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Maurizia Balmelli

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Matteo Terzaghi / La Terra e il suo satellite

“In quegli anni io avevo delle difficoltà con i temi in classe, che mi venivano sempre troppo corti. Cioè, in brutta erano lunghi, ma quando poi li ricopiavo in bella rimanevano poche righe, per via che cancellavo troppo”. Il consiglio del professor Rossini allo studente Terzaghi fu: “il segreto del tema in classe, ma questo vale più in generale per la vita, è la divagazione”. Matteo Terzaghi, ticinese, classe 1970, dopo Ufficio proiezioni luminose (Quodlibet, 2013) torna a intrattenerci e a farci riflettere con La Terra e il suo satellite (Quodlibet, 2019). La lezione del professor Rossini è stata appresa, ma il libro, seppur denso, resta magro, poco più di cento pagine, e verte intorno alla forma del tema in classe e alle sue variazioni. Ufficio proiezioni luminose lo aveva fatto conoscere ai lettori di lingua italiana, le sue riflessioni sulle immagini (il libro aveva parecchie fotografie che venivano commentate), in particolare su come si formano le immagini nel nostro pensiero e come si alterano nella realtà.   Un’attività proseguita nella pubblicazione di piccoli libri semiclandestini, costruiti con la complicità di Marco Zuercher, che raccolgono e montano fotografie...

Il caso Franzosini / Splendori e miserie di un poeta pugile

I libri di Edgardo Franzosini sono piccini. Il più smilzo, Rimbaud e la vedova (Skira, 2018), è lungo appena 96 pagine; il più spesso, Sul Monte Verità (Il Saggiatore, 2014), ne conta 224. Per il resto, ci si attesta su una media di 140. Il perché l’ha spiegato lui stesso: «Sono convinto che ogni scrittore abbia una sua misura. Anche Simenon, quando andava oltre le 140-150 pagine, scriveva libri meno convincenti. La grande misura per me non va bene».  Quest’ultimo Grande trampoliere smarrito, uscito per Adelphi lo scorso ottobre, ne conta 195. Un po’ più della “misura aurea”, quindi: ma va anche detto che tre quarti del libro sono costituiti da prose, poesie e lettere di Arthur Cravan, tradotte benissimo da Maurizia Balmelli (le prose e le lettere) e Nicola Muschitello (le poesie). Non è la prima antologia dedicata a Cravan nel nostro Paese: una silloge di testi (oggi introvabile), curata da Gianluca Reddavide e Perla Zanini, era già apparsa nel 2005 per i tipi romani di Le Nubi, con il titolo Poeta e pugile. Curatore d’eccezione, Franzosini, pur lasciando il giusto spazio alla stazza ragguardevole del poeta (105 chilogrammi per quasi due metri d’altezza) e al suo non meno...

La fedeltà del traduttore

Si è appena concluso Babel Bellinzona 2015, festival di letteratura e traduzione che quest’anno ha avuto tra i suoi ospiti anche Maurizia Balmelli, traduttrice tra le più autorevoli oggi e in cui sarà a tutti noi capitato di imbatterci, dal momento che ha firmato i testi italiani di molti tra gli autori più significativi della nostra contemporaneità. Abbiamo approfittato della sua presenza al festival per rivolgerle qualche domanda.         Tu sei la voce italiana di Cormac McCarthy, Àgota Kristòf, Emmanuel Carrère, Aleksandar Hemon, J.M.G. Le Clézio, per citare soltanto alcuni tra gli autori che hai tradotto. Qual è il tuo rapporto con uno scrittore al di là del suo testo?   A questa domanda posso rispondere con due esempi opposti: il mio rapporto con Noëlle Revaz e quello con Aleksandar Hemon. Noëlle Revaz l’ho contattata prima di iniziare a tradurre il primo dei suoi libri (Rapport aux bêtes, in italiano Cuore di bestia, Keller editore) perché era evidente che la lingua con cui aveva costruito quel romanzo era un lingua creata da lei...

