raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

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Platone

(43 risultati)

La pillola del giorno prima

Tra i vari esiti dell’assoluzione del Cavaliere dal caso Ruby, tutti scossoni equamente improbabili, c’è anche quello di un’ennesima aritmia nel flusso dei media. L’altra sera, per caso, leggevo un settimanale di qualche giorno precedente questo blaterato fattaccio. Ed è stato esilarante. Si discettava di equilibri, tendenze, alleanze e diktat fra le forze politiche oggi in campo – dove era proprio la nozione implicita, o presupposta, di ‘forza’ a fare gioco. Sembrava preistoria. Col senno di poi, cioè del presente di me che leggevo, la Ur-forza di uno dei principali attori presenti nella scena politica (e mediatica) era molto cambiata. Era diventata molto più potente. Di conseguenza, s’era profondamente modificato il delicato intreccio di pesi e contrappesi parlamentari e governativi.   Ora, io non dico che, come pure ha sussurrato qualcuno, i network complottardi hanno allungato sostanziose prebende ai giudici per dare finalmente la stura un Evento Mediatico di cotanto rilievo. Altro che Uomo Che Morde Il Cane. Altro che Misterioso Omicidio Estivo con cui riempire le pagine centrali delle gazzette...

L’immaginario androgino

Leggendo il libro di Franca Franchi, L’immaginario androgino. Migrazioni di genere nella contemporaneità (Sestante Edizioni, 2012) verrebbe da dire: non esiste solo il mito di Narciso. È vero che Philippe Dubois nel suo saggio L’acte photographique (1983), fa riferimento al De Pictura di Leon Battista Alberti e pone il volto del fanciullo che guarda se stesso nella fonte come mito all’origine della pittura. Ed è sicuramente innegabile che il volto di Narciso compaia anche nelle moltitudini degli autoritratti contemporanei – i neonati selfie, sospesi, scrive Tiziano Bonini, tra il “desiderio di sondare se stessi” e “la nuova consapevolezza della propria immagine digitale”.   Persino nel ritratto sembra che il mito del fanciullo ovidiano non rinunci a svolgere il ruolo di archetipo, come suggerisce Lina Bolzoni nel suo saggio Poesia e ritratto nel rinascimento (2008). Tuttavia Franca Franchi compie un deciso cambio di rotta: distoglie lo sguardo dal mito onnipresente di coloro che non riescono ad abbracciare la propria immagine e lo rivolge verso un altro mito: l’androgino. Perché? Cosa rappresenta?   Un sogno, l’illusione dell’autosufficienza divina che si materializza...

Sono solo parole?

In principio venne il corvo. E da un corvo, si sa, non può venire niente di buono. Siracusa, 465 avanti Cristo, cade la tirannia del sanguinario Trasibulo. Gli abitanti della polis sperimentano libertà cui non erano abituati. Una primavera siracusana, diciamo, due millenni e mezzo prima di quelle arabe. Le controversie non vengono più risolte dal sovrano ma attraverso discussioni pubbliche. A questo punto fa il suo ingresso in scena Corace (Corax, corvo, appunto). Insegna l'arte di elaborare discorsi persuasivi. Regola base: il sembrare vero conta più dell'essere vero. Per prevalere nelle controversie ci vogliono quelli come lui. Nasce così la retorica. Mali corvi malum ovum. Da un cattivo corvo, un cattivo uovo. Si potrebbe pensare leggendo alcuni titoli: «Basta retorica della crescita», «Criminalità: i dati smentiscono la retorica», «Non è più tempo di retorica». Per come ne parliamo oggi, la retorica sembra una gran brutta cosa.   L'uovo di Corace viene associato a falsità, inganno, parole vuote. «Fare retorica» è poi una delle peggiori...

Erasmo oltre la follia (e le folle)

In Erasmo da Rotterdam (1466/1469-1536) la follia presenta se stessa come una divinità. Erasmo scrisse L'elogio della follia nel 1509 e lo pubblicò nel 1511.   Dopo avere elogiato in lungo e in largo la follia, che viene presentata come un principio vitale, Erasmo prende posizione verso la metà del trattato. Non tutta la follia è buona, solo parte di essa. Di follia ce n'è di due generi: il primo viene dall'inferno, inviato dalle Furie vendicatrici, suscita nei mortali la vendetta, la guerra e “l'insaziabile sete dell'oro, l'amore obbrobrioso ed empio, il parricidio, l'incesto, il sacrilegio o qualche altra peste del genere”. La seconda follia, elogiata durante tutto il testo, è quella dei bambini, degli anziani, i quali, grazie alla follia, presentano condotte strane, inusuali, eccentriche. Questa follia, che dice sempre la verità, rasserena gli dei e gli uomini, senza alcuna simulazione né adulazione. Si tratta della follia che ha sulla fronte ciò che chiude in petto ed è diffusa nelle isole fortunate. Entrate nell'immaginario europeo grazie alle...

