Categorie

Elenco articoli con tag:

Paul McCartney

(6 risultati)

9 ottobre 1978 - 9 ottobre 2018 / Jacques Brel: il talento del sognatore

Jacques Brel amava ripetere che l’essere umano necessita di un solo talento: avere dei sogni. Il resto, diceva, non è che sudore e disciplina. Con il candore dei visionari, esortava tutti a “sognare un sogno impossibile”, rêver un impossibile rêve, dando voce e corpo alla dismisura dell’animo umano (succedeva nella commedia musicale L’homme de la Mancha, portata in scena nel 1968, dove Brel interpretava Don Chisciotte). Quanto più impossibile quel sogno, sosteneva, tanto più la nostra vita sarà stata degna d’essere vissuta.   Il destino di Jacques Brel, senza quel suo sogno smisurato (in principio, conquistare Parigi con le sue canzoni; più avanti, dedicarsi al cinema, al teatro, diventare pilota d’aereo, solcare i mari del sud), sarebbe stato con ogni probabilità quello di fare di conto nel cartonificio del padre. La grisaille. La grigia e rispettabile vita del borghese (“Les bourgeois”, non dimentichiamo, “c’est comme les cochons: plus ça devient vieux, plus ça devient bête”; i borghesi sono come i maiali: più invecchiano e più istupidiscono). Proprio come Georges Brassens e Leo Ferré, anche Brel arrivava dalla provincia. Brassens sbarcò a Parigi da Sète, nel sud del paese...

Storie di dischi irripetibili / Yoko Ono, Plastic Ono Band

A una prima occhiata le copertine dei dischi erano identiche. Una fotografia scattata da lontano mostrava due figure quasi indistinguibili sdraiate vicino alla sponda di un fiume sotto un albero dalle dimensioni apparentemente immense, i cui rami carichi di foglie erano avvolti da un’aureola di sole estivo.  Le due persone ritratte nell’immagine erano John Lennon e Yoko Ono: la differenza tra le due diverse copertine (impossibile da notare subito) era microscopica. Nell’album di Lennon era John che si appoggiava a Yoko, nell’album gemello i ruoli venivano rovesciati. Entrambi portavano scritto lo stesso titolo, in caratteri sottili e anonimi: PLASTIC ONO BAND.   Era il Natale del 1970. Il negozio di dischi si trovava in via Lomellina a Milano, proprio dietro l’angolo della casa dove abitavo allora, nel pieno del quartiere Città Studi.  Era un locale piuttosto piccolo, diviso in due metà equivalenti da un banco di legno scuro. A sinistra dietro il banco stava il negoziante, di fronte a lui c’erano degli scaffali bianchi dove si potevano sfogliare le copertine, amorevolmente infilate in buste di plastica per evitare insozzature e ditate.  Il gestore del negozio...

Il concerto di Dylan, Stones, Young e McCartney nel deserto / The last trip: Dylan, Stones e Co.

Sono stata al Desert Trip a Indio California, una sera Bob Dylan e i Rolling Stones, l’altra Neil Young e Paul McCartney, secondo weekend della maratona Woodstock Revisited 50 years later, con la prima esibizione di Dylan premio Nobel, che non ha detto una parola (come previsto) e sullo schermo in b/n dava le spalle al pubblico. Faccio parte della generazione che ha imparato l’inglese per capire le strofe complesse di Bob D (e chi ha mai imparato l’italiano per leggere Baricco?), quella che si è persa per un soffio Woodstock o l’Isola di Wight. Questa volta era tutto organizzato alla perfezione, senza il fango e la pioggia del ‘69, pubblico di tutte le età tranquillo, relaxed alla californiana, fine concerto a mezzanotte, tasso di droga imparagonabile agli anni d’oro… un po’ di fumo di canne qua e là. Ma neanche il merchandising e la paccottiglia da ex hippies.     Rolling Stones e McCartney come previsto: show molto ben architettato, perfetta messa in scena, è teatro sulla loro storia. McCartney un grande classico che ha avuto l’esperienza musicale più incredibile del ‘900, e tenta l’impossibile armonia del tutto, folla e deserto, vecchi e giovani, si riconcilia...

