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Paolo Nori

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Paolo Nori / La Grande Russia Portatile

No, che io questo La Grande Russia Portatile di Paolo Nori l’ho preso per due ragioni, ed entrambe sbagliate, perché son fatto così, mi fido delle prime impressioni, e poi me ne pento. Intanto, il titolo: che con un titolo così uno pensa a una bella guida turistica da mettersi in tasca e via, quando vai in Russia, se ci vai (perché se non ci vai non ha molto senso comprare una guida. O forse no, c’ha ancora più senso, che quei posti puoi immaginarteli, invece di vederli con il manuale in mano che ti spiega chi ha costruito quella chiesa, in che anno, cosa ci fanno dentro e un sacco di altre robe che se non le sapevi non ti rovinavano la meraviglia – e infatti quel famoso fotografo che veniva dalle stesse parti di Nori, come si chiama, Luigi Ghirri, lui ha fatto un libro che si chiama Atlante, dove si vede tutto il mondo, solo che il mondo sono delle cartine stampate, appunto; però adesso sto divagando, lo so).   Insomma, già sul bus, quando l’ho scartato, ho capito che avevo preso una cantonata, questo è un libro dove ‘sto tale Nori ci spiega il suo amore per la letteratura russa, e cosa ha fatto in Russia tutte le volte che ci è andato, e come a un certo punto nel 1991 ha...

Ritorna E.C. Segar tradotto da D. Benati / Popeye: come si diventa quel che si è

Con quasi un anno d'anticipo sul suo novantesimo compleanno (17 gennaio 2019), sembra che il personaggio più famoso di Elzie Crisler Segar, Popeye – alias Braccio di Ferro – stia vivendo, in Italia, un inaspettato revival. In edicola, allegata alla Gazzetta dello sport, prosegue l'edizione integrale delle strisce che lo vedono protagonista (1929-1938), curata con la perizia consueta da Luca Boschi. Al netto di qualche polemica (spigolando dai forum: rimontaggio delle strisce, qualità dei materiali proposti, incertezze sulla durata effettiva della collana, con le ovvie ricadute economiche), si tratta  di un'impresa certo non da poco, la prima di questo tipo in Italia dai tempi delle edizioni ComicArt (1984-88), se si esclude il tentativo (naufragato al secondo volume) della Planeta-DeAgostini, che peraltro si basava sull'edizione americana targata Fantagraphics.   Nel frattempo, per i tipi della neonata Oblomov Edizioni, arriva in libreria Bernice, la gallina fischiona (Bernice, the Whiffle Hen), l'avventura che segna il debutto di Popeye, apparsa sui quotidiani USA fra l'autunno del 1928 e la primavera del 1929. Oblomov riprende la traduzione di Daniele Benati, già...

Luoghi comuni: Padani

“Quel pidocchio lì, che tra l'altro poi ho pensato non era neanche un pidocchio non era, che infatti mia sorella m'ha detto sarà mica una bacca che la Giovanna ha preso su in bicicletta a Cavezzo. Il fatto è che se lo sapevo che non era un pidocchio neanche stavo lì a ripensare a quel racconto russo pieno di pidocchi e pensavo magari alla Giovanna, un po' m'innamoravo anche. Perché te a volte pensi delle robe che non sono neanche quelle che dovevi pensare e perdi solo un gran tempo. Oh, non è che io c'ho un gran daffare, che intanto m'era venuta una depressione ma una depressione che non rispondevo neanche più ai miei amici giù a Novellara e stavo lì chiuso in casa a saltellare in cucina sulle piastrelle come un pidocchio.”   Un quiz per il lettore: si tratta di una facile eco prodotta dallo scrivente, o di un pezzo di Benati, di Nori, di Cornia, o ancora un patchwork montato da Cornia Nori Benati; forse addirittura viene per li rami da Cavazzoni o Celati? Certo il “gusto delle fole”, del parlare per parlare è del maestro primo, ma in fondo il gioco diventa...

Tomaso Montanari. Privati del patrimonio

Tengo un taccuino rosso sul tavolo della cucina e tre libri sdraiati sul dorso. Primo dei tre libri: Star bene in acque torbide. Una guida per trovare la pace nel caos quotidiano di Ezra Bayda (Ubaldini Editore). Sopra questo, alla mia destra, ci sta La bambina fulminante di Paolo Nori, romanzo per ragazzi uscito da poco per Rizzoli che racconta la storia di Ada, una bambina che «quando tira degli accidenti a qualcuno (in rima), quegli accidenti lì poi arrivano» per davvero. Leggendo il libro che tengo sul tavolo alla mia sinistra, non so cosa potrebbe accadere a voi semmai lo leggerete, ma a me sono partiti molti accidenti. Forse perché non erano in rima? Non hanno sortito alcun effetto. Eppure. Ad ogni modo, insomma al netto dei brancolamenti introduttivi, il libro in questione si intitola Privati del patrimonio, è edito da Einaudi e lo ha scritto Tomaso Montanari, docente di Storia dell’arte moderna all’Università Federico II di Napoli.   Nota al testo, l’autore scrive: «Questo libro è un tentativo di rispondere alla domanda – retorica e disimpegnata – che mette invariabilmente fine a ogni...

Autori che leggo o rileggo

Io ci sono autori che ogni tanto leggo o rileggo un loro libro, se sono morti, o quello appena uscito, o uno degli ultimi che avevo lasciato da parte apposta per quando ne avrei avuto voglia, se grazie al cielo sono ancora vivi. Sono quasi tutti di quegli scrittori che tutti dicono: “ancora? ma sono sempre uguali! cioè, al massimo cambia qualcosina, poco poco, ma poi... letti un paio basta e avanza... tre, to’, se proprio ti sta simpatico...”. Ma a me è proprio questo che mi piace, quel poco, quel quasi nulla che detto da loro, perché sono loro, cambia quasi tutto. Che poi non è nemmeno il cosa, ma il come, cioè il fatto che a dirlo, quel cosa, anzi, a dire, a parlare, sono loro.     A volte uno vuole che chi parla è come se non ci sia, che non vuole sentirlo, non vuole una voce che si riconosce, nessun tono o inflessione: è raro, ma ci sono giorni che riconoscere chi parla dietro le cose che dice, sentire la sua voce nelle cose che racconta, dà sui nervi. “E questo cosa cazzo vuole? Taci! Lasciami sentire la storia, lascia parlare lei!” Dico la storia, ma potrebbe essere...

Il nulla a convegno

Un convegno sul nulla. L’idea è venuta allo scrittore Paolo Nori, che l’ha organizzato, con la complicità della rassegna CentoCage, promossa dal comune di Bologna per i cento anni dalla nascita di John Cage, nella biblioteca Sala Borsa del capoluogo emiliano. Si è parlato di tutto e di niente, entro confini che Nori aveva così sfrangiato: “Quando non c’è niente da dire, o quando non si sa cosa dire, o quando non si sa cosa fare, o quando non si vede niente, o quando non si capisce niente, o quando non si sente niente, o quando non si riesce a dormire, o quando non si vuole mangiare: le astensioni di tutti i tipi, le scene mute, le fotografie sbagliate, le macchine che restano senza benzina, i sans papier, i sanculotti, i frigo vuoti, i film muti, i buchi neri, la menopausa, le notti in bianco, quando si cerca in tutte le tasche e non c’è neanche una sigaretta; i digiuni, gli anestetici, gli astemi, gli anoressici, gli scioperi; le pianure, le steppe, i deserti, la siccità, la crisi energetica, i black out, gli annulli filatelici, le amnesie, la crescita zero, le tinte unite. La calvizie. La sterilit...