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Michelangelo Merisi da Caravaggio

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Fuoricampo / Caravaggio contemporaneo

Mai come oggi tanto attuale, Caravaggio. Ben più che attuale, se con questo termine si intende semplicemente “corrente”: contemporaneo. Per contare gli eventi dedicati, solo nel corso degli ultimi anni, al pittore di origine lombarda, non basterebbe un articolo intero. Di sicuro, non bastano tutte le dita delle mani che si trovano nei suoi dipinti, del resto quasi sempre impegnate a stringere un corpo, a sperimentare i limiti del senso del tatto, oppure a indicare qualcosa di indeterminato, qualcosa di ambiguo, presente, da qualche parte, nel visibile o nell’invisibile.    Caravaggio, La madonna del rosario, dettaglio. Limitandoci a due esempi recenti, si pensa prima di tutto alla mostra Dentro Caravaggio, inaugurata il 29 settembre a Palazzo Reale di Milano, dove dipinti come Salomé con la testa del Battista (1607 o 1610) e San Francesco in estasi (1597) sono esposti fianco a fianco con le loro radiografie, che invitano lo spettatore a scoprire la stratigrafia creativa dell’opera d’arte. In secondo luogo, si può ricordare la serie di dodici puntate, trasmessa su Rai 5, La vera natura di Caravaggio (2017), ideata e condotta da Tomaso Montanari: una puntuale...

Al di là dell’in-quadratura

Nel 2009 con Patrizia Giordano, educatrice di Poggioreale ed esperta di biodanza, abbiamo deciso di mettere a punto un progetto per i detenuti. Abbiamo pensato a un progetto fotografico che, articolato in tre mesi di lavoro da svolgersi all’interno del penitenziario , mirasse a dare la possibilità ai partecipanti di imparare a scattare una foto e di ritrovare, con l’ausilio della danza, una maggiore padronanza del corpo in un luogo di chiusura/clausura quale è un carcere. Alla conoscenza base della tecnica fotografica si univa così il corpo nei suoi movimenti più semplici e naturali. Due discipline si fondevano in un unico linguaggio.   Durante il percorso di studio ed apprendimento della materia fotografica, particolare rilievo è stato dato a due figure: Caravaggio, fotografo ante litteram, e Paolo Pellegrin, fotografo in prima linea. Identità Sensibili, il nome del progetto, approvato e realizzato, si è concluso con una mostra del lavoro dei partecipanti intitolata Intra/Vedere, tenutasi presso la galleria fotografica Giù-box (un box auto che invece di ospitare macchine e motori è adibito a...

Gianluca e Massimiliano De Serio. Sette opere di misericordia

Anche per chi non rammenta (o non ha mai appreso) i precetti della dottrina cattolica, le Sette opere di misericordia del titolo potranno almeno evocare la celebre tela di Caravaggio: una scena di strada napoletana, corpi affastellati e scolpiti da squarci di luce che ne sbalzano crudamente alcuni dettagli (il seno di una giovane, i piedi di un cadavere, una schiena nuda e inarcata), mentre un gruppo sacro, composto da una Madonna con bambino e due angeli, irrompe precipitosamente dall’alto. Michelangelo Merisi ha spesso ricercato le figurazioni del divino in corpi umili e derelitti, immergendoli in un teatro contrastato di luci e ombre; i fratelli De Serio sembrano raccogliere questa ispirazione, facendo del loro primo lungometraggio di finzione un dramma di corpi e di luce, che sposta la scena da quell’affollato crocicchio a una periferia rarefatta e raggelata. È la periferia torinese in cui vivono i due autori, tratteggiata da frammenti di spazi qualunque (corridoi di un ospedale o di un ipermercato, lotti spogli invasi da rottami o da una baraccopoli), evocata da un tappeto rumoristico sommesso e opprimente: un lavoro di prosciugamento e astrazione che...

Appunti sull’umanizzazione della monnezza futura

È sabato 25 giugno e stiamo scendendo verso piazza Carlo III. Sono le nove di mattina, e io e Francesco ci aspettiamo di vedere il disastro ecologico annunciato da tutti i media con le stesse parole e le stesse immagini fino a stamattina: una città sepolta nei rifiuti. Tutta questa zona, dalla Doganella in giù e fin dentro la città vecchia, è sempre quella più colpita dalla spazzatura, forse perché i politici sanno bene che qui non siamo a Mergellina, dove le troupe televisive sostano a prendere l’aperitivo al Gambrinus e vanno a mangiare i vermicelli a vongole nei ristoranti del Borgo Marinaro: e quindi è l’ultima parte di città che i politici decidono di far ripulire e, in realtà, pulita non lo è mai del tutto.   Guardiamo, giriamo, percorriamo corso Garibaldi, svoltiamo per porta Capuana, saliamo per Vico lungo a Carbonara, nel cuore del cuore della città plebea, ma invano. Il disastro che siamo venuti a vedere e a interpretare non c’è. A quel che sembra, e secondo il responso dei nostri occhi, la raccolta straordinaria ventiquattr’ore su ventiquattro...