La poesia come cura di tutti i mali (o quasi)

Roger McGough ha scritto di recente una poesia come antidoto all’invecchiamento. Ne aveva scritte altre di poesie o di lyrics analgesiche nella sua vita di scrittore e performer. Una delle prime è la parodica e surreale Lily the Pink, eseguita dagli Scaffold, trio musicale cabarettistico composto dallo stesso Roger McGough, Michael McCartney (fratello del forse più noto Paul McCartney, cantante dei Beatles) e John Gorman. Si tratta di un inno a Lily the Pink e alla sua mirabolante invenzione di una pozione miracolosa (a medicinal compound) capace di guarire, a modo suo, tutti i mali più improbabili. Ecco il ritornello:   We'll drink a drink a drink  To Lily the Pink the Pink the Pink  The saviour of the human race  For she invented medicinal compound  Most efficacious in every case.  Per gli amanti di filmati d’epoca è possibile vedere gli Scaffold all’opera (Roger McGough è quello con gli occhiali).     Il motivetto, ripreso da un canto popolare inglese, conquistò il primo posto nelle vendite di 45 giri nel 1968, e fu tradotto anche in italiano (come in quegli anni si...

Sporcare il White Album

Quando nel 1968 l’artista Richard Hamilton propose una copertina interamente bianca per il nuovo album dei Beatles, forse non aveva realizzato quello che in effetti stava facendo: stava dando a milioni di persone, di qualunque estrazione sociale e di ogni parte del mondo, una tela bianca. Quasi 50 anni dopo, un altro artista, Rutherford Chang, si è posto una domanda apparentemente semplice: cosa ne è stato di tutte quelle copertine immacolate? Cosa ne hanno fatto i loro proprietari? È nato così il progetto We Buy White Albums, dove Chang colleziona copie della prima edizione del disco, scegliendo non quelle meglio conservate ma al contrario quelle più “sporcate” dal tempo o dagli ascoltatori.     Le copie con il numero di serie che indica la prima tiratura sono circa 3 milioni: attualmente Chang ne possiede 1.034: “Ogni copia racconta una storia – ha spiegato in un’intervista a Dust & Grooves –. Ognuna è invecchiata in modo unico nel corso degli ultimi cinquant’anni. Le copertine sono state senza dubbio molto amate/abusate! Le tele bianche sono state personalizzate con...

Tra Marlon Brando e Johnny Depp

Paul McCartney scende le scale con passo non del tutto certo, per andare ad accomodarsi al pianoforte. Il video è quello di Queenie Eye dal suo ultimo lavoro New. Lo studio di registrazione è quello storico, il numero due di Abbey Road. Macca non corre ormai più il rischio di citarsi addosso, anzi ha fatto dell’autocitazione una forma non banale di metafinzione creativa. Un gioco iniziato anni fa con la leggenda della sua morte che lo stesso McCartney ha brillantemente alimentato (probabilmente anche per scaramanzia) inserendo nei propri lavori divertenti indizi. E questa volta indossa almeno un paio di sandali. Primo custode di se stesso, Paul McCartney gioca brillantemente su più piani: da un lato mostra uno dei luoghi simbolo della propria mitologia, dall’altro una chioma castana improbabile per un settantenne (già cinquantenne ingrigito), allo stesso tempo ospita un gruppo di amici che casualmente stanno tutti nella stanza. Tra di loro Jeremy Irons, Meryl Streep, Gary Barlow, Tom Ford, Lily Collins e Jude Law, probabilmente quelli che ce l’hanno fatta da soli parafrasando Queenie Eye.   Farcela da soli forse...