Obliquity. «Quel malessere oscuro del cuore»

Ci dev’essere una latitudine che scorre nelle vene delle narratrici delle aree settentrionali di Europa e America: quelle comunità in qualche modo ibernate nelle loro orgogliose tradizioni, le tante province che pullulano tristemente lontano da Londra o New York, le sere fredde, le notti gelide, gli stivali che scrollano la neve ghiacciata all’ingresso di accoglienti tane domestiche. Come in Fargo, il film dei Coen e la serie tv da loro prodotta. Non sono donne diverse da noi, uomini o adolescenti diversi da noi, ma è come se in quella latitudine non lontana dal freddo polare tutti fossero un po’ più feroci e insieme affettuosi di noi. Se sei solo sei solissimo, se sei triste ti suicidi, se ami tua madre e tua sorella le ami e sei amato tantissimo.     A. L. Kennedy, pseudonimo di Alison Louise Kennedy, è una scrittrice scozzese di cui Federica Aceto ha tradotto per minimum fax Gesti indelebili. Racconti brevi in spietata soggettiva; sguardi abbreviati, personaggi focalizzati in trappole di situazioni. Kennedy è crudele e androgina: che racconti un uomo o una donna, ci sono sempre solitudine, e voracità...

Il personaggio è tutto

David Thomas è nato a Boulogne-Billancourt (Île-de-France) nel 1966 e vive a Parigi. Ex giornalista, dal 2007 si dedica esclusivamente alla narrativa e alla scrittura per il teatro. Ha pubblicato due raccolte di micro-racconti, La patience des buffles sous la pluie (La pazienza dei bufali sotto la pioggia, Traduzione di Maurizia Balmelli, Marcos y Marcos, 2013) e J'ai n'ai pas fini de regarder le monde e il romanzo Un silence de clarière.       Ha pubblicato due raccolte di micro-racconti. Come mai ha deciso di cimentarsi in un formato così breve? Perché mi piace. E più scrivo testi brevi, più sono bravo. È un po' come nell'atletica: ci sono discipline nobili, come i 100 metri, e altre che lo sono meno. Io sono uno specialista nel lancio del giavellotto. Siamo in pochi, ma adoro farlo. E anche se faccio fatica ad esistere sul mercato e gli editori continuano ad aspettarsi un romanzo, mi piace troppo scrivere testi brevi e non vedo perché dovrei forzarmi a fare altro. È difficile pubblicare questo genere di testi? Molto difficile. Soprattutto con i grandi editori. Se il...

Cormac McCarthy. The Counselor

There is no such thing as life without bloodshed (Cormac McCarthy intervistato da Richard B. Woodward, 1992) La più bella pagina del libro di Brod su Kafka è (…) quella in cui Brod racconta come gli ascoltatori ridessero alla lettura del primo capitolo del Processo “di un riso irresistibile”. (Gilles Deleuze e Felix Guattari, Kafka. Per una letteratura minore, 1975) Per chi ha familiarità con le opere di Cormac McCarthy The Counselor/Il procuratore (buona la traduzione dall’inglese di Maurizia Balmelli, Einaudi 2013) potrebbe rappresentare una delusione. Quanto al film che ne ha tratto Ridley Scott, non aspettatevi Blade Runner, ma non mi pare giustificabile il massacro critico che ha subito.   McCarthy è uno degli scrittori statunitensi più “stra-ordinari” che siano mai esistiti. Non lo sostengo soltanto io, ma un’ampia schiera di critici e lettori, non ultimo Harold Bloom che lo ha collocato tra i “grandi” del Novecento. I suoi primi romanzi, Il guardiano del frutteto (The Orchard Keeper, 1965), Il buio fuori (Outer Dark, 1968) e Figlio di Dio (Child of God, 1973; ne è...

Ridley Scott. The Counselor

Lo dice il Jefe, l’autorità messicana rassicurante e spaventosa alla quale si rivolge l’avvocato protagonista di The Counselor (l’avvocato, per l’appunto, visto che poi nel doppiaggio italiano il procuratore del titolo non viene mai citato) per salvare la moglie sequestrata: «quando il mondo cede il passo alle tenebre diventa sempre più difficile negare la consapevolezza che di fatto il mondo sei tu». Non c’è film, non c’è genere, che possa prescindere da questa frase, da questa consapevolezza: sono i personaggi le uniche realtà di un racconto, oltre la trama, oltre le concatenazioni di eventi, oltre la radice di un male che sta alla base di ogni noir. Sono i personaggi, fallibili, inutili, malvagi, innocenti, a cadere vittime della trama di cui sono i principali artefici.     Lo dice il Jefe, e lo scrive Cormac McCarthy, qui alla sua prima sceneggiatura per il cinema, pubblicata in Italia da Einaudi con la traduzione della sempre impeccabile Maurizia Balmelli: ed è puro stile lapidario alla McCarthy, in grado di dare la vita o impartire la morte come diceva Bellow, con...