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Massimo Onofri

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Centenari / Geno Pampaloni. Vivere senza dimenticare la morte

Non meno di narrativa, poesia e teatro, nel Novecento la critica è cresciuta sotto il segno della nevrosi e dell’estremismo. Come il resto della letteratura, ci ha ripetuto in mille modi che l’umanesimo, se non vuole apparire un frutto vizzo del passato, può dichiararsi ormai soltanto attraverso vertigini dialettiche o psicologiche, teologie negative, cinici gesti avanguardisti o militanti. Persino Giacomo Debenedetti, volendo difendere il personaggio-uomo, ha dovuto inventarsi sottilissime arringhe da crociano eretico. Perciò quando un critico-saggista ci regala un “discorso naturale”, che non si costringe all’acrobazia ma neppure sa di polvere, proviamo una speciale gratitudine e un certo sollievo. Capita, ad esempio, leggendo un compagno di Debenedetti come Sergio Solmi; e capita anche leggendo Geno Pampaloni, che ha imparato da entrambi e che è stato troppo poco ricordato in questo centenario della nascita. Solmi e Pampaloni sono crociani in un senso più riposato: non guardano tanto all’estetica ma a un clima, a un abito civile, e volgono la tenue eredità della tradizione al ritratto, al racconto, a un’interpretazione che oscilla tra gusto e morale. Forse, è vero, alla loro...

Luoghi comuni: Sardegna

Avevamo conosciuto Aldo Nove con Woobinda, allorquando i suoi personaggi smozzicavano attorno a sé interni minimalisti cui Giorgio Falco qualche anno dopo avrebbe dato maggiore corpo, soprattutto illuminati, se non fagocitati, dallo schermo televisivo, confinanti con il supermercato. Oppure nel discontinuo, ma comunque sottovalutato, Puerto Plata Market, dominato da esotismo popolare e a prezzo scontato; ora, in Un bambino piangeva (Mondadori 2015), scopriamo ricordi d'autobiografia infantile in una Sardegna “magica”, secondo risvolto di copertina, “lontana e arcaica”. La sintassi e l'atmosfera sono questi: Le aquile che sparivano dietro le rocce. Le rocce che celavano i più oscuri animali. Ma anche i giganti. Le fate. I morti.   Insomma dal balbettio dei lumpen del nuovo millennio, a quello dell'ineffabile e della metafisica, con tanto di vecchi venditori di formaggi con i vermi un po' sciamani, di versi sanscriti e salmodie, luminescenze nelle grotte. Il piccolo turista degli anni settanta trova un antesignano nell'incanto per la wilderness – si direbbe un po' più motivato, anche se...