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Paolo Giordano

(5 risultati)

Untori, numeri e false voci

Di tutti gli strumenti inventati dal genere umano si può fare un uso buono o cattivo. Ad esempio, per quanto riguarda la matematica, io mi sono convinto da tempo (a ragione o a torto: non ho le prove di quanto sto per dire) che usi cattivi, compresi in un arco che va dal discutibile al deleterio fino al pessimo e all’esecrabile, sono avvenuti in campo economico-finanziario. Economisti ignari di matematica e matematici ignari di economia hanno cooperato per mettere in circolazione una serie di tecniche e procedure che hanno provocato effetti enormi, in larga misura imprevisti, nella più assoluta indifferenza dell’aurea definizione, condivisa a suo tempo dallo stesso Adam Smith, secondo cui l’economia, dopo tutto, è «una scienza morale».   Esempi di uso buono, anzi, prezioso della matematica si trovano invece in campo medico; e in particolare in campo epidemiologico, tema che imperversa nell’informazione di questi giorni. Un’efficace esposizione dei dati fondamentali è stata fornita da Paolo Giordano sul «Corriere della Sera» dello scorso 25 febbraio, in un articolo al quale rimando senz’altro (Coronavirus, la matematica del contagio che ci aiuta a ragionare in mezzo al...

Marco Magini. Come fossi solo

Dirk, Romeo, Dražen: un casco blu olandese, un giudice del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia, un soldato serbo-croato. Sono tre uomini che non si conoscono, eppure si troveranno uniti per sempre da una stessa storia che ha nome Srebrenica. Dirk non vorrebbe più svegliarsi, riesce a percepirsi quando si taglia ed è lui stesso che sanguina, Dražen si accusa per non impazzire, il giudice González lascia la toga per poter continuare a convivere con la sua coscienza. Tre uomini, tre punti di vista in soggettiva portano il lettore nella testa di Dražen che uccide, di Dirk che osserva impotente e di Ramon che, dopo, dovrà giudicare – il massacro lo raccontano loro due, il soldato arruolato nelle file dell'esercito della Repubblica serba e il casco blu olandese. L'orrore che non pare essere umanamente possibile diventa realtà sul campo – dove non c'è alcuna istanza superiore a cui chiedere salvezza. Marco Magini scrive Come fossi solo (Giunti, finalista al Premio Strega 2014) per il suo bisogno di raccontare una storia che ha scoperto attraverso un’amica. Ma il suo bisogno di comunicare...

A piede Lìberos

Lìberos ha un anno di vita, ma solo da sei mesi è una vera start up. Quando siamo nati eravamo una buona idea tutta da sviluppare, un gruppo di lavoro su base volontaria che si muoveva a tentoni e una road map puramente ipotetica, che certo non prevedeva che arrivassero risorse economiche forti in tempi brevi. Grazie alla vincita del premio cheFare quei soldi sono arrivati subito, ma la nostra vera fortuna è che meritarli non è stato per niente facile: c'è voluta una lunga fase di riprogettazione che ci ha permesso di mettere meglio a fuoco gli obiettivi da raggiungere, le azioni da intraprendere e i tempi e le risorse non solo economiche di cui davvero disponevamo. Abbiamo scoperto così che l'organizzazione di queste informazioni si chiama business plan ed è uno strumento banale nella progettazione delle aziende; solo che noi non siamo un'azienda e se non ci fosse stato richiesto per la partecipazione al premio non l'avremmo probabilmente mai fatto, né creduto ci servisse; che se ne fa un'associazione no profit di una cosa che si chiama business plan? Con il senno di poi ci siamo chiesti quante sono le...

Raccontare una storia di guerra

Come si racconta una vera storia di guerra? Esiste uno scrittore che ha tentato di rispondere alla domanda. Si chiama Tim O'Brien, ha vinto il National Book Award in America, ha pubblicato un racconto che si intitola proprio Come raccontare una vera storia di guerra e poi l'ha inserito in una raccolta incentrata sul Vietnam, Quanto pesano i fantasmi.   Tim O'Brien è tra i pochi autori viventi ad aver scritto che "la guerra è anche bellezza" e non l'ha fatto per provocare, ma perché secondo lui una vera storia di guerra non deve generalizzare. Chi dice "la guerra è un inferno" lo convince poi fino a un certo punto: "Come affermazione morale, l'antico truismo sembra perfettamente vero, eppure nella misura in cui si tratta di un'astrazione, di una generalizzazione, non riesco a crederci con la pancia. Dentro non mi si muove niente. Tutto si riduce a un istinto viscerale. La vera storia di guerra, se raccontata con verità, fa sì che la pancia ci creda".   Tim O'Brien Come raccontare una vera storia di guerra e Quanto pesano i fantasmi hanno solo storie cos...

Torino e i libri. Una scelta politica?

Le classifiche, come le liste, sono fatte per essere discusse, per vedere chi c’è e chi invece ne è escluso, ma soprattutto per capire quale logica presiede alla stesura dell’elenco dei salvati e dei sommersi. Mi sto riferendo alla serie di libri scelti dal Salone del Libro che si apre tra poco a Torino, libri che hanno fatto l’Italia, esposti in una mostra che dovrebbe costituire la base di un futuro Museo del Libro.   Un gruppo di studiosi e professionisti dell’editoria ha selezionato i 150 Grandi Libri e i 15 Super Libri – ovvero, i Best seller e i Mega seller per usare il linguaggio del massmarketing, oggi così consueto. Se la seconda lista, i Super Libri, include i libri che al loro apparire hanno rappresentato una svolta, un cambio di passo nella rappresentazione del nostro Paese, come è detto nella spiegazione che appare nel web, cominciare con Nievo, con le sue Confessioni, è perfetto, per quanto sia un libro postumo e la sua importanza, come capita spesso ai grandi libri, si sia imposta lentamente nel tempo, cosa che è accaduta a Primo Levi di Se questo è un uomo, uscito nel 1947 e...