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Papa Wojtyla

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Roma senza Papa

Chiunque lo abbia visto ha pensato al film di Moretti Habemus Papam. Nella pellicola il Papa non entra nel Sacro per tornare al teatro. Michel Piccoli mette in scena un Karol Wojtyła che si ferma prima. Giovanni Paolo II ha compiuto, durante l'arco della sua vita, la strada, lunga e faticosa, che lo portò da giovane attore a Papa. Melville (Michel Piccoli) questa strada la interrompe sul nascere. Tuttavia se l'attore, come ha scritto il giovane Wojtyła, è portatore di problemi, e non interprete, ciò accade perché la vita e la sua rappresentazione scenica, il reale e il simbolico, rimangono separati da una barriera invalicabile. Il paradosso di Melville consiste nel mancato passaggio dal sublime al Reale, dall'arte al Sacro. Melville fu anche lui giovane attore, come Wojtyła, ma questo è il passaggio che non viene compiuto: da attore a Papa. Con Ratzinger il passaggio che si compie è davvero l'inverso. L'opposto di una normale investitura. Il Papa si porta fuori dal Sacro per rientrare nella vita quotidiana. Si tratta di un passaggio che segna la fine di un'irreversibilità.  Al di l...

Il declino di un leader

Il declino fisico di un leader è sempre uno spettacolo avvilente, ma nel caso di Umberto Bossi si è trattato di una vera e propria via crucis, che il capo leghista ha affrontato senza mai sottrarsi allo sguardo dei suoi fedeli, degli amici, ma anche dei nemici, cui ha riservato negli ultimi anni, in assenza della sua usuale parola sferzante, il gesto provocatorio e sovente volgare: dito medio, corna, pernacchia. Apparso in pubblico nonostante l’evidente menomazione prodotta dalla malattia, che l’ha trasformato in un’icona dello sfinimento e della santità presso i suoi fedeli, ha un unico precedente, almeno in Italia: la lenta agonia di Papa Wojtila.   Se si riavvolge il film della sua carriera, a partire da questo epilogo, ci si rende conto che la fisicità, lo sforzo corporale, è sempre stato lo stigma della sua personalità. Impensabile Bossi disgiunto dalle sue posture e dai suoi travestimenti: l’impermeabile bianco degli inizi e la canottiera del 1994, sino alle giacche sportive degli ultimi anni. Travestimenti di un vitellone che è arrivato incredibilmente, e fortunosamente, ai vertici della...

La canotta

Umberto Bossi è il politico dei gesti: il dito medio, la mossa dell’ombrello, la pernacchia, o il gimme five!, “dammi cinque”, tipico dei giocatori americani. In tempi recenti ha più volte reiterato il gesto del dito medio, la “spinta del medio”, come è chiamata, un gesto fallico, di erezione, vecchio di oltre duemila anni, noto ai Romani, i quali si riferivano, scrive lo zoologo Desmond Morris, al dito medio come dito imprudente ed osceno. Nel caso del Senatur si collega invece a una retorica leghista di tipo maschilista, di cui Bossi si è fatto più volte promotore: l’affermazione che i Padani “ce l’hanno duro”.     Uno studioso dei gesti, Claudio Franzoni, ha sottolineato come si tratti di gesti da bar: far ridere la compagnia dei maschi al Bar Sport. Il senso di queste posture è perfetto: il politico è uno di noi, è come noi. Non, dunque, un intellettuale, un professore, un professionista della politica, uno probabilmente migliore di noi, da ammirare, bensì proprio uno identico a noi, se non addirittura uno inferiore a noi. Segna un...

Torino e i libri. Una scelta politica?

Le classifiche, come le liste, sono fatte per essere discusse, per vedere chi c’è e chi invece ne è escluso, ma soprattutto per capire quale logica presiede alla stesura dell’elenco dei salvati e dei sommersi. Mi sto riferendo alla serie di libri scelti dal Salone del Libro che si apre tra poco a Torino, libri che hanno fatto l’Italia, esposti in una mostra che dovrebbe costituire la base di un futuro Museo del Libro.   Un gruppo di studiosi e professionisti dell’editoria ha selezionato i 150 Grandi Libri e i 15 Super Libri – ovvero, i Best seller e i Mega seller per usare il linguaggio del massmarketing, oggi così consueto. Se la seconda lista, i Super Libri, include i libri che al loro apparire hanno rappresentato una svolta, un cambio di passo nella rappresentazione del nostro Paese, come è detto nella spiegazione che appare nel web, cominciare con Nievo, con le sue Confessioni, è perfetto, per quanto sia un libro postumo e la sua importanza, come capita spesso ai grandi libri, si sia imposta lentamente nel tempo, cosa che è accaduta a Primo Levi di Se questo è un uomo, uscito nel 1947 e...