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Pina Bausch

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Intervista con Eva Truffaut

Eva Truffaut è inconfondibilmente riferibile a suo padre François, per fisicità e sensibilità artistica. A Palermo come Presidente di Giuria nell'ottimo Sicilia Queer Film Fest ai Cantieri Culturali alla Zisa, Eva Truffaut si scopre innamorata della Sicilia (“In questi giorni ho fatto tante foto in questa terra di opposti, dall'incredibile fermento. Qui l'ombra è nera e la luce è immensa”) e vive il suo ruolo con consapevolezza e concentrazione:   “Mi piace stare in Giuria. Quale altra situazione permette il confronto di personalità così diverse tra loro per un tempo dato, nella condivisione di un'esperienza comune? Vedo i film più volte e non mi interessano le critiche fini a se stesse, quelle che esprimono un mero giudizio di gradimento, piuttosto amo il dibattito e il confronto di idee. La sensazione è quella di vivere in questo tempo preciso un po' più intensamente, un tempo più appassionato. Vivere i Festival è un'esperienza un po' privilegiata: si sta insieme per scoprire le possibili opere d'arte, perché un film dev'...

Jessica, Pina Bausch and me

La memoria è una sposa che danza con il fuoco. Un sorriso da dentro il silenzio di parole che scavano nella gioia faticosa di una professione che lascia fratture indelebili sul corpo e nello sguardo. Cristiana Morganti, storica danzatrice del Tanztheather Wuppertal Pina Bausch, è sola in scena, ma la sua nuova creazione, Jessica and me, vista in anteprima al Funaro di Pistoia, non è tanto un assolo, quanto un passo a due con la sua storia. I momenti della sua formazione d’arte e di vita compongono i movimenti sul palco: il diploma in danza classica all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, l’addio all’Italia, l’arrivo a Wuppertal nel 1993, la necessità di guardare oltre la scomparsa del Maestro.   ph. A. Carrara   Dopo Moving with Pina, una “conferenza danzata” omaggio alla Bausch, Cristiana Morganti con Jessica and me firma idea, coreografia e interpretazione di una “biografia spettacolo” che cerca la verità, tutta e nient’altro, delle radici e dell’eredità di essere se stessi. La collaborazione artistica è di Gloria Paris, la consulenza musicale di...

Il Funaro, il teatro e la città

Tutto è teatro al Centro culturale il Funaro. Le due sale, la caffetteria, la biblioteca, la residenza per artisti, gli uffici. Novecento metri quadrati di palcoscenico in via del Funaro 16/18, nel cuore di Pistoia. Spazi coperti e all’aperto che si affacciano come quinte su una corte interna chiusa da un cancello fatto di una volontà di ferro. “Non c’è luogo che non abbiamo utilizzato – mi dice a ogni porta che apre Massimiliano Barbini, grande esperto di letteratura teatrale, responsabile della biblioteca – non c’è angolo che abbiamo lasciato inerte”. Poi alza gli occhi. Solo la storia della nascita del Centro non è diventata uno spettacolo, magari itinerante. Per il momento. Tra memoria e innovazione   Quasi totalmente autofinanziato, il Funaro corre sul doppio binario di progetti internazionali (fra i motivi del conferimento del Premio Speciale Ubu 2012) e di un’intensa attività culturale per la città di Pistoia e il territorio toscano, declinando la sua vocazione “glocale” nella programmazione di spettacoli, di workshop professionali con Maestri...

Pippo Delbono. Sangue

Nell'era dei megabudget, Pippo Delbono pratica una cinematografia low cost: “Faccio l'attore di cinema per produrre i miei film... Che non sono low budget, ma zero budget”, e sottolinea l'origine ligure. L'attrezzatura? Un telefonino con obiettivo ad alta definizione e una telecamera da poche centinaia di euro: “L'uso del cellulare non è un dogma, o un'ideologia. Mi serve per cogliere quei momenti di intimità in cui ci togliamo la maschera. La bellezza del cinema sta in questi momenti straordinari.” Con il suo telefonino, è stato l'unico a filmare l'acciaieria Thyssen-Krupp dopo la strage del dicembre 2007 e ha inserito la sequenza nello spettacolo che ha dedicato all'episodio, La menzogna (2008).     La troupe si riduce a Pippo Delbono, regista, direttore della fotografia, operatore, speaker e attore  di pellicole come Amore e carne (2011, premio della giuria a Nyon-Vision du Réel) e Sangue (2013): il film è stato accolto con interesse al Festival di Locarno e travolto da un'ondata di panico morale sui giornali italiani, perché nel film compare...

Pippo Delbono. Orchidee

È la disperata vitalità, la cifra teatrale di Pippo Delbono. La voglia di strappare un significato allo stare nel mondo, in una scena che non ha limiti, che si apre all’esterno e si richiude su se stessa per continui flussi di coscienza, popolata da figure che puoi incontrare per le strade del mondo e non solo attori. Danzano corpi oversize, Gianluca il ragazzo down diventa una splendida ballerina impiumata del Crazy Horse, Bobò, che ha vissuto per quarant’anni e più in un manicomio, con i suoi raschiati, straziati versi di muto diventa voce dolorante del mondo. Non cercate un filo immediatamente visibile: lasciatevi trasportare dai flussi di immagini, suoni, parole; dai molti finali, come se non si volesse mai smettere questa confessione in pubblico che permette di rimanere vivi in una realtà che toglie, di continuo, la voglia di esistere.   Bobò, ph di Mario Brenta e Karine De Villers   Lasciatevi avvolgere dai mille profumi dell’ultimo spettacolo, selvaggi, sensuali, carezzevoli, esotici, domestici, come il fiore che gli dà nome. Orchidee ha debuttato in chiusura di Vie Scena Contemporanea...

Ubulibri

Questa voce potrebbe anche chiamarsi Patalogo o Franco Quadri. Ma piuttosto che intitolarsi al critico scomparso il 26 marzo del 2011, questa voce richiama la sua principale impresa teatrale, l’invenzione di una casa editrice che ha seguito e stimolato lo svolgersi della scena, usando come braccio “armato” quel capolavoro di critica in movimento che è stato l’annuario del teatro fondato nel 1979, un “catalogo” con la p della patafisica, la scienza delle soluzioni dettate dall’immaginazione inventata da Alfred Jarry, il padre del grottesco re Ubu.   La casa editrice apre i battenti nel 1977. Il primo Patalogo racconta la stagione 1977-78. Siamo nel pieno degli anni settanta, ma anche sulla china del loro esaurimento, alla svolta di un periodo preciso della nostra storia, tra il marzo bolognese e l’assassinio di Aldo Moro. Stiamo avanzando verso gli anni detti di piombo (o di eroina), verso le febbri del sabato sera, verso la riscoperta del privato (il motto “il personale è politico” coniugato a “tutto fa spettacolo”): stiamo saltando, insomma, nel postmoderno (nella coscienza del...