Schopenhauer a digiuno

Esattamente duecento anni fa Arthur Schopenhauer scrisse e pubblicò Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente. Un piccolo testo, ma anche le basi essenziali del pensiero che avrebbe definitivamente preso forma ne Il mondo come volontà di rappresentazione e che avrebbe modificato per sempre il modo con cui guardare alla filosofia.   Una filosofia in qualche modo rivoluzionaria quella di Schopenhauer, perché segnava l'irruzione di un nuovo "attore" nell'eterno confronto tra la realtà sensibile e la conoscenza: vale a dire la volontà. Volontà intesa come energia, come forza cieca che muove tutta la natura e noi stessi, impulso presente in ogni cosa e che attraversa l'esistenza, altro e ben diverso dal logos della tradizione greca e occidentale, con la realtà materiale o quella ideale pensata dall'uomo che si specchiano comunque in razionali possibilità di conoscenza.   Da Schopenhauer in poi, le apollinee costruzioni che da Platone e Aristotele attraversano tutto il pensiero occidentale e la sua ambizione di conoscenza, scontano l'irruzione della dimensione...

La regia, i sofisti, la città

La filosofia si addice al teatro. Claudio Longhi fonde vari dialoghi di Platone in uno spettacolo vivacissimo, Il sofista, che inizia provocatoriamente con immagini di talk show, con un Marco Travaglio sfinge e un Giuliano Ferrara profeta cinico a dividersi lo schermo, intervistati da un ammiccante Enrico Mentana. Sofisti, opinionisti, intellettuali (TUI: Tellekt-Ual-In, li ribattezzava Brecht nelle sue cineserie metaforiche):spacciatori di false verità?   Il regista quarantenne, allievo di Luca Ronconi, salito agli onori della cronaca per una rilettura di grande intelligenza e divertimento dell’Arturo Ui di Brecht con Umberto Orsini, dimostra che i dialoghi di Platone possono essere materia pulsante per le scene, per ricercare i fondamenti della nostra etica e smascherare i meccanismi della nostra comunicazione. E soprattutto si interroga - con un gruppo di attori giovani, fedeli, entusiasti, bravi, pronti a cimentarsi con leggerezza calviniana in imprese ardue - su un teatro nuovo, che abbandoni le sicurezze di ieri e si misuri con le domande di una società che sembra poter fare a meno del teatro (dell’arte, della cultura).  ...

Il museo come serial televisivo

Agli inizi del 2007 il Comune di Reggio Emilia ha scelto Italo Rota, in quanto architetto di fama internazionale. Non si è a conoscenza di alcun testo scritto sottoposto all’architetto in funzione di progetto culturale sul museo; neppure, come si è fatto in altri casi nel nostro paese, si è formata una commissione o un comitato scientifico che affianchi il progettista; non risulta neppure un coinvolgimento diretto dei conservatori che avevano il compito di seguire le collezioni archeologiche e quelle scientifiche. Tutto è stato più semplice e diretto: “A lui è stata chiesta una proposta che, a partire dalla progettazione degli allestimenti del Museo, contribuisse a rafforzarne l’identità e le capacità di comunicazione”.   A più di cinque anni dall’approvazione del “concept generale” (questo il termine usato nelle delibere relative), non c’è ancora stata una presentazione organica e completa di questo progetto di “riallestimento” o “riqualificazione” dei musei civici. E questo è certamente uno degli aspetti più...

