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Nicolas Anelka

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L'antisemitismo storico di Dieudonné

Che la quenelle vada intesa come un gesto scurrile, una provocazione anti-establishment o un’allusione al saluto nazista sarebbe una questione di scarsissimo rilievo se nelle ultime settimane i media internazionali non l’avessero eletta a materia di dibattito, contribuendo a viralizzarla e a circonfonderla di un alone di sinistro richiamo. La filologia del gesto non ha alcuna importanza: d’ora in avanti chi lo riproduce è tenuto a sapere che sta giocando con (cioè nella stessa squadra di) un antisemita dichiarato.   Il significato sta nell’uso, e lo scandalo mediatico crea il contesto, motivo per cui ogni nuova occorrenza della quenelle si carica di tutti i sensi che nel frattempo le sono stati attribuiti. Così funziona la macchina mitologica di cui Dieudonné è un abile manovratore, e tutti gli altri – chi lo condanna come chi lo acclama – i manovali più o meno consapevoli. Anche queste righe, purtroppo, contribuiscono a far girare l’ingranaggio, il quale potrà essere disinnescato solo quando l’attenzione pubblica si sarà spostata altrove.   Supponiamo che ci...

La quenelle

Il gol è il momento in cui si scarica all’improvviso la tensione accumulata da giorni in attesa della gara (giornali sportivi, trasmissioni televisive, viaggi dei tifosi) e nelle ore immediatamente precedenti (ingresso allo stadio, cori, sventolio di bandiere); sugli spalti il boato è simultaneo, e altrettanto l’agitarsi di bandiere, di sciarpe, di braccia. Da anni i calciatori che segnano una rete ci hanno abituato a un repertorio a dir poco variopinto di atteggiamenti, che vanno dall’affettuoso al muscoloso e al violento: uno alza la divisa della squadra e mostra la maglietta con una scritta (saluti alla fidanzata, battute non spiritose, compleanni dei figli e simili); un altro apre le braccia e corre simulando un aeroplanino (finzione di una gioia infantile?); un altro giocatore porta le mani dietro gli orecchi come per dire «non sento bene i vostri applausi!». C’è chi corre sollevando un braccio e alzando contemporaneamente il dito indice, soluzione adottata del resto dai vincitori anche in altri sport; c’è chi preme l’indice sulle labbra – faceva così anche l’antico dio Arpocrate...