raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Categorie

Elenco articoli con tag:

Metafore del silenzio

(2 risultati)

Vita da expat / Migranti per caso

A chi gli chiedeva se lui, napoletano in viaggio verso il Nord, fosse un emigrante, Massimo Troisi non avrebbe certo potuto rispondere di essere un «expat», perché la parola non era ancora entrata nell’italiano, come invece è ormai avvenuto, almeno in certi ambienti, colti e anglofili. A lanciarla è ora uno strano libro di Francesca Rigotti, metà saggio metà autobiografia, dal titolo che contiene un ossimoro provocatorio e che rimanda a una canzone di Luciano Ligabue: Migranti per caso. Una vita da expat (Raffaello Cortina, pp. 132, in libreria da giugno).  «Migranti» ed «expat» sono infatti termini che collidono. Expat è l’equivalente aristocratico, e certamente privilegiato, di migrante, visto che il primo è, come recita l’Oxford English Dictionary, chi «vive per scelta in un paese straniero» (living in a foreign country esp. by choice), mentre il secondo è costretto a farlo (da e-migrato, se si guarda verso l’esterno, o im-migrato, se si guarda da dentro: ormai senza sostanziale differenza, se entrambi sono comunque caratterizzati da un bisogno lavorativo, essendo a person who moves permanently to live in a new country, town, etc., esp. to look for work, or to take up a...

Storditi dal frastruono / Silenzi

Il silenzio è pensiero, quando ne parli non c'è più. Il silenzio è scrivere, leggere, è il libro, è lo schermo, pieni di parole mute e silenziose. Il silenzio è lo spazio che la parola inter-rompe, divide in blocchi insinuandosi nei suoi interstizi, come quelli esaminati da Giovanni Gasparini nel suo C'è silenzio e silenzio, Milano 2012, volumetto della collana dell'Accademia del silenzio dell'editore Mimesis. E la parola allora dove sta? È la freccia che rompe il silenzio, o se ne sta affondata nel mare o nelle brume del silenzio, nelle quali talvolta affonda e dalle quali talaltra affiora?    O sono le frasi cucite sulla stoffa del silenzio stesso? È David Le Breton a usare quest'ultima immagine, nella sua Ouverture posta paradossalmente e provocatoriamente alla fine del suo trattato sul silenzio (pubblicato originariamente in francese nel 1997 col titolo Du Silence, Editions Métailié, Paris 1997 ma aggiornato dall'autore per l'attuale edizione in lingua italiana: Sul silenzio. Fuggire dal rumore del mondo, trad. di Paola Merlin Baretter, Raffaello Cortina, Milano 2018). L'ouverture apre al silenzio sinestetico della pagina bianca non ancora riempita dai caratteri...

2Array ( )