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Patrizia Magli

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Vedere attraverso / Trasparenza tra visibile e invisibile

Prima o poi capita a tutti di suscitare l’ilarità dei presenti andando a sbattere contro una porta di vetro, che, a causa della sua perfetta trasparenza, non appare visibile allo sguardo. Questo inconveniente accade perché, diversamente dai corpi opachi e da quelli lucidi, i corpi trasparenti possiedono la proprietà ottica di farsi attraversare dalla luce e di consentire, quindi, all’osservatore di vedere molto chiaramente anche gli oggetti che sono al di là del corpo rifrangente. Nella seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso il termine trasparenza divenne improvvisamente molto popolare, entrando nei dibattiti sociali e politici di gran parte dei paesi occidentali ed orientali. Il significato che gli veniva attribuito, però, non era quello letterale di fenomeno ottico, bensì quello molto più allusivo di svariati traslati metaforici: “accesso”, “chiarezza”, “apertura”, “partecipazione” alla programmazione ed alla gestione di tutti gli atti che governano e decidono la vita sociale, politica ed economica dell’Unione sovietica di allora. Il responsabile di questa trasformazione semantica fu Michail Gorbaciov, il nuovo segretario del PCUS eletto nel 1985, che indicò la “glàsnost...

Sbatti il nulla in primo piano

“Viso arcano, splendore esotico, bellezza baudelairiana, inaccessibile, come di una pasta forse prelibata […], tutte cose tipiche di un essere minerale, di una statua crudele che si anima per colpire.” Così Roland Barthes (1953) in una sua magnifica, piccola storia delle facce, definiva Rodolfo Valentino. Colgo lo spunto per riflettere su un fenomeno che mi sembra sempre più marcato e diffuso oggi al cinema, ovvero l’insistenza sui primi piani dei volti, ben oltre ogni esigenza narrativa ed espressiva. Alcuni hanno detto che il cinema contemporaneo copia in questo le regie televisive perché i campi medi e lunghi non sono congeniali al piccolo schermo. Un’altra ragione, sempre legata alla televisione, potrebbe essere la messe di volti piangenti (o, più raramente, esultanti) a cui ci ha abituato la Reality Tv, comprese le sue derive giornalistiche. Da decenni ormai questa televisione insiste nell’inquadrare in primo piano le emozioni di chi abbia appena perso o vinto del denaro; di chi abbia subito un lutto; di chi soffra la fame in un’isola di famosi o venga eliminato in una casa del Grande Fratello; di chi...

La società facciale

Thomas Macho, filosofo tedesco tra i più acuti e influenti, per quanto ancora poco noto in Italia, ha scritto che viviamo in una “società facciale”, la quale possiede la prerogativa di produrre volti senza sosta. A ogni angolo di strada, su ogni tabellone, la pubblicità c’insegue con volti, così che “senza un volto, nulla osa più invadere lo spazio riservato alle affissioni”. Che dunque la nostra sia una società fondata sulle facce, lo storico dell’arte e iconologo Hans Belting lo dice sin dalle prime pagine del suo ponderoso saggio, Facce. Storia del volto (tr. it. di C. Baldacci e P. Conte, pp. 359). E con ogni probabilità lo studioso tedesco non conosce, o ricorda, la celebre espressione berlusconiana “metterci la faccia”, che ha segnato una intera stagione politica ed elettorale. Ma a noi basta accendere la televisione e guardare un qualsiasi programma, da X Factor a Masterchef, per ricordarci che è così: lo spettacolo come la politica è invasa dalle facce. I volti sono stati commercializzati e politicizzati, ribadisce giustamente l’iconologo nel suo...