della conquista del potere, basata su un soggetto storico preciso (derivato dal Napoleone di Hegel) che sarebbe la classe operaia, pilastro di Soviet e altre invenzioni che ben presto uno dei grandi protagonisti della rivoluzione d’ottobre, Lev Trotzsky, avrebbe definito “burocratiche”, continuando a dichiarare il mostro staliniano che l’avrebbe ucciso spietatamente Stato operaio degenerato burocraticamente. In...

Cose necessarie e difficili

«Le cose che la letteratura può ricercare e insegnare sono poche ma insostituibili: il modo di guardare il prossimo e se stessi, di porre in relazione fatti personali e fatti generali, di attribuire valore a piccole cose o a grandi, di considerare i propri limiti e vizi e gli altrui, di trovare le proporzioni della vita, e il posto dell’amore in essa, e la sua forza e il suo ritmo, e il posto della morte, il modo di pensarci o non pensarci; la letteratura può insegnare la durezza, la pietà, la tristezza, l’ironia, l’umorismo e tante altre di queste cose necessarie e difficili».   Qual è il posto della letteratura nella nostra società? C’è qualcosa che solo la letteratura può fare, qualcosa che la rende insostituibile? Si può pensare che la letteratura ‘serva a qualcosa’ senza per questo ridurla a un ruolo ancillare? A trent’anni dalla morte di Calvino, mi pare che il suo lavoro di ricerca e sperimentazione attorno a queste domande sia l’elemento più forte della sua eredità. La citazione di apertura è tratta da Il midollo del leone: nata...

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