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Rashid

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INDICATIVO PRESENTE 2 / 5. Canzoni beffarde per povera gente

A inizio anno la classe era il nostro West Bank: Azhar e Rashid capitanavano la rivolta contro i nuovi docenti di quest’anno. L’anno scorso sì che avevano un bravo insegnante! Faceva sempre fare lavoretti di gruppo e prendevano tutti bei voti. Quest’anno no. Siamo cattivi, li costringiamo a ragionare e capire quello che diciamo, vogliamo interazione, li staniamo dalle loro sghignazzate, maschi e femmine. Azhar e Rashid più volte hanno detto che non vedevano l’ora di avere 18 anni per potersi andare ad arruolare a Gaza e ammazzare tutti gli ebrei. Per un po’ ho usato la sala audiovisivi, ma quando ho visto che mentre scorrevano scene di strazio bellico e campi di concentramento loro parlavano d’altro e si tiravano di tutto mi sono indignato, e per un mese li ho martellati di lezioni frontali e interrogazioni rappresaglia per chi faceva lo stupido. Ho parcheggiato l’auto lontano dall’ingresso. Azhar mi è passato dietro le spalle e davanti alla classe mi ha fatto un doppio dito medio con molleggio rapper. Ho fatto finta di nulla. Quando Gabriel ha portato a scuola un sacchetto pieno di elastici, li ha distribuiti a tutti e poi mi ha centrato in faccia con due fiondate, ho detto basta...

Indicativo presente 2 / E tu, torneresti in Marocco?

«Quando torno nel villaggio dei miei genitori in Marocco mi sento strano: i miei amici dicono che non sono un uomo, che me ne sono andato, che li ho traditi»: Mahmoud è uno di quelli che parlano di più in quest’ora che dedichiamo alla condivisione della loro visione del film My name is Adil, di Adil Azzab, Rezene Magda, Andrea Pellizzer (2016: Gabriele Salvatores ha promosso una campagna di crowdfunding perché riuscissero a girarlo) visto in una proiezione del cinema di quartiere per le scuole. Veniamo da una settimana molto dura, in cui tutti i professori hanno detto basta al continuo boicottaggio che lui e altri quattro compagni attivano ogni ora contro di noi. Noi chi? Noi gli europei, noi i bianchi, noi che li trattiamo male, che li trattiamo come stranieri, noi che viviamo meglio di loro, che siamo più ricchi di loro e vogliamo educarli ai nostri valori asfaltando i loro. Questo è quello che tre o quattro dei maghrebini di una classe con due italiani pensano con convinzione. La collega che sta svolgendo con loro un percorso di rigetto di ogni razzismo e di inclusione di ogni diversità prepara a casa con ore di lavoro delle schede per lavorare in classe, e loro gliele...