Scuola di crisi

Sarà che non sta succedendo niente di rilevante rispetto alle aspettative del dopo-Gelmini: si parla di un concorso per nuove immissioni in ruolo, di digitalizzazione totale della burocrazia interna, sono uscite le materie degli esami di stato, ma di fatto nessun avvenimento smuove la scuola dal torpore che la attraversa e dalla disillusione di chi ci vive dentro. La vita scolastica procede con i suoi ritmi, i suoi riti e i suoi idiotismi, nel bene e nel male. Gli scrutini del quadrimestre segnano un momento di cesura nel percorso annuale e in genere ne viene amarezza per molti insegnanti, delusi dai risultati, e per gli studenti e i genitori, che vedono contabilizzato nella pagella il loro andamento. Un buon momento per chiedersi ‘a che punto è la notte?’.   Un giorno qualunque mi sento dire con estrema concitazione da un allievo sveglio ma svogliato, particolarmente incline alla superficialità e alla mancanza di rispetto del patto formativo: - Professore, ha visto De Falco che uomo? Che esempio di rigore e ordine e autorità! -. Gli studenti restituiscono in maniera brutale e semplificata i messaggi appena più sottili che...

Tecnici

28 Novembre 2011   Nominati i sottosegretari del governo Monti. Anche tra di loro solo tecnici, con l’eccezione di un politico di area PD.     I nuovi preti   Il mondo divenuto finalmente “uno” sotto il segno del neoliberalismo non avrebbe più bisogno di politica ma solo di tecnici. È il ritornello che viene continuamente fischiettato dai media. La politica, anzi, tende ad essere assimilata a quel fenomeno fastidioso che i cibernetici chiamano “rumore”. Disturberebbe o frenerebbe il buon funzionamento della macchina, la quale, inutile dirlo, è finalizzata ad un solo obiettivo: l’incessante autovalorizzazione del capitale. Così i tecnici si presentano sulla scena del mondo, quando il mondo rischia di collassare (la crisi). Sono gli amministratori, si spera abili, di un ordine dato. Sono i competenti. Sono coloro che sanno applicare la ricetta con il minor margine di errore possibile. La loro pratica fredda e razionale, a considerarla da vicino, confina con il rituale religioso, sebbene i panni che vestono non siano affatto quelli scintillanti del celebrante. C’è una...

Maria Tasinato

Santiago di Compostela è lontana dall’Appennino tosco-emiliano, soprattutto se il viaggio si fa a piedi, per centinaia e centinaia di chilometri, rispettando i ritmi ondivaghi, eppure precisissimi, del cammino francese. Una strada che è nel mito ormai e che del paesaggio sempre teneva conto, per dare al pellegrino riposo e sollievo, nel tempo in cui chi camminava compiva il proprio itinerario ad Deum. Maria Tasinato ha compiuto la scorsa estate il suo sogno di recuperare quel passo antico, quell’andatura filosofante, quel peripatetico discorrere con sé. Fino a tempi recenti la sua abituale scena era Padova, dove nelle aule fruste del Liviano ha per lungo tempo fatto proseliti discettando della “velenosa bellezza” (questo il titolo di un suo notevolissimo studio sull’Encomio di Elena di Gorgia da Leontini) della filosofia, tra gli splendori della sofistica e le epifanie del mondo tardo-antico. Platone è il suo nemico, perché è responsabile del maggiore crimine del sapere di Occidente: quello di concepire l’amore come frutto di mancanza e non come pienezza, “come rimedio a imbattibile melanconia e...

L’avventura formativa dei Mille

Quando mi ricordo quella sera e quell’ora, sento gonfiarmisi il cuore, e piango sulla perduta gioventù, e piango sulla tomba dell’uomo che i sogni più belli della gioventù mia se li ha portati con sé! (G. Bandi )  In venticinque giorni dalla partenza da Genova [i Mille] avevano vissuto quanto si può vivere in parecchi anni, e veduto e sentito quanto in un lungo viaggio, per terre di civiltà antiche e venerande. (A. Secchi) La camicia rossa ci si è stretta alle carni. Moriremo con essa, cercando con l’ultimo sguardo, le luminose visioni d’un passato che sarà spento con noi. (Barrili)   Sappiamo ora che tutti i testi di maggior qualità della letteratura garibaldina italiana furono scritti spesso molti anni dopo i fatti vissuti. Si è cominciato perciò con il riportare tre citazioni di autori diversi che fanno il punto o rievocano con pochi tratti la propria esperienza garibaldina restituendo un ventaglio di differenti emozioni - la nostalgia struggente, la consapevolezza d’una avvenuta iniziazione e l’indelebile persistenza d’un ricordo fattosi...

I giovani e il raid

La storia dimostra che i giovani sono molto spesso protagonisti del raid. Le qualità di audacia, di prontezza fisica e di solidarietà di gruppo, la volontà di mettersi alla prova nel pericolo e di uscirne da trionfatori riconosciuti sono tratti che facilmente appartengono alla giovinezza. Giovani sono coloro che intraprendono le prime spedizioni del mito. Giasone, in cui le gesta d’abilità comportano anche l’allontanamento spaziale che, a sua volta coincidendo con la durata temporale, conduce alla maturità ed alla costruzione di una famiglia insieme a Medea, sottratta contemporaneamente al vello. In Paride l’impresa avventata, tipica del giovane, è direttamente implicata con il ratto amoroso. Per il primo raider la prova iniziatica si completa dunque per via, ma non casualmente, con l’elemento amoroso, nell’altro fanno tutt’uno fin dall’inizio. Giasone quasi subisce l’allontanamento per mezzo di un mandante adulto, accetta e vince la sfida della prova; Paride se la inventa da sé con l’ostinazione del desiderio ed anche contro la più prudente opinione dei maggiori,...

Corpo e iPad

Non possiamo permetterci di lasciare la tecnologia a tecnici, tecnologi o tecnocrati. Computer, telefoni cellulari ma anche automobili, frullatori e, naturalmente, l’onnipresente iPad, non sono soltanto dispositivi definiti da certe caratteristiche tecniche né il mero supporto ad attività che avremmo compiuto senza di essi. Nel momento in cui entriamo in contatto con loro, veniamo alterati. Di colpo non siamo più noi. Non solo possiamo fare una telefonata in qualunque momento, ma vogliamo farla. Non soltanto possiamo controllare la posta elettronica ovunque, ma non possiamo farne a meno. Prima detestavamo cucinare dopo eccoci punto di riferimento della famiglia grazie a un frullatore che è stato capace di riprogrammare letteralmente il nostro rapporto con i fornelli. Riprogrammati noi? Stanno così le cose? Stiamo diventando come le macchine che usiamo, tanto da avere qualche dubbio, alla fine, su chi usi chi, che cosa che cosa?   La notizia però non è questa – almeno a leggere l’ultimo saggio di Maurizio Ferraris intitolato ANIMA e iPad – ma il suo esatto contrario. Ovvero che macchine come l...

Film

27 Ottobre 2011 Almeno 15000 persone, giunte a Coriano (Rimini) fin dall’alba, hanno voluto salutare per l’ultima volta il giovane campione, Marco Simoncelli, morto in un incidente durante il Gran Premio di Malesia.     Piano sequenza Osservazioni sul piano sequenza è un breve scritto di Pasolini sul cinema del 1967. Pasolini ne parla da filosofo, con estremo pudore, non solo per la sua incompetenza disciplinare, ma soprattutto perché i tempi erano più inclini ad altri approcci, di tipo linguistico e semiologico, e disdegnavano invece la filosofia, che puzzava un po’ di accademia e di reazione. Pasolini invece azzarda un parallelo tra il cinema e la vita e tra il film, che del cinema in senso lato è la concreta manifestazione, e la morte. “La morte – scrive – compie un fulmineo montaggio della nostra vita”. Il cinema, infatti, non smettiamo mai di farlo: lo facciamo semplicemente vivendo alla prima persona dell’indicativo presente – e in che altro tempo e modo del verbo potremmo d’altronde vivere? Che cosa è lo scorrere della nostra vita se non un interminabile...

L’antica eccezione della pirateria

Nel quarto libro del dialogo platonico Le leggi l’ospite ateniese, discorrendo con Chinia di Creta e ricordando i tributi anticamente versati dagli abitanti dell’Attica a Minosse, dotato di una potente flotta, all’improvviso si lascia andare a un’invettiva contro la guerra marina: “E, è certo, sarebbe stata cosa utile a loro perdere ancora molte volte sette fanciulli prima di avvezzarsi, divenuti marinai da fanti e solidi opliti che erano, a sbarcare di frequente e poi lestamente a fuggir di nuovo correndo sulle navi, senza ritenere di commettere alcuna azione vile non osando di morire resistendo sul posto ai nemici accorrenti e l’aver invece sempre pronte scuse fittizie per giustificare l’abbandono delle armi da parte loro e le fughe fuggite, secondo loro, non vergognosamente”.   La contrapposizione tra l’oplita terrestre che combatte a viso aperto senza retrocedere e l’oplita di marina che sbarca sulla riva ed è sempre pronto a riprendere il largo è dunque netta. Più avanti viene supportata da un passo omerico in cui Ulisse rimbrotta Agamennone che offre ai guerrieri la vista...

Claudio Franzoni. Movimento doppio

  Questo articolo inaugura una serie di interventi che esplorano il tema delle forme, della bellezza/bruttezza, da punti di vista molto diversi fra di loro. Ne parleranno storici dell’arte, scrittori, critici, scienziati, musicisti, filosofi, esperti di paesaggio.     Claudio Franzoni, studioso di arte antica, si è occupato in modo particolare di storia della tradizione classica e del rapporto tra antropologia e immagini. Per Einaudi ha curato l’edizione dell’Atlante della serie I Greci e ha pubblicato Tirannia  dello sguardo. Corpo, gesto, espressione nell’arte greca (2006).   Claudio Franzoni, Movimento doppio   L’appuntamento è alle 15 alla Pro Loco di Trescore, a mezz’ora da Bergamo. L’oratorio Suardi si può visitare solo così perché è di proprietà privata. Seguiamo – una decina di visitatori – il cicerone nel parco fino all’oratorio, saldato al corpo della villa principale da una sorta di passaggio coperto aggiunto nell’Ottocento. Entriamo e comincia la visita guidata che durerà circa un’ora, tempo...

Intervista a Ingo Schulze

È uscito per Feltrinelli il nuovo libro di Ingo Schulze, Arance e angeli. Bozzetti italiani, con fotografie di Matthias Hoch. Sono racconti ambientati nel nostro paese, scritti da Schulze dopo un soggiorno presso l’Accademia tedesca di Villa Massimo a Roma. Pubblichiamo un’intervista di Stefano Zangrando, traduttore di Schulze, sul rapporto di quest’ultimo con l’Italia.   Non dev’essere stato facile confrontarsi da scrittore tedesco con una materia italiana, considerata l’imponente tradizione che hai alle spalle – Goethe, Seume... Sì, naturalmente vi è in questo una certa temerarietà. Ma quando nel 2007 mi trovavo a Villa Massimo invidiavo i miei colleghi che giravano per la città con il blocco da disegno o la macchina fotografica. Volevo fare anch’io qualcosa di simile. E quando si prova a scrivere su un certo argomento, si è più precisi e si ha la sensazione di essere più vicini alle cose. Per questo ho voluto cimentarmi anch’io con degli schizzi, con dei bozzetti italiani.   Com’è nata l’idea di combinare i racconti con le foto...

Intervista di Matteo Bellizzi a Gianni Celati

MB Proprio con Verso la foce è iniziata l’esplorazione nel paesaggio, ricordi l’origine di quel richiamo verso l’apertura del mondo esterno?   GC Ho sempre avuto questo sentimento di aver sbagliato strada, ma nel corso di questi sbagli quando sono arrivato a questo libro mi è sembrato fosse quello meno sbagliato di tutti. Mi affidavo a qualcosa che era tutto fuori, era un lavoro per credere al mondo e credere anche alla mia mancanza quindi anche in questi deserti che sono le nostre campagne. Non sopportavo più l’idea corrente di finzione «Il romanzo è una finzione personaggi che non esistono nella cosiddetta realtà etc.» ma io non sopporto due cose: prima il fatto che si dia per scontato che c’è una finzione ma che dietro a quello ci sarebbe la realtà e allora la finzione è come una finestra aperta sul mondo. Quest’idea truffaldina di pretendere che esista davvero una realtà. Quando si dice realtà si dice esattamente il contrario di quello che dicevo io con la nozione di mondo. La realtà è così astratta che non sappiamo neanche a...

Decostruzione

Aprite un libro di filosofia e dopo tre passi di Hegel in epigrafe, collocati in forma triangolare, trovate un testo che occupa i tre quarti della pagina mentre il restante spazio è occupato da una colonna di testo autonoma. Il testo principale è un saggio di Jackie “Jacques” Derrida del 1972, corredato di note e illustrazioni, mentre a lato per oltre venti pagine corre come controcanto una lunga e visionaria digressione di Michel Leiris dedicata a Persefone tratta da Biffures (1948).   Timpano è il saggio che apre il volume Margini di Derrida (1972) ed è un manifesto programmatico che illustra le ragioni della decostruzione nel momento in cui le mette in atto: tutte le occorrenze del lemma ‘tympan’ vengono fatte risuonare, dal tympaniser (= ridicolizzare) al timpano come tamburo (che è anche timbre) e come parete dell’orecchio umano su cui il significato si inscrive nell’ascolto, fino al significato tipografico di “timpano” come telaio di legno, parte di un congegno che produce scrittura. E “timpano” è, nell’architettura del tempio greco, la